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L'Arca dell'Alleanza (Aron Haerit) e' il
contenitore delle tavole della legge che Dio consegnò a Mosè (conteneva
inoltre della manna e la verga di Aronne). Nella Bibbia l'Arca viene citata
nell'Esodo e viene descritta come un contenitore di legno d'acacia, lunga
due cubiti e mezzo, larga un cubito e mezzo ed alta altrettanto (circa 125 x
75 x 75 cm), ricoperta dentro e fuori d'oro e con quattro anelli d'oro ai
suoi piedi entro i quali vengono fatte passare due stanghe di legno. Il
coperchio è di oro puro sormontato da due cherubini (creature alate con il
corpo di leone ed il volto di sfinge che si ritrovano anche in
rappresentazioni egizie) sempre d'oro, con le ali aperte verso l'alto ed i
volti rivolti verso l'interno.
Arca
dell'Alleanza sita nella Cattedrale di San Salvador - Oviedo (Spagna)

L'Arca era identificata materialmente con
Dio, nel senso che si riteneva realmente che Dio alloggiasse tra i due
cherubini. Essa è ritenuta dotata di poteri soprannaturali ed emette potenti
scariche contro chi le si avvicina impunemente.
"Allora, dalla presenza di Yahweh una fiamma si sprigionò e li consumò ed
essi perirono alla presenza di Yahweh". Levitico 10:2
In questo passo ci si riferisce a Nadab e Abihu, due dei quattro figli di
Aronne, sommo sacerdote e fratello di Mosè, i quali un giorno portarono
degli incensieri di metallo alla presenza dell'Arca e le offrirono
"strani fuochi" che erano stati vietati dal Signore. Furono quindi
inceneriti dall'Arca stessa. A volte appariva una nuvola tra i due cherubini
ed allora neanche Mosè aveva il coraggio di avvicinarsi ad essa. Secondo le
tradizioni popolari, di quando in quando delle scintille si sprigionavano
dallo spazio tra i cherubini distruggendo gli oggetti circostanti.
Occasionalmente poi essa inceneriva i suoi portatori, appartenenti alla
sottotribù dei figli di Kohath o li sollevava da terra senza alcuna ragione
apparente per farli poi ricadere al suolo (sempre secondo leggende ebraiche
e commentari del vecchio testamento). Il mistero fondamentale che corre
intorno all'Arca (oltre a quello relativo alla sua natura) è costituito
dalla sua scomparsa. Nella Bibbia viene detto che essa era custodita nel
Sancta Sanctorum, inizialmente una tenda e poi la parte più interna del
tempio di Salomone a Gerusalemme, ma poi se ne perdono le tracce ed essa non
viene più citata se non indirettamente.
Numerose sono le ipotesi riguardo alla sua collocazione attuale, e quasi
tutte basate sull'interpretazione della Bibbia. Tra le più attendibili
troviamo l'Egitto (Nel secondo Libro delle Cronache si legge: "L'anno
quinto del regno di Roboamo, Sesac, Re d'Egitto marciò contro Gerusalemme...
e portò via i tesori del tempio del Signore. Portò via ogni cosa..."; in
questo caso l'Arca sarebbe a Bubasti, che allora era la capitale d'Egitto.
Altre ipotesi, sempre riguardanti saccheggi successivi subiti dal Tempio di
Gerusalemme propongono la Palestina (nel secondo libro dei Re si legge:
"…prese tutto l'oro, l'argento e tutti gli oggetti che si trovavano nel
tempio del Signore e se ne tornò in Samaria" e la Babilonia (ad opera di
Nabucodonosor).
Altre possibilità sono costituite dal deserto del Sinai (Mosè sarebbe stato
un iniziato del culto di Akhnaton e avrebbe rubato l'Arca portandola con sé
durante l'esodo, sostituendola con una copia e nascondendo poi l'originale
nelle viscere del monte Har Karkom) e dalla Francia, presso i Pirenei (dove
sarebbe stata portata dai Visigoti che l'avrebbero presa ai romani che a
loro volta la saccheggiarono dal Tempio) o nella
cattedrale gotica di Chartres (dove sarebbe stata portata dai Cavalieri Templari).
Har Karkom
Har
Karkom
Har Karkom
Inoltre Hailè Selassiè, ex Negus d'Etiopia e presunto discendente della
regina di Saba (che avrebbe avuto in dono da Salomone l'Arca dell'Alleanza)
potrebbe aver nascosto l'Arca in una banca svizzera insieme ai suoi altri
tesori (ipotesi abbastanza improbabile).
Hailè Selassiè
Un’altra ipotesi è quella sostenuta dall'autore inglese Graham Hancock nel
libro "The Sign and the Seal", tradotto in "Il mistero del Sacro
Graal" (Hancock infatti afferma che in realtà il Graal sia un'allegoria
dell'Arca) e cioè che l'Arca (che sarebbe il prodotto di una antica
tecnologia della quale gli egizi erano a conoscenza e che veniva trasmessa
soltanto ad alcuni iniziati dei quali Mosè avrebbe fatto parte), sia stata
portata in Etiopia per proteggerla dapprima da un re eretico di Israele e
poi dai vari saccheggi, e seguendo un percorso durato millenni, in una
cripta in Etiopia, dove viene tuttora sorvegliata da un monaco custode. A
riprova del retaggio egizio dell'Arca, nei "Testi delle Piramidi" una
tradizione parla di una scatola d'oro nella quale Ra (il primo re degli dei
Egiziani) aveva depositato un certo numero di oggetti. Questa scatola rimase
chiusa in una fortezza sulla frontiera ad Est dell'Egitto per molti anni
dopo la sua ascesa in cielo. Quando Geb (dio della terra) andò al potere
ordinò che fosse portata alla sua presenza e dissigillata. Nell'istante
stesso in cui questo accadde una colonna di fuoco incenerì i compagni di Geb
ustionando gravemente Geb stesso.
Geb
Geb
Geb
Hancock documenta molto bene la sua
ipotesi, rifacendosi anche ad una tradizione presente solo in Etiopia, il
"Timkat" (nella quale simulacri dell'Arca vengono portati in processione
lungo le vie preceduti da un corteo danzante ed accompagnati da musica).
Questa festa affonda le sue radici nell'antico Egitto (festa di Apet) e
viene citata nella Bibbia. Infatti, quando re Davide porta l'Arca degli
israeliti a Gerusalemme la descrizione dell'avvenimento è:
"Davide e tutta la casa di Israele portavano l'Arca del Signore con urla
e con il suono di trombe e suonavano precedendo il Signore con ogni tipo di
strumenti fatti di legno di abete, arpe, salteri , e con cornette, e con
cimbali... e Davide danzò precedendo il Signore con tutta la sua forza...
saltando e danzando prima del Signore".
Samuel 6:5
Inoltre, nel Timkat le repliche dell'Arca (o delle tavole della legge)
vengono chiamate tabot il cui significato originale era "barca come
contenitore". Il termine in ebreo arcaico era tebah (da cui e' derivato
il termine etiopico) che fu usato nella Bibbia per riferirsi ad imbarcazioni
come l'Arca di Noè (Noah) ed al cesto nel quale Mosè infante fu posto nel
Nilo ed abbandonato alla corrente. Da considerare come ulteriore prova è la
presenza (antichissima ed un tempo nutrita) di una comunità ebraica che si
rifà a tradizioni dell'epoca in cui l'Arca scomparve. |