MANFREDI DI SICILIA

(1232 - Benevento, 26 febbraio 1266)

 
                                      
 

 
Manfredi di Sicilia detto anche Manfredi di Svevia o Manfredi di Hohenstaufen (1232 — Benevento, 26 febbraio 1266), era figlio dell'imperatore svevo Federico II e di Bianca Lancia. Fu reggente dal 1250 e quindi re di Sicilia dal 1258. Morì durante la Battaglia di Benevento, sconfitto dalle truppe di Carlo I d'Angiò.

Sicilia - Cartina (Antica illustrazione)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Abraham Ortelius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Allain Manesson Mallet)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Cellarius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Cellarius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Gerard Mercator)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Joan Janssonius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Jodocus Jr. Hondius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di M. Quad)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Piri Reis)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di S. Walker)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Willem Blaeu)

Sicilia (Veduta dal satellite)

Sicilia (Stemma)

Sicilia (Bandiera)



Figlio naturale di Federico II di Svevia e di Bianca dei conti Lancia, sposata dall’imperatore poco prima della sua morte (rimane dubbio se con questo atto Manfredi di Sicilia risultasse legittimato). Studiò a Parigi e a Bologna; da suo padre Federico II apprese l'amore per la poesia e per la scienza, amore che mantenne da re. Prima di assumere il cognome paterno portò il cognome della madre. Si narra che Federico II avesse avuto una particolare predilezione fra tutti i suoi figli verso Manfredi di Sicilia ed Enzo, stranamente entrambi nati da relazioni non coniugali. Alla fine del 1248 o all’inizio del 1249 sposò Beatrice di Savoia, figlia del conte Amedeo IV e di Margherita II di Borgogna, da cui ebbe una figlia Costanza (1249). Federico II, morendo (13 dicembre 1250), lasciò a Manfredi il principato di Taranto con altri feudi minori e gli affidò la luogotenenza in Italia, in particolare quella del regno di Sicilia, finché non fosse giunto il fratello legittimo, Corrado IV che in quel momento era impegnato in Germania.

Germanici (Re e Regina) Germanici (Re in battaglia)

Germanici (Cavalieri)

Germanici (Cavalieri con stendardi)

Germanici (Cavalieri in battaglia)

Germanico (Cavaliere)

Germanico - Cavaliere (Miniatura)

Germanici (Guerrieri)

Germanico (Guerriero)

Germanico (Guerriero 1290)

Germanici (Guerrieri in battaglia)

Germanico (Guerriero in battaglia)

Germanici (Guerrieri con stendardo in battaglia)

Germanici - Guerrieri (Miniatura)

Germanico - Guerriero (Miniatura)

Germanici - Guerrieri con stendardo (Miniatura)

Germanici (Elmi)

Germanici (Elmo)

Germanici (Scudo)

Germanici (Armi) Germanici (Ascia di guerra)

Germanici (Spada)

Germanici (Spade)

Germania - Migrazione e conquista dei popoli germanici (Cartina 150 - 1066)

Germania ed Europa centrale (Cartina XII secolo)

Impero Germanico (Cartina X-XIV secolo)

Germania - Cartina (Antica illustrazione)

Germania - Cartina (Illustrazione di Allain Mallet)

Germania - Cartina (Illustrazione di Anon)

Germania - Cartina (Illustrazione di C. Malte Brun)

Germania - Cartina (Illustrazione di J. Cooke)

Germania - Cartina (Illustrazione di Johann Maschenbauer e Elias Baeck)

Germania - Cartina (Illustrazione di Mattheus Seutter)

Germania - Cartina (Illustrazione di Nicholas de Fer)

Germania - Cartina (Illustrazione di P. Lapie)

Germania - Cartina (Illustrazione di P. Lapie)

Germania - Cartina (Illustrazione di Thomas Starling)

Germania - Wettin Lands (Cartina 1221-1485)

Germania (Cartina)

Germania (Veduta dal satellite)

Germania (Stemma)

Germania (Bandiera)

Manfredi di Sicilia si trovò in situazione assai difficile per le molte ribellioni scoppiate nel regno e fomentate da papa Innocenzo IV, che considerava il regno sotto la giurisdizione della Santa Sede. Manfredi di Sicilia agì con energia per ristabilire il dominio svevo e riuscì a ricondurre all'obbedienza varie città ribelli, ma non Napoli. In questa impresa fu aiutato dallo zio, Galvano Lancia. Tentò anche di giungere ad un accordo con Innocenzo IV, ma non arrivò a nulla (si pensa che volesse farsi investire del regno dal papa). Nell'ottobre 1251 Corrado IV scese in Italia e, nell’agosto 1252 sbarcò a Siponto, proseguendo insieme al fratello nella pacificazione del regno. Nell'ottobre 1253 Napoli, infine, cadde nelle mani di Corrado IV. Questi ben presto divenne sospettoso e ostile verso Manfredi di Sicilia, il quale dovette rinunciare a tutti i feudi minori e accettare anche la diminuzione della sua autorità nel principato di Taranto. Il 21 maggio 1254 Corrado IV morì di malaria lasciando il figlio Corradino (ancora bambino e rimasto in Germania) sotto la tutela del papa e nominando governatore del regno il marchese Bertoldo di Hohenburg. Corse voce che Manfredi di Sicilia avesse fatto avvelenare il fratello, ma al riguardo non si hanno prove. Il reggente inviò un'ambasciata di cui faceva parte anche Manfredi di Sicilia a trattare con Innocenzo IV ad Anagni. Il tentativo di riconciliazione fallì e Bertoldo di Hohenburg rinunciò alla carica lasciando campo libero a Manfredi di Sicilia, che fu scomunicato da Innocenzo IV. Il Papato non vide mai di buon occhio l'insediamento della casa imperiale di Svevia nel regno di Sicilia, in quanto considerava quel territorio come proprio vassallo, quindi si accinse a occupare il regno con un esercito. In questo contesto Manfredi di Sicilia si trovò da subito in chiaro dissidio con Innocenzo IV. Dichiarato dal Papa “l'usurpatore di Napoli”, fu scomunicato nel luglio del 1254. Grazie però alla fine abilità diplomatica ereditata dal padre, concluse con Innocenzo IV un accordo accettando l'occupazione pontificia con una semplice riserva dei diritti di Corradino e propri; fu assolto dalla scomunica, e investito da Innocenzo IV del principato di Taranto (27 settembre 1254) e degli altri suoi feudi e nominato vicario della Chiesa nella maggior parte del regno. La Campania venne però occupata dalle truppe pontificie. La scabrosa posizione di Manfredi di Sicilia divenne ancor più difficile in seguito all'uccisione da parte dei suoi uomini di un barone protetto dalla curia. Manfredi di Sicilia, non ritenendosi sicuro di fronte al papa Innocenzo IV, si recò segretamente in Puglia, a Lucera, ove si trovava la truppa saracena ivi stanziata da Federico II. Una volta assicuratasi la loro fedeltà, con il tesoro paterno poté arruolare altre truppe e muovere guerra all’esercito pontificio, che fu sconfitto presso Foggia. Nel corso del 1254, Manfredi di Sicilia favorì molto Siena ed i centri ghibellini in Toscana. A Siena ad esempio fornì il supporto militare di diversi corpi di cavalieri germanici, una forza che permise a Siena di poter sconfiggere la rivale guelfa Firenze. Manfredi di Sicilia riuscì ad ottenere in Toscana una forte influenza sulla Lega formata dalle città filo-ghibelline anche se il potere Svevo era oramai inesorabilmente in declino. Nel dicembre 1254 morì papa Innocenzo IV e la guerra proseguì sotto il comando del suo successore Alessandro IV, Papa assai meno energico del suo predecessore, che pronunciò una nuova scomunica nei confronti di Manfredi di Sicilia. La guerra procedette assai vantaggiosamente per Manfredi di Sicilia, che nel corso del 1257 si trovò ad aver sbaragliato l’esercito pontificio e ad aver domato le ribellioni, rimanendo in saldo possesso del regno, mentre Corradino dalla Germania gli conferiva ripetutamente i poteri vicariali. Nel 1256 fondò Manfredonia, vicino Foggia, dove iniziò i lavori per il castello che però non venne mai completato, a causa della sua prematura morte. Il suo governo umano gli conciliò l'affetto dei popoli. Nel 1257, inoltre, Manfredi di Sicilia sposò, in virtù di una serie di accordi diplomatici, Elena Ducas (n.1235 - Lucera circa 1271) figlia del despota d'Epiro Michele II. Dall'unione ebbe quattro figli:
1) Federico principe di Sicilia, (n.1259 - 1312);
2) Enrico principe di Sicilia, (n.1260 - 1318);
3) Flora principessa di Sicilia, (n.1266 - 1297);
4) Beatrice principessa di Sicilia, (? - 1307).
Diffusasi nel 1258, probabilmente per opera stessa di Manfredi di Sicilia, la voce della morte di Corradino, i prelati e i baroni del regno invitarono Manfredi di Sicilia a salire sul trono ed egli fu incoronato il 10 agosto nella cattedrale di Palermo.

Manfredi incoronato re di Sicilia (Cronaca del Villani)

Tale elezione non venne, comunque, riconosciuta dal Papa Alessandro IV. Fra il 1258 e il 1260 la potenza di Manfredi di Sicilia, diventato ovunque capo della fazione ghibellina, si estese in tutta Italia. Il comune romano strinse un’alleanza con lui; in Toscana il partito ghibellino, capitanato dai senesi, ottenne una netta vittoria nella celeberrima battaglia di Montaperti guidata da Farinata degli Uberti (menzionato nel X canto dell'inferno), (4 settembre 1260) divenendo, con l’ausilio delle sue truppe, padrone di Firenze; anche in Italia settentrionale, dopo la catastrofe di Ezzelino (1259), i ghibellini rimasti assai forti fecero capo a lui. Manfredi di Sicilia poté nominare vicari in Toscana, nel ducato di Spoleto, nella Marca anconitana, in Romagna e in Lombardia.

Manfredi di Sicilia (Busto)

Manfredi di Sicilia (Miniatura) Manfredi di Sicilia (Miniatura)

La sua signoria si estese anche in Oriente, sulle terre portategli in dote dalla seconda moglie; la sua potenza fu aumentata anche dal matrimonio della figlia Costanza con Pietro III d'Aragona (1262). Eletto al soglio pontificio Urbano IV questi scomunicò nuovamente Manfredi di Sicilia e cercò di assegnare il Regno di Sicilia a qualche sovrano più influenzabile dal papato. Quindi, in un primo tempo, Urbano IV tentò di vendere il regno a Riccardo di Cornovaglia, che vantava anche una discendenza normanna, e poi a suo figlio Edmondo di Lancaster ma senza successo. Nel 1263 riuscì, invece, a convincere Carlo I d'Angiò, fratello del Re di Francia Luigi IX il Santo, e "senza terra" a prendere la Sicilia e il Piemonte. Urbano IV incoronò Carlo I d’Angiò Re di Sicilia l'anno successivo: i Francesi d'Angiò venivano ufficialmente chiamati in Italia per una sorta di Crociata nei confronti degli Svevi. Nello stesso anno 1264 moriva Papa Urbano IV, a questi succedeva Clemente IV che proseguì la politica anti-sveva e favorì, ulteriormente, lo scontro con gli Angioini. Carlo I d'Angiò giunse a Roma, per mare, nel giugno 1265, sfuggendo alla flotta siciliana. Vano riuscì l'appello rivolto da Manfredi di Sicilia ai Romani con un manifesto (24 maggio) in cui chiedeva di essere nominato Imperatore da loro, quali detentori dell'autorità imperiale.

Manfredi di Sicilia (Moneta) Manfredi di Sicilia (Moneta)

Manfredi di Sicilia (Moneta)

L'esercito di Carlo I d’Angiò nel dicembre 1265 penetrò per la Savoia ed il Piemonte in Lombardia, ove la parte ghibellina non riuscì ad opporre sufficiente resistenza e di là per la Romagna giunse nell'Italia centrale e a Roma, ove Carlo I d’Angiò fu incoronato re di Sicilia il 6 gennaio 1266. Mosse, quindi, verso sud e poté entrare nel regno con poca difficoltà dopo che le truppe di Manfredi di Sicilia cedettero sopra il ponte sul Garigliano nei pressi di Ceprano. La battaglia decisiva, battaglia di Benevento avvenne il 26 febbraio 1266; le milizie saracene e tedesche difesero strenuamente Manfredi di Sicilia, mentre quelle italiane abbandonarono Manfredi di Sicilia, che morì combattendo con disperato valore.

Manfredi di Sicilia in battaglia contro Carlo I d'Angiò (Grandi Cronache di Francia - Biblioteca Nazionale di Francia)

Manfredi di Sicilia in battaglia

Soldato del re di Sicilia Manfredi (Miniatura)

Riconosciuto il corpo, fu seppellito sul campo di battaglia sotto un mucchio di pietre, ma la tomba fu ben presto violata per ordine di Clemente IV ed il corpo riesumato fu deposto, quale scomunicato, fuori dai confini dello Stato della Chiesa. Dante Alighieri, nella “Divina Commedia”, incontra lo spirito di Manfredi di Sicilia nel Purgatorio nel canto III, ai versi 103-145, tra coloro che si sono pentiti in punto di morte. Alla corte di suo padre Federico II, Manfredi di Sicilia ebbe occasione di frequentare i cantori della Scuola Poetica Siciliana e di scrivere composizioni.

Stemma di Manfredi duca di Svevia

Stemma di Manfredi re di Sicilia

Stemma di Manfredi re di Sicilia