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GIOVANNI II COMNENO |
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(Imperatore di Bisanzio 13 settembre 1087 - 8 aprile 1143) |
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| Giovanni II Comneno (13
settembre 1087 – 8 aprile 1143) fu un imperatore bizantino. Fu “basileus
dei romei” dal 15 agosto 1118 al 5 aprile del 1143.
Giovanni II Comneno (Moneta) Conosciuto anche come Kalojannis o Calojanni, ossia Giovanni il bello (bello interiormente), in quanto buono d'animo (Kalos-bello) (Johannes-Giovanni). Le cronache del tempo lo descrivono scuro di carnagione, dai lineamenti non belli e con i capelli neri, caratteristiche che gli valsero il soprannome di "Moro". Giovanni II Comneno, fu il terzo figlio, ma primo maschio, dell'imperatore bizantino, Alessio I Comneno e di Irene Ducas. Alessio I Comneno
Fin da bambino ebbe al suo fianco come amico fidato e confidente un bambino turco, suo coetaneo, Giovanni Axuch, giunto a Costantinopoli come prigioniero e donato dai crociati a suo padre. Costantinopoli - Cartina (Antica illustrazione)
Costantinopoli (Cartina) Costantinopoli (Antica illustrazione)
Costantinopoli (Veduta aerea)
Costantinopoli - Dardanelli (Antica illustrazione)
Il giovane Giovanni II Comneno godeva dell'amore incondizionato del padre, ma lo stesso non poteva dirsi della madre Irene Ducas, né della sorella Anna Comnena, che invece lo disprezzavano e lo calunniavano ad Alessio I Comneno, sperando ch'egli lo eliminasse dalla linea ereditaria imperiale, per far posto a Niceforo Briennio, marito di Anna Comnena. Anna Comnena Alessio I Comneno tuttavia si fidava del figlio e in ogni caso non avrebbe mai consentito che la dinastia dei Comneni rinunciasse volontariamente al trono di Bisanzio. Nell'estate del 1118 Alessio I Comneno, molto malato, sentì la morte avvicinarsi e non riuscì più a reggersi in piedi. Per riuscire a respirare fu costretto a stare sdraiato, sorretto da un grosso cuscino. Trasportato nel palazzo dei Mangani, nel tardo pomeriggio del 15 agosto del 1118, chiamò il figlio maggiore al suo cospetto. Affidandogli il suo anello imperiale, gli ordinò di farsi consacrare immediatamente “basileus” dei bizantini. In tutta fretta Giovanni II Comneno si diresse allora nella basilica di Santa Sofia dove, con una cerimonia assai celere, fu nominato Imperatore bizantino dal patriarca Giovanni IX. Quando ritornò alla reggia, la guardia privata imperiale dei Variaghi, per ordine della “basilissa” Irene Ducas, gli impedì l'accesso. Variaghi Variaghi (Rotte commerciali)
Variaghi in battaglia Variaghi (Statua) Variaghi (Miniatura) Variaghi con stendardo (Miniatura)
Variaghi (Francobollo) Variaghi (Elmo) Variaghi (Elmi) Variaghi (Ascia)
Variaghi (Spada) Variaghi (Spade) Variaghi (Pugnale) Variaghi (Scudo) Variaghi - Iscrizioni runiche (Basilica di Santa Sofia - Costantinopoli) Variaghi (Drakkar) Variaghi - Drakkar (Museo delle navi vichinghe - Oslo - Norvegia) Variaghi - Drakkar (Illustrazione di C. G. Davis) Variaghi - Drakkar (Francobollo) Variaghi - Drakkar (Miniatura) Alla vista dell'anello imperiale, però, si scusarono e lo fecero passare, inginocchiandosi al suo passaggio. Irene Ducas, ignorando le ultime volontà di suo marito Alessio I Comneno, chiese di far proclamare imperatore il marito di Anna Comnena. Niceta Coniata, nelle sue cronache ci riporta che Alessio I Comneno sorrise e ringraziò Dio perché sua moglie Irene Ducas non arrivò in tempo a conoscenza dell'incoronazione di Giovanni II Comneno. Alessio I Comneno morì poche ore dopo, sapendo che il figlio Giovanni II Comneno avrebbe dato grande stabilità all'Impero bizantino. Alessio I Comneno fu sepolto nel monastero dedicato a Cristo Filantropo, ma suo figlio Giovanni II Comneno, nuovo “basileus” non partecipò ai funerali, timoroso di un attentato alla propria vita. Per tutta la vita Anna Comnena, primogenita di Alessio I Comneno, avrebbe avversato Giovanni II Comneno. Il suo astio iniziale nacque dal fatto che a cinque anni fu promessa sposa al figlio di Michele VII Ducas, Costantino ed, in teoria, sarebbe in tal modo diventata la futura “basilissa”.
Michele VII Ducas (Moneta) Costantino, però, morì infante, ed allora fu promessa in sposa a Niceforo Briennio, figlio di quel Niceforo che una ventina di anni prima aveva tentato di impadronirsi del trono di Bisanzio e che nel 1111 fu nominato Cesare da Alessio I Comneno. Anna Comnena però non rinunciò mai ad impadronirsi del trono, nemmeno dopo la morte del padre Alessio I Comneno ed infatti il giorno stesso del funerale mandò dei sicari ad assassinare suo fratello Giovanni II Comneno. Questi però fallirono nel loro intento e furono uccisi dalle guardie variaghe. Anna Comnena, più che mai determinata, organizzò allora un'altra congiura, ma suo marito Niceforo Brienno, per paura, non vi prese parte, ma lei agì lo stesso in compagnia di altri congiurati. Fallì ancora una volta: le guardie variaghe sventarono nuovamente l'attentato e la imprigionarono, insieme ai suoi sicari. Nonostante tutto, Giovanni II Comneno si dimostrò clemente: a Niceforo Briennio non fu comminata alcuna condanna e lui, riconoscente, lo servì lealmente fino alla morte, avvenuta nel 1136. A sua sorella Anna Comnena, bandita da corte, furono confiscate tutte le terre ed i beni. Umiliata ed abbandonata da tutti, si fece monaca. Per il resto della sua vita si dedicò alla biografia di suo padre Alessio I Comneno: “Alessiade”. Durante il suo regno Giovanni II Comneno ebbe anche un altro soprannome (oltre a il Moro, che durò per poco), che divenne molto più popolare cioè il "Bello", non per il suo aspetto, ma per il suo carattere. Giovanni II Comneno non sopportava le persone poco serie e non tollerava il troppo lusso. Per questo l'Impero bizantino del XII secolo lo amava. Impero Bizantino (Cartina 1025)
Impero Bizantino (Stemma) Impero Bizantino
(Bandiera) Bizantini
Bizantino - Catafratto (Miniatura)
Bizantino - Guerriero (Miniatura)
Fu apprezzato non solo perché distribuì spesso donativi al popolo, ma anche perché non fu ipocrita, perché credeva sinceramente nei valori della religione ortodossa, perché fu giudice retto e clemente: doti queste abbastanza rare per un uomo di potere. Di solito non sceglieva i suoi consiglieri tra i familiari ed il più fidato tra loro fu Giovanni Axuch, l'amico d'infanzia, che venne nominato Gran Domestico (comandante cioè dell'esercito imperiale). Come fu tradizione della sua famiglia, Giovanni II Comneno ebbe l'animo del soldato. Il bisnonno, il padre e successivamente anche il figlio furono attivi nelle vicende militari, ma mentre suo padre si limitò a mantenere un atteggiamento difensivo, lui ne assunse uno più marcatamente offensivo: il suo sogno fu quello di riconquistare tutte le terre dell'Impero bizantino, a quell'epoca ancora in mano ai musulmani, e riportare l'impero alla sua antica gloria. I sudditi pensarono che la sua vita fosse solo un'unica prolungata campagna militare: nei suoi ventidue anni d'impero passò più tempo con l'esercito che a corte, e quando i suoi quattro figli iniziarono a essere autonomi talora li portò con sé trasmettendo loro le tradizioni della famiglia dei Comneni. Giovanni II Comneno dimostrò ben presto grandi qualità e fu il prototipo dell'imperatore soldato, coraggioso, audace e di una totale integrità morale. Fu considerato dai suoi sudditi come il più grande dei Comneni ed anche come il Marco Aurelio di Costantinopoli. Ma le fonti storiche ed in particolare gli scritti degli storici Giovanni Cinnamo e Niceta Coniata, come quelli del poeta Teodoro Prodromo, mancano essenzialmente di obiettività. Gli storici moderni lo considerano con ben maggiore circospezione, considerando i suoi risultati poco efficaci. Gli stati europei, in quel periodo, non rappresentavano una minaccia reale in quanto sovente in lotta tra loro. Grazie a questa contingenza, Giovanni II Comneno poté concentrare le forze dell'Impero bizantino alla riconquista dell'Asia Minore: nella penisola ebbe sotto controllo le coste settentrionali, occidentali, meridionali fino al fiume Meandro, ma Adalia (Antalya) era raggiungibile solo via mare. Asia Minore - Cartina (Antica illustrazione)
Meandro Adalia - Turchia (Cartina)
Adalia (Costa) Adalia - Costa (Veduta aerea) Adalia
Adalia - Moschea di Yivli Minare (Iscrizioni arabe) Adalia - Moschea di Yivli Minare (Interno) Adalia - Moschea di Yivli Minare (Minareto)
Adalia (Hidirlik Kulesi) Adalia (Torre dell'Orologio)
Adalia (Porto) Adalia (Cascate) Adalia (Veduta aerea) Adalia (Veduta dal satellite) Giovanni II Comneno volle fare questa spedizione contro i turchi, non solo per ingrandire i territori dell'Impero bizantino, ma anche perché i turchi erano contravvenuti al trattato di pace che avevano firmato col padre Alessio I Comneno. Turchi - Cavalieri (Miniatura)
Giovanni II Comneno sbarcò in Asia Minore alla testa di un grande esercito, e attaccò senza esitazione i turchi Selgiuchidi vincendoli più volte, riuscendo a respingerli al dì là del fiume Meandro, conquistando poi Laodicea, ed annettendo poi Adalia all'Impero bizantino. Laodicea (Antica illustrazione)
Laodicea (Rovine) Selgiuchidi (Impero - Cartina)
Selgiuchidi - Arciere (Miniatura)
Selgiuchidi (Miniatura)
Selgiuchidi (Sultano)
Selgiuchidi (Bandiera) A fine autunno, assieme a Giovanni Axuch, ritornò trionfante a Costantinopoli. Giovanni II Comneno non ricevette particolari minacce dall'Europa cristiana e ciò gli consentì di rafforzare i confini dell'Impero bizantino. Infatti un grave pericolo si profilava alle porte: i Peceneghi si erano ribellati e avevano devastato la Macedonia e la Tracia.
Macedonia - Grecia (Cartina - Antica illustrazione)
Macedonia - Grecia (Cartina)
Macedonia - Cartina (Antica illustrazione)
Macedonia (Bandiera) Tracia - Cartina (Antica illustrazione)
Tracia - Grecia (Cartina)
Giovanni II Comneno, raccolto l'esercito, li sconfisse abilmente con una guerra lampo, nell'agosto 1122 presso Stara Zagora. Stara Zagora - Bulgaria (Cartina)
Stara Zagora (Cartina) Stara Zagora Stara Zagora (Stemma) Molti Peceneghi vennero deportati come coloni, ed altri invece vennero inquadrati nell'esercito bizantino. Pochi anni dopo, Giovanni II Comneno intervenne contro i serbi di Rascia, che furono sconfitti, insieme a dalmati e croati e costretti a riconoscere l'autorità bizantina.
Tra il 1124 e il 1128, lottò con successo anche contro gli Ungheresi, nonostante Giovanni II Comeno avesse preso in moglie una figlia (Piroska, chiamata poi Irene) del re Ladislao I Re d’Ungheria e di Adelaide di Svevia.
Ungheria - Cartina (Antica illustrazione)
Ungheria (Cartina) Ungheresi
Ungheria - Corona Santa - Globo - Scettro (Museo Nazionale Ungherese - Budapest)
Ungheria - Scettro (Museo Nazionale Ungherese - Budapest)
Ungheria - Corona Santa (Museo Nazionale Ungherese - Budapest)
Ungheria (Stemma antico) Ungheria (Stemma) Ungheria - Stemma (Francobollo) Ungheria - Stemma (Moneta) Ungheria (Bandiera) Nel 1122 la repubblica di Venezia dichiarò guerra all'Impero bizantino.
Venezia - Cartina (Antica illustrazione)
Venezia (Cartina) Venezia (Antica illustrazione)
Venezia - Basilica di San Marco (Pianta)
Venezia (Veduta aerea) Venezia (Veduta dal satellite) Venezia (Stemma) Venezia (Gonfalone) Venezia
(Bandiera) La ragione del conflitto fu il mancato riconoscimento ai veneziani delle concessioni di esenzione dai dazi, fatte precedentemente dal padre Alessio I Comneno. Quando il doge Domenico Michele chiese la riconferma di tali diritti, Giovanni II Comneno rispose con un netto rifiuto. La guerra fu inevitabile e l'8 agosto del 1122 salparono dal porto di Venezia 71 navi da guerra sotto il comando del doge Domenico Michele e dirette a Corfù.
Corfù (Cartina) Corfù (Antica illustrazione)
Corfù (Veduta dal satellite) La città fu messa sotto assedio per sei mesi, ma senza apprezzabili risultati. Resisi conto di non poterla espugnare, i veneziani si diressero verso le isole del Mar Egeo. Mar Egeo (Cartina) Mar Egeo Mar Egeo (Veduta dal satellite) Nell'arco di tre anni conquistarono Rodi, Chios, Samos, Lesbos ed Andros.
Rodi (Cartina - Antica illustrazione)
Rodi (Cartina) Rodi (Antica illustrazione)
Rodi (Veduta dal satellite) Chios - Cartina (Antica illustrazione) Chios (Cartina) Chios (Antica illustrazione) Samos (Cartina) Samos (Costa) Samos (Antica illustrazione) Samos Samos (Veduta dal satellite) Lesbos - Cartina (Antica illustrazione)
Lesbos (Cartina) Lesbos (Costa) Lesbos - Costa (Veduta aerea) Lesbos (Porto) Lesbos - (Castello di Mitilene) Lesbos - Castello di Mitilene (Interno) Lesbos - Castello di Mitilene (Mura)
Lesbos - Mitilene (Veduta dal castello)
Lesbos - Monte Olimpo Lesbos (Veduta aerea) Lesbos (Veduta dal satellite)
Andros (Cartina) Andros (Costa) Andros - Costa (Veduta aerea) Andros - Castello (Rovine) Andros (Case) Non soddisfatti, essi puntarono verso Cefalonia, ma Giovanni II Comneno mandò loro incontro i suoi ambasciatori promettendo il riconoscimento dei loro passati privilegi a patto che restituissero all'Impero bizantino le isole che avevano conquistato e fornissero aiuto marittimo per una futura campagna bizantina contro i turchi.
Cefalonia (Cartina)
Cefalonia (Costa) Cefalonia (Castello di San Giorgio) Cefalonia - Castello di San Giorgio (Entrata)
Cefalonia - Castello di San Giorgio (Mura) Cefalonia - Castello di San Giorgio (Torre) Cefalonia - San Giorgio (Veduta dal castello) Cefalonia (Veduta dal satellite) Venezia accettò, e si evitò così la prosecuzione di una guerra costosa e pericolosa. Giovanni II Comneno comunque incoraggiò ed incrementò i commerci con Pisa e Genova al fine di contrastare il monopolio veneziano sul Mediterraneo.
Pisa (Antica illustrazione)
Pisa (Stemma) Pisa (Gonfalone) Pisa (Bandiera)
Genova (Stemma) Genova (Gonfalone) Genova (Bandiera) Mar Mediterraneo - Cartina (Antica illustrazione)
Mar Mediterraneo (Cartina) Mar Mediterraneo (Veduta dal satellite) Tra il 1130 e il 1135 Giovanni II Comneno, con un grande esercito sbarcò nuovamente in Asia Minore e condusse cinque successive campagne contro l'emiro turco Ghàzì ibn Danishmend, divenuto signore di buona parte dell' Asia Minore. Tutte le cinque campagne furono vittoriose e per questo, nel 1133, al suo ritorno a Costantinopoli, fu organizzato un trionfo degno dell'antico Impero Romano, salvo il fatto che il carro con i quattro cavalli bianchi che portavano Giovanni II Comneno non era ornato d'oro ma d'argento. Questa scelta fu fatta per motivi economici contingenti, ma gli addobbi esposti nella città si rifecero alla magnificenza romana: le strade furono un tripudio di tessuti (damascati e broccati) e alle finestre furono esposti preziosi tappeti. Furono montate gradinate per accedere alle mura “teodosiane”, fino alla Basilica di Santa Sofia, dove sarebbe passato il corteo, e al momento dell'inizio della festa, le gradinate furono ricolme di popolo festante. Mura teodosiane (Cartina)
Mura teodosiane Mura teodosiane (Porta Anthemian) Mura teodosiane (Porta Belgrado) Mura teodosiane (Porta Charisius)
Basilica di Santa Sofia (Antica illustrazione)
Basilica di Santa Sofia - (Pianta)
Giovanni II Comneno avanzò fiero tra le strade della città, tenendo con la mano destra la sacra icona della Vergine, che aveva portato con sé in tutte le sue campagne, mentre con la mano sinistra innalzava una croce. L'anno dopo, Giovanni II Comneno, tornò in Asia Minore e condusse un'altra campagna vittoriosa, coronata dalla morte dello stesso emiro Ghàzì ibn Danishmend; nei primi mesi del 1135 tornò poi a Costantinopoli. Giovanni II Comneno in soli cinque anni riconquistò una buona parte dell'Asia Minore, con i territori perduti da Bisanzio da ormai un secolo. Giovanni II Comneno non ebbe più rivali; in Europa la situazione era calma e ai turchi era stata appena inflitta una cocente sconfitta. Giovanni II Comneno poté così prepararsi a riprendere i territori che considerava di diritto bizantini, anche se assoggettati al potere crociato: il regno armeno della Cilicia e il principato normanno di Antiochia, fondato da Boemondo I d’Altavilla. Altavilla (Stemma) Nel 1130, la salita al trono di Sicilia di Ruggero II, non fu gradita da Giovanni II Comneno. Sicilia - Cartina (Antica illustrazione)
Sicilia (Veduta dal satellite) Sicilia (Bandiera) Il nuovo re
infatti poteva vantare diritti su Antiochia ed essere il futuro re di
Gerusalemme.
Gerusalemme (Stemma) Giovanni II Comneno sapeva inoltre che Ruggero II di Sicilia
aveva delle mire sul trono di Bisanzio, così pagò Lotario III Imperatore del
Sacro Romano Impero, perché muovesse guerra a Ruggero II di Sicilia.
Sacro Romano Impero (Stemma) Lotario III accettò anche perché in tal modo avrebbe avuto l'opportunità di condurre una lucrosa campagna militare contro il regno di Sicilia con i soldi dell'Impero bizantino. Venuto meno il potenziale pericolo del regno di Sicilia dall'orizzonte bizantino, la sua attenzione si concentrò sugli stati crociati di Siria e Palestina. Siria (Cartina)
Siria (Cartina - Antica illustrazione)
Siria (Veduta dal satellite) Siria (Stemma) Siria (Bandiera) Palestina al tempo di Cristo (Cartina) Palestina - Cartina (Antica illustrazione)
Palestina (Veduta dal satellite) Le operazioni cominciarono nel 1137: Giovanni II Comneno si diresse verso il regno armeno alla testa di un grande esercito, pronto a muovere battaglia. Questa volta le sue truppe non furono formate solo da soldati professionisti bizantini, ma anche da diversi reparti alleati, tra i quali uno di Peceneghi, uno di Turchi ed uno di Armeni, tutti ostili alla famiglia dei Ruben. In breve tempo, l'esercito bizantino conquistò le città di Adana, Tarso e poco dopo quasi tutta la Cilicia. Adana - Turchia (Cartina) Adana (Cartina)
Adana Adana - Yilankale (Castello) Adana - Yilankale - Castello (Mura) Adana - Yilankale - Castello (Torre) Adana - Yilankale - Castello (Interno) Adana - Yilankale - Castello (Cisterna) Adana - Yilankale - Castello (Feritoia)
Adana - Yilankale (Veduta dal castello) Adana - Moschea di Sabanci Adana - Moschea di Sabanci (Interno)
Adana - Moschea di Sabanci (Veduta aerea)
Adana (Ponte) Tarso (Antica illustrazione)
Tarso (Porta di Cleopatra) Tarso (Pozzo di San Paolo) Leone, re della Piccola Armenia, si ritirò sui monti del Tauro insieme ai suoi due figli, cessando così di essere una minaccia per i bizantini.
Armenia (Cartina) Armenia (Stemma) Armenia (Bandiera) Tauro Tauro (Veduta aerea) Giovanni II Comneno iniziò allora l'avanzata verso il principato di Antiochia, conquistando in breve tempo Isso e poi Alessandretta (Iskenderun), arrivando a schierare il suo esercito alle porte di Antiochia, iniziando poi con i trabucchi a scagliare massi di pietra contro la città.
Alessandretta Alessandretta (Veduta aerea) Antiochia (Cartina) Antiochia (Antica illustrazione)
Macchina da guerra - Trabucco Macchina da guerra - Trabucco (Miniatura) Raimondo di Poitiers, principe di Antiochia, mandò un emissario a Giovanni II Comneno chiedendogli di nominarlo suo vicario imperiale in cambio della sottomissione alla sua autorità. Poitiers (Stemma) Giovanni II Comneno non accettò ed impose una resa incondizionata. Raimondo di Poitiers rispose di non poter consegnare la città senza prima aver chiesto il consenso al Re di Gerusalemme Folco V d’Angiò il quale, fra lo stupore di quanti non ricordavano (o non volevano ricordare) il giuramento di vassallatico prestato ad Alessio I Comneno da Boemondo I d’Altavilla, rispose che Antiochia era storicamente parte dell'Impero bizantino ed il suo Imperatore aveva quindi il diritto di riprendersela. Il 29 agosto 1137 Antiochia si arrese a Giovanni II Comneno; non smentendo il suo carattere, evitò spargimenti di sangue, impedendo ai suoi soldati di fare razzie. Raimondo di Poitiers consegnò le chiavi della città dopo aver ottenuto la promessa di ricevere in feudo le città che l'esercito bizantino, con l'aiuto delle forze crociate, fosse riuscito ad espugnare e cioè Aleppo, Shayzar, Emesa (Homs) ed Hama (Hims). Aleppo (Cartina) Aleppo (Antica illustrazione)
Aleppo (Cittadella - Antica illustrazione) Aleppo (Cittadella - Entrata - Antica illustrazione) Shayzar (Fortezza) Shayzar (Veduta dalla Fortezza) Emesa (Cartina) Emesa (Moschea di Abu Lubbadah)
Emesa (Moschea di Khaled ibn Whalid) Emesa (Moschea di Khaled ibn Whalid - Interno)
Hama Hama (Strada) Hama (Rovine) Hama (Moschea di Al Nouri) Hama (Moschea di Al Nouri - Minareto)
Hama (Oronte) Oronte (Ruota) Oronte (Ruote) In più il patriarca latino di Antiochia, fu cambiato in uno ortodosso. Dopo questo successo, alla guida del suo esercito, Giovanni II Comneno si diresse di nuovo verso la Piccola Armenia, dove in brevissimo tempo imprigionò tutti i principi armeni facendoli poi trasportare nelle prigioni di Costantinopoli. Giovanni II Comneno non si sentì ancora pronto ad invadere la Siria ed ordinò ai suoi vassalli crociati di unire i loro eserciti a quello bizantino. Nel marzo del 1138 giunse ad Antiochia, dove stanziavano dei reggimenti di Cavalieri Templari, uno comandato da Raimondo di Poitiers e l'altro da Joscelin di Courtenay, conte di Edessa. Courtenay (Stemma) Edessa (Cartina) Giovanni II Comneno non nutriva particolare fiducia nei due, vista la scarsa simpatia che essi avevano sempre mostrato nei riguardi dell'Impero bizantino. La campagna contro i musulmani, iniziò con dei successi per i bizantini, che riuscirono a conquistare delle piccole città fortificate. Giovanni II Comneno preferì evitare lo scontro con la città di Aleppo, in mano “zengide”, in quel momento difficile da conquistare senza provocare indubbie perdite nelle file del suo esercito, sperava di poter conquistare le città attorno per lasciare isolata Aleppo. Quindi si diresse verso la città-fortezza di Shayzar, che controllava tutta la valle dell'Oronte (attuale Nahr al-Asì), per bloccare l'esercito di Zengi ibn Aq Sunqur al-Hajib, signore di Aleppo. Giovanni II Comneno fece circondare la cittadella e dette l'ordine al suo esercito di iniziare l'assedio, ma mentre infuriava la battaglia, ciò che più temeva si verificò puntualmente: né Raimondo di Poitiers, né Joscelin di Courtenay, vollero combattere con lui per banali motivi di gelosia e di inespresso astio nei suoi confronti. Quando giunse la notizia che Zengi si stava avvicinando, non restò allora altro da fare che levare le tende e sgomberare il terreno, nel timore fra l'altro di perdere i suoi pesanti trabucchi, così essenziali negli assedi. Fortuna volle che, prima d'impartire l'ordine di ritirata, il signore musulmano di Shayzar (che non sapeva dell'imminente arrivo di Zengi) offrì la pace a Giovanni II Comneno, rassegnandosi a che la città diventasse tributaria all'Impero bizantino, e garantendo inoltre a Giovanni II Comneno la restituzione della Croce a suo tempo perduta da Romano IV Diogene di Bisanzio a Manzikert (Manzicerta) nel 1071 contro i Selgiuchidi del Sultano Alp Arslan. Romano IV Diogene (Moneta) Romano IV Diogene con Cristo e Eudocia Macrembolitissa (Incisione - Parigi - Francia)
Manzikert (Tomba) Manzikert (Tombe)
Alp Arslan Alp Arslan (Statua) Giovanni II Comneno accettò ed immediatamente ripiegò su Antiochia, evitando prudentemente di scontrarsi con l'esercito nemico che si stava avvicinando. Giovanni II Comneno entrò trionfante in città, tutta addobbata a festa, e convocò i suoi vassalli latini ai quali proclamò la necessità di continuare la guerra contro i turchi. Da allora in poi la progettazione di tutte le campagne militari fu fatta ad Antiochia. Giovanni II Comneno impose a Raimondo di Poitiers di cedere la città all'Impero bizantino e le cronache dell'epoca, anche se non riportano la reazione di Raimondo di Poitiers a tale richiesta, raccontano che Joscelin di Courtenay rassicurò l'Imperatore sull'arrivo in città di tutti i baroni latini, compreso pure Raimondo di Poitiers, per discutere insieme dell'intera questione. Quando tale incontro si realizzò, Joscelin di Courtenay propose a Raimondo di Poitiers di diffondere in città la (falsa) voce secondo la quale Giovanni II Comneno intendeva cacciare via tutti i latini e che per tal motivo bisognava attaccarlo subito per prenderlo alla sprovvista. In breve esplose la sommossa e Joscelin di Courtenay tornò alla reggia facendo finta di essere scampato per miracolo al linciaggio. Giovanni II Comneno capì che le cose si mettevano male: il suo esercito era a due chilometri da Antiochia e la sua vita era in pericolo. Si accontentò quindi del rinnovo del giuramento da parte di tutti i baroni latini e si mise sulla via del ritorno. Mentre viaggiava verso Costantinopoli, si scontrò con i turchi, che avevano nuovamente invaso i territori bizantini e li vinse. Finalmente verso la fine della primavera del 1139, Giovanni II Comneno tornò a casa, dopo tre anni di guerra. Dopo lo scisma del 1054 dovuto alla scomunica del patriarca greco Michele I Cerulario, diversi pontefici cercarono di riallacciare i rapporti con la Chiesa bizantina.
Una lettera solenne, scritta da Giovanni II Comneno a Papa Innocenzo II nell'aprile del 1143, dimostrò quanto Giovanni II Comneno fosse desideroso di conseguire l'unità tra le due Chiese.
Innocenzo II (Stemma) D'accordo con Giovanni II Comneno, pastori e teologi bizantini si mostrarono disposti a riesaminare con la chiesa romana le questioni controverse, in un clima di maggiore apertura e con spirito di riconciliazione. Il dialogo fra le due chiese fu favorito anche dal fatto che Bisanzio, a quei tempi, per la sua felice posizione geografica situata tra Oriente ed Occidente, era diventata il crocevia di commerci e di traffici che interessavano vari stati e regioni d'Europa e vi si potevano facilmente incontrare genti che provenivano dalla Russia, da Venezia, da Amalfi, ed anche commercianti inglesi, genovesi, francesi.
Russia (Cartina) Russia (Veduta dal satellite) Russia (Stemma antico)
Russia (Stemma) Russia (Bandiera)
Amalfi (Stemma) I fedeli cristiani, sia di rito latino che di rito greco, si incontravano e dialogavano tra loro senza ostilità, anzi con reciproco rispetto e, secondo gli storici, il regno di Giovanni II Comneno fu caratterizzato anche dal sorgere di fondazioni religiose. La lettera, scritta prima in greco e poi in latino reca la firma autografa di Giovanni II Comneno. Dopo solo quattro anni, tutte le conquiste fatte in Siria da Giovanni II Comneno furono vanificate ed i crociati persero di nuovo il controllo dei territori settentrionali di “Outremer”, subendo la reazione dei musulmani. Giovanni II Comneno dovette allora partire nuovamente, nella primavera del 1142, per difendere i territori conquistati, accompagnato dai suoi quattro figli. Arrivato però a Adalia il suo erede al trono, Alessio, morì di una febbre improvvisa, il 2 agosto. Ordinò al secondogenito Andronico e al terzogenito Isacco, di portare la salma del fratello a Costantinopoli, per rendergli una degna sepoltura. Durante il viaggio però, anche Andronico morì dello stesso morbo che aveva colpito Alessio. Quando la notizia arrivò a Giovanni II Comneno, il suo dolore fu insopportabile: perse in pochi giorni due figli. Giovanni II Comneno volle continuare la campagna per il bene dell'impero, giunto ad Antiochia, seppe che Raimondo di Poitiers si era ribellato a lui. Gli inviò allora un ultimatum, intimandogli la resa. Raimondo di Poitiers si trovò in una difficile situazione perché se avesse consegnato la città a Giovanni II Comneno, la moglie Costanza lo avrebbe detronizzato, mentre l'altra possibilità era la guerra. Nel frattempo sopraggiunse l'inverno e Giovanni II Comneno decise di tornare in Cilicia per riprendere l'offensiva in primavera, visto che l'assedio di Antiochia poteva essere di lunga durata. Nel marzo del 1143, in una banale battuta di caccia al cinghiale, Giovanni II Comneno restò ferito da una freccia avvelenata. Sentendo la morte vicina, il 5 aprile, domenica di Pasqua, radunò i suoi consiglieri intorno al suo letto e li informò che il suo erede al trono non sarebbe stato il terzogenito Isacco, bensì il suo quartogenito Manuele I Comneno, con queste parole: “Accogliete dunque il ragazzo (Manuele) come signore unto da Dio e come regnante per mia decisione… Manuele imperatore dei Romani”.
Si tolse quindi dal capo la corona e la posò sulla testa di
Manuele I Comneno. Morì tre giorni dopo e Manuele I Comneno provvide alla
sua sepoltura. Il suo corpo fu trasportato a Costantinopoli dal nuovo
imperatore e figlio, Manuele I Comneno, che lo seppellì vicino ai due
fratelli morti. Giovanni II Comneno fu un grande imperatore che ridiede
forza all'Impero bizantino. La sua inattesa morte ad appena 53 anni bloccò
lo slancio bizantino verso Oriente, impedendo che l'Anatolia tornasse sotto
la sovranità dell'Impero bizantino. Giovanni II Comneno si sposò con Piroska
d'Ungheria, che poi fu chiamata Irene, nel 1104. Giovanni II Comneno ed
Irene ebbero otto figli: |
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