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MANUELE I COMNENO |
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(Imperatore di Bisanzio 28 novembre 1118 - 24 settembre 1180) |
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| Manuele I Comneno (28
novembre 1118 – 24 settembre 1180) fu un imperatore bizantino. Fu
“basileus” dei “Romei” (abitanti dell’Impero romano d’Oriente)
dal 28 novembre 1143 fino alla sua morte. Manuele I Comneno Manuele I Comneno (Moneta)
Poitiers (Stemma) Antiochia (Cartina) Antiochia (Antica illustrazione)
Antiochia - San Pietro - Grotta - Facciata
All'inizio del 1143, Giovanni II Comneno partì con i suoi figli per riprendere il pieno controllo della regione di Attalia, nella quale i turchi selgiuchidi si erano da tempo installati. Selgiuchidi (Impero - Cartina)
Selgiuchidi (Bandiera) Fu qui che il destino di Manuele I Comneno cambiò: il primogenito Alessio, erede al trono, morì a causa di una febbre durante il viaggio. Il contraccolpo psicologico sul padre fu notevole perché egli perdeva il figlio che amava di più e l'erede designato. Ordinò dunque ai due figli più grandi, Andronico ed Isacco, di trasportare le spoglie del loro fratello a Costantinopoli ma nel corso del viaggio anche Andronico (designato erede al trono) morì della stessa malattia del fratello maggiore. Nel marzo del 1143, anche Giovanni II Comneno si ammalò gravemente, a causa di un'infezione per una ferita accidentalmente provocata durante una battuta di caccia. Prima di morire, il 5 aprile, giorno di Pasqua, proclamò Manuele I Comneno Imperatore di Bisanzio: questa decisione invertì l'ordine di successione, in quanto al terzogenito Isacco, più anziano ma dal carattere meno adatto, fu preferito Manuele I Comneno. Tre giorni dopo la proclamazione, l'8 aprile, Giovanni II Comneno morì. Sebbene il giovane Manuele I Comneno fosse stato nominato imperatore dal padre, la nobiltà bizantina non accettò questa decisione. Prima di partire dalla Cilicia per Costantinopoli Manuele I Comneno volle far costruire un monastero nel luogo dove era morto il padre e trasportare in seguito le sue spoglie fino a Costantinopoli, dove sarebbe stato sepolto. Egli nominò quindi Giovanni Axuch suo reggente, ordinandogli di andare a Costantinopoli e di far arrestare suo fratello Isacco, in quanto questi aveva le chiavi del tesoro e delle insegne imperiali. In breve tempo Giovanni Axuch raggiunse Costantinopoli, dove la notizia della morte dell'Imperatore non era ancora pervenuta. Costantinopoli - Cartina (Antica illustrazione)
Costantinopoli (Cartina) Costantinopoli (Antica illustrazione)
Costantinopoli
Costantinopoli (Mura) Costantinopoli - Mura (Rovine) Costantinopoli (Veduta aerea)
Costantinopoli - Dardanelli (Antica illustrazione)
Arrestò Isacco, fratello di Manuele I Comneno, e lo zio, fratello del padre defunto, anch'egli di nome Isacco. Dopo ciò Giovanni Axuch si diresse verso la basilica di Santa Sofia, dove radunò il clero. Basilica di Santa Sofia (Antica illustrazione)
Basilica di Santa Sofia - (Pianta)
Basilica di Santa Sofia
Basilica di Santa Sofia - (Interno) Basilica di Santa Sofia - (Loggia del Sultano)
Basilica di Santa Sofia - (Iscrizione araba) Basilica di Santa Sofia - (Decorazioni) Basilica di Santa Sofia - Decorazione (Cristo) Basilica di Santa Sofia - Decorazione (Giovanni il Battista)
Basilica di Santa Sofia - Decorazione (Cristo Pantocratore) Basilica di Santa Sofia - Decorazione (Costantino IX Imperatore di Bisanzio) Basilica di Santa Sofia - Decorazione (Vergine con Bambino)
Basilica di Santa Sofia (Cupola) Basilica di Santa Sofia (Capitello)
Basilica di Santa Sofia - (Veduta aerea) Al momento non era ancora stato nominato un Patriarca ed egli promise agli ecclesiastici che, se avessero incoronato Manuele I Comneno nella basilica di Santa Sofia, sarebbero state donate cento piastre d'argento ogni anno alla basilica. Questa offerta fu assai gradita e, quando Manuele I Comneno arrivò a metà agosto del 1143 e nominò patriarca di Costantinopoli Michele Curcuas, un monaco del monastero di S. Michele Arcangelo ad Oxeia (Sivri Ada), sul Bosforo, il clero che partecipò alla cerimonia nella basilica di Santa Sofia per incoronare Manuele I Comneno gli espresse il proprio consenso, quindi il 28 novembre del 1143, per il suo venticinquesimo compleanno, fu incoronato “basileus autokrator” dei “Romei”.
Bosforo - Cartina (Antica illustrazione) Bosforo (Antica illustrazione)
Bosforo Bosforo (Francobollo)
Dopo qualche giorno Manuele I Comneno dette l'ordine di liberare il fratello superstite e lo zio, che non rappresentavano più un pericolo per lui. Gli alti prelati della chiesa ortodossa non approvarono l'incoronazione di Manuele I Comneno, in quanto sembrava troppo aperto verso la chiesa di Roma. Manuele I Comneno scandalizzò ancor di più il clero quando invitò un sultano selgiuchide, facendolo partecipare anche alla processione che portava l'Imperatore dalla sua reggia fino alla basilica di Santa Sofia. La chiesa disapprovò in particolare la vita privata dell’imperatore Manuele I Comneno, ricca di relazioni extraconiugali. La prima moglie di Manuele I Comneno fu Berta di Sulzbach (che con il matrimonio adottò il nome di Irene), cognata dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, Corrado III.
Sacro Romano Impero (Stemma) Berta di Sulzbach fu molto religiosa, odiava la cura del corpo e non fu in grado, agli occhi del marito e del popolo, di soddisfare i desideri di Manuele I Comneno. Berta di Sulzbach giocò però un prezioso ruolo diplomatico, rafforzando l'alleanza tra Manuele I Comneno e Corrado III, il quale venne in visita a Costantinopoli nel 1148. Dal matrimonio nacquero due figlie, Maria (la primogenita) e Anna. Agli inizi del 1144 Manuele I Comneno inviò la sua marina e il suo esercito a riconquistare i castelli vicini ad Antiochia in quanto Raimondo di Poitiers, dopo la morte di Giovanni II Comneno, si era affrettato a riprenderne possesso vanificando il suo impegno di vassallatico del padre di Manuele I Comneno. L'esercito bizantino riuscì ad espugnare i castelli e saccheggiò le campagne intorno ad Antiochia. La marina bizantina distrusse tutte le navi nemiche e prese gli abitanti che vivevano nei pressi della città, deportandoli nell'Impero. A Natale del 1144 l'atabeg turco Zengi ibn Aq Sunqur al-Hajib accorpò la contea crociata di Edessa al suo Sultanato, causando la reazione di tutti gli stati crociati. Edessa (Cartina) Raimondo di Poitiers fu costretto a chiedere perdono a Manuele I Comneno; quest'ultimo gli elargì un sussidio regolare, acconsentendo a concedergli soldati solo dopo che Raimondo di Poitiers si fu inginocchiato sulla tomba dell’imperatore Giovanni II Comneno. I problemi per Bisanzio, però, si acuirono ben presto; nello stesso Natale del 1145 Luigi VII Re di Francia, di appena venticinque anni, annunciò che sarebbe partito alla testa della Seconda Crociata. La sera del 31 marzo del 1146 egli partì da Vézelay verso Oriente. Vézelay Vézelay (Strada)
Vézelay (Cimitero)
Vézelay (Veduta aerea)
Vézelay (Basilica di Sainte Marie Madeleine) Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine (Portale) Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine - Portale (Particolare) Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine - Portale (La seconda venuta di Cristo)
Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine (Interno) Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine (Capitello) Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine - Capitello (Illustrazione) Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine (Cripta)
Vézelay - Basilica di Sainte Marie Madeleine (Veduta aerea) Vézelay (Stemma) Manuele I Comneno sapeva benissimo quali problemi avesse avuto suo nonno, Alessio I Comneno, cinquant'anni prima, con la Prima Crociata. Per non rischiare la guerra si comportò quindi allo stesso modo del suo avo, riempiendo i depositi imperiali di vettovaglie per l'esercito crociato che stava sopraggiungendo, evitando così l'esplodere di rivalità con i contadini che, in genere, venivano sottoposti a sequestri di cibo senza alcun risarcimento da parte dei crociati latini. La prima armata che arrivò fu quella tedesca, guidati da Corrado III, che era partita da Ratisbona nel maggio del 1147. Di quella armata facevano parte tra gli altri fanatici religiosi, soldati senza scrupoli e criminali, convinti all'impresa anche dalle assicurazioni di papa Eugenio III che chiunque fosse partito per la Terra Santa avrebbe ricevuto il perdono di ogni suo peccato. Eugenio III (Stemma) I crociati tedeschi, appena giunti in territorio bizantino, iniziarono nondimeno a razziare beni delle comunità rurali e a distruggere abitazioni, abbandonandosi ad atti di violenza omicida. Per questo motivo Manuele I Comneno provvide prontamente alla spedizione di soldati bizantini (per lo più Peceneghi, che scortassero i crociati tedeschi fino a Costantinopoli). Impero Bizantino (Cartina 1025) Impero Bizantino (Stemma) Impero Bizantino
(Bandiera) Bizantini - Catafratto (Miniatura) Bizantini (Miniatura)
Tra tedeschi e bizantini si ebbero numerose schermaglie ma l'armata tedesca giunse celermente nella capitale, il 10 settembre del 1147, Manuele I Comneno chiese a Corrado III di giuragli fedeltà e che ogni città che avrebbe conquistato doveva tornare all'impero bizantino, Corrado III acconsentì alle richieste di Manuele I Comneno.
Impero Bizantino (Bandiera)
Il 4 ottobre arrivò anche Luigi VII con la sua armata, ben più esperta ed ordinata di quella tedesca: ne facevano fra l'altro parte la regina di Francia Eleonora d'Aquitania ed altre dame dell'aristocrazia. Aquitania (Stemma) Aquitania (Bandiera)
Manuele I Comneno chiese anche a Luigi VII di giurargli fedeltà, ma quest'ultimo in un primo momento rifiutò, ma poi accetto. I contadini bizantini, dopo il passaggio dei crociati tedeschi, avevano ormai un atteggiamento ostile verso ogni straniero e vendevano il cibo necessario alle truppe a prezzi esorbitanti. I francesi, che fra l'altro non vedevano di buon occhio né i tedeschi né i bizantini, erano estremamente scontenti e amareggiati per la tregua sancita da Manuele I Comneno coi turchi. Manuele I Comneno affrontò tutti questi problemi con grande astuzia, tanto più necessaria in quanto i crociati rappresentavano una minaccia peggiore dei turchi, essendo in grado di spodestarlo in qualunque momento coalizzando le loro forze. Venne a sapere da alcuni suoi fidati informatori che alcuni esagitati soldati francesi e tedeschi pensavano di unire le loro forze ed attaccare Costantinopoli e, per risolvere questa situazione, l'imperatore fece spargere la voce che in Anatolia un enorme esercito turco si stava mobilitando e che, se i crociati non fossero subito sbarcati in Asia Minore, i cristiani sarebbero stati annientati dai turchi. Manuele I Comneno fece in modo che i crociati fossero riforniti di viveri, poi consigliò loro di tenersi in prossimità della costa anatolica, dal momento che quelle zone dell'Asia Minore erano ancora sotto controllo bizantino, e di stare attenti a non sprecare acqua perché in quelle zone sarebbe stato difficile trovarne dell'altra.
Dopo qualche giorno Manuele I Comneno ricevette due rapporti. Il primo lo informava che l'esercito crociato tedesco era stato affrontato dai turchi, il 25 ottobre nei pressi di Dorileo, e sterminato. L'altro diceva che la flotta del re Ruggero II di Sicilia, stava per arrivare a Costantinopoli. Sicilia - Cartina (Antica illustrazione)
Sicilia (Bandiera) La flotta siciliana era comandata da Giorgio d'Antiochia, un bizantino che era stato al servizio degli Arabi prima di passare sotto il comando di Ruggero II di Sicilia. Egli era riuscito a salire, nella corte palermitana, alla suprema carica di “amirus amiratus”, ossia generalissimo, ed era di fatto il primo ministro del regno. In pochissimo tempo i siciliani espugnarono Corfù (1147) e là lasciarono una guarnigione, così da poter difendere l'isola da attacchi bizantini e in seguito razziarono Atene e Corinto, giungendo fino a Tebe, centro dell'industria serica (seta) bizantina.
Corfù (Cartina) Corfù (Antica illustrazione)
Atene - Cartina (Antica illustrazione) Atene Atene - Cartolina Atene (Veduta dal satellite) Corinto - Grecia (Cartina) Corinto (Cartina)
Corinto Corinto (Veduta dal satellite) Corinto (Stemma) Corinto (Canale)
Corinto - Canale (Veduta aerea)
Corinto (Golfo)
Tebe - Grecia (Cartina) In tale città, oltre a rubare pezze e broccati, furono rapite tutte le migliori tessitrici dell'impero, e obbligate a lavorare per la nascente industria serica del regno Normanno. Quando Giorgio d'Antiochia tornò a Palermo da trionfatore, Manuele I Comneno si adirò enormemente e, capendo di aver urgente bisogno di alleati, pensò di rivolgersi ai veneziani. Palermo - Cartina (Antica illustrazione)
Palermo (Antica illustrazione)
Palermo Palermo - Duomo (Antica illustrazione)
Palermo (Duomo)
Palermo - Duomo (Entrata)
Palermo - Duomo (Interno)
Palermo - Duomo (Monogramma) Palermo - Duomo (Segni Zodiacali)
Palermo - Duomo (Vergine con Bambino)
Palermo - Duomo (Cripta) Palermo - Duomo (Francobollo)
Nel mese di marzo del 1148 Venezia promise di prestare aiuto a Manuele I Comneno con la sua marina per sei mesi, in cambio di più privilegi commerciali.
Venezia - Cartina (Antica illustrazione)
Venezia (Cartina) Venezia (Antica illustrazione)
Venezia Venezia - Basilica di San Marco (Pianta)
Venezia (Basilica di San Marco)
Venezia - Basilica di San Marco (Cavalli bizantini)
Venezia - Basilica di San Marco (Leone)
Venezia - Basilica di San Marco (Interno) Venezia - Basilica di San Marco (Cupola) Venezia - Basilica di San Marco (Veduta dal Campanile)
Venezia (Leone di San Marco)
Venezia (Palazzo del Doge) Venezia - Palazzo del Doge (Balcone) Venezia - Palazzo del Doge (Cortile) Venezia - Palazzo del Doge - Porta della Carta (Leone di San Marco)
Venezia - Palazzo del Doge (Scalinata dei Giganti)
Venezia - Palazzo del Doge (Interno)
Venezia (Veduta aerea) Venezia (Veduta dal satellite) Venezia (Stemma) Venezia (Gonfalone) Venezia
(Bandiera)Venezia (Bandiera) In aprile Manuele I Comneno fu pronto per la spedizione, ma la situazione precipitò all'improvviso: i cumani (popolazione balcanica) entrarono in territorio bizantino e le navi veneziane furono fermate a causa della morte del doge e di una violenta tempesta che aveva spezzato gran parte dei remi della flotta. Soltanto in autunno le marine bizantina e veneziana riuscirono a effettuare il blocco marittimo di Corfù. Nello stesso periodo Manuele I Comneno dovette andare da solo a Tessalonica (Salonicco), per incontrare un ospite molto importante, Corrado III, che stava tornando dalla Terra Santa. Tessalonica - Grecia (Cartina)
Tessalonica (Costa)
Tessalonica
Tessalonica (Torre Bianca)
Tessalonica (Rotonda di San Giorgio)
Tessalonica (Minareto) Tessalonica (Mura) Tessalonica (Veduta aerea) Tessalonica (Veduta dal satellite) Si era appena conclusa la Seconda Crociata (che fu un totale fallimento tattico e, ancor più, strategico), quando l'imperatore germanico Corrado III si ammalò ad Efeso.
Efeso Manuele I Comneno portò con sé
Corrado III a Costantinopoli e lo fece curare, tanto che nel marzo del 1148,
Manuele I Comneno gli fornì le navi per raggiungere la Palestina.
Palestina al tempo di
Cristo (Cartina) Palestina - Cartina (Antica illustrazione)
Palestina (Veduta dal satellite) I francesi riuscirono, con continui scontri armati, ad attraversare l’Anatolia. Luigi VII ormai odiava i bizantini e non tenne conto del consiglio di Manuele I Comneno di tenersi vicino alle coste, cosicché fu varie volte attaccato dai turchi. Luigi VII ne attribuì invece la colpa ai bizantini, che a suo dire lo avevano tradito a causa del trattato di pace stipulato in precedenza coi turchi. Luigi VII fu costretto pertanto ad abbandonare i crociati suoi compatrioti al loro destino ed ad imbarcarsi in Attalia. I resti di quella grande armata raggiunsero Antiochia nei giorni di Pasqua del 1148. Corrado III l'8 settembre si imbarcò su una nave diretta a Tessalonica. Manuele I Comneno saputo che Corrado III era giunto in quella città, gli inviò incontro una scorta che lo portasse a Costantinopoli. Manuele I Comneno e Corrado III erano da tempo diventati buoni amici. In quel giorno di Natale Teodora, nipote di Manuele I Comneno, sposò il duca Enrico II d'Austria, fratello di Corrado III; dopo questo matrimonio i due imperatori si accordarono per compiere una campagna in Italia. Enrico II d'Austria
Enrico II d'Austria - Statua (Parco Rathaus - Vienna - Austria)
Austria (Cartina)
Austria (Stemma) Austria (Bandiera)
Italia (Cartina) Tale campagna sarebbe iniziata in breve tempo. Dopo la partenza di Corrado III da Costantinopoli Manuele I Comneno si spostò a Corfù. L'assedio alla città, in mano normanna, durò per tutto l'inverno e si concluse con la resa degli assediati solamente nel settembre del 1149. Dopo questa vittoria Manuele I Comneno si fermò, aspettando l'arrivo del bel tempo per iniziare la campagna in Italia insieme a Corrado III. Poco tempo dopo la vittoria a Corfù, però, egli ebbe la notizia che i serbi erano in rivolta. Dopo pochissimo tempo, ricevette anche un altro rapporto con cui gli veniva comunicato che quaranta navi normanne guidate da Giorgio d'Antiochia, considerato dai bizantini un traditore, erano arrivate sotto le mura marittime di Costantinopoli ed avevano saccheggiato numerose ville patrizie lungo la costa del Bosforo, lanciando per provocazione diverse frecce sull'area del Grande Palazzo imperiale. Manuele I Comneno non dimenticò questo oltraggio (il secondo che riceveva) ma prima di tutto dovette occuparsi della rivolta in Serbia, anche perché pensava (giustamente) che dietro ad essa vi fosse l'opera di Ruggero II di Sicilia. Serbia (Cartina)
Quest'ultimo fra l'altro bloccò lo stesso Corrado III in Germania, fornendo aiuti ai bavaresi, a quell'epoca in rivolta contro l'Imperatore germanico, per impedirgli di intraprendere la campagna in Italia.
Germania - Cartina (Antica illustrazione)
Germania (Cartina)
Germania (Stemma)
Baviera (Stemma)
Baviera (Bandiera) Luigi VII Re di Francia e Ruggero II di Sicilia formarono una lega contro l'Impero Bizantino, il cui scopo fu di minare il potere di Manuele I Comneno. Luigi VII ritenne Manuele I Comneno responsabile del fallimento della Seconda Crociata, sostenendo l'accusa (falsa) che l'imperatore bizantino avesse fornito informazioni cruciali ai turchi. Ruggero II di Sicilia rivendicò Antiochia e Gerusalemme, ma i serbi ed i bavaresi furono nel frattempo sconfitti, cosicché la campagna in Italia di Corrado III poté iniziare. Venezia aveva promesso il suo appoggio marittimo all'Impero bizantino, e anche il Papa, Eugenio III sarebbe stato pronto ad appoggiare la missione (probabilmente per timore di un attacco allo Stato pontificio). Vaticano (Stemma) Vaticano (Bandiera) Per fortuna di Ruggero II di Sicilia si affacciò un nuovo problema: il 15 febbraio del 1152 Corrado III morì a Bamberga all'età di 55 anni. A Corrado III
succedette il nipote Federico I di Svevia, poi soprannominato
Federico I Barbarossa, il quale ricevette dal padre morente la raccomandazione di
rispettare il patto con Manuele I Comneno.
Federico I Barbarossa intendeva non perdere ulteriore tempo per iniziare la campagna in Italia ma dovette invece rinviarne l'inizio a causa di problemi in Germania, dove ancora doveva essere riconosciuto Imperatore dai suoi sudditi. Egli però non desiderava combattere a fianco dell'Impero bizantino e tanto meno accordarsi con essi per la spartizione dei territori eventualmente conquistati, non accettando che potesse esistere un altro Imperatore oltre a lui. Dopo un solo anno Federico I Barbarossa firmò un trattato col Papa, che sanciva la comune spartizione delle terre conquistate dell'Italia meridionale. In un anno gran parte dei protagonisti dell'epoca morirono. L' 8 luglio del 1153 Papa Eugenio III morì a Tivoli e gli succedette Papa Anastasio IV; sei mesi dopo morì San Bernardo da Chiaravalle, fautore della Seconda Crociata. Tivoli - Cartina (Antica illustrazione)
Tivoli (Cartina) Tivoli (Antica illustrazione)
Tivoli - Cascate (Antica illustrazione)
Tivoli - Cascate - Particolare (Illustrazione di Giovanni Battista Piranesi) Tivoli - Tempio di Vesta (Antica illustrazione)
Tivoli - Tempio di Vesta Tivoli - Tempio di Vesta (Cartolina)
Tivoli - Villa di Mecenate - Sotterranei - Particolare (Illustrazione di G. Battista Piranesi) Tivoli - Villa di Mecenate - Cascate (Antica illustrazione) Tivoli - Ponte Lucano e Sepolcro della Famiglia Plauzia (Antica illustrazione)
Tivoli - Tempio della Tosse (Antica illustrazione)
Tivoli Tivoli (Stemma) Il 26 febbraio del 1154 morì a Palermo Re Ruggero II di Sicilia e il suo successore fu Guglielmo I di Sicilia detto “il Malo”. Infine morì lo stesso Anastasio IV e gli succedette Adriano IV (l'unico Papa inglese nella storia). Federico I Barbarossa iniziò una campagna punitiva contro i comuni italiani del nord e, dopo aver superato altri problemi, fu incoronato Imperatore a Roma dal Pontefice. Manuele I Comneno si trovò in una situazione delicata: sapeva di non potersi più considerare alleato del Sacro Romano Impero e che l'Italia avrebbe potuto essere ripresa dall'Impero solo con la guerra. Se Federico I Barbarossa avesse attaccato il Regno di Sicilia, occorreva che l'Impero bizantino fosse rappresentato per far valere i propri diritti sulle terre dell'Italia del sud. Se invece Federico I Barbarossa non fosse entrato in azione, il farlo sarebbe toccato allo stesso Impero bizantino. Poco tempo dopo a Manuele I Comneno arrivò una notizia importante: i baroni di Puglia, che non avevano mai visto di buon occhio gli Altavilla, avevano intenzione di ribellarsi e di tornare sotto la protezione dell'aquila bizantina.
Altavilla (Stemma) Quindi Manuele I Comneno nel 1155 spedì in Italia i suoi due migliori generali: Michele Paleologo e Giovanni Ducas. La loro missione era mettersi in contatto con i baroni pugliesi e, se Federico I Barbarossa era ancora in Italia, cercare di incontrarlo e chiedergli se avrebbe appoggiato l'Impero bizantino contro il Regno di Sicilia. Appena i due generali arrivarono in Italia vennero a sapere che Federico I Barbarossa si trovava ad Ancona ed era pronto a riceverli. Ancona (Stemma) Ancona (Bandiera) Federico I Barbarossa fu disposto a schierarsi coi bizantini, ma i suoi baroni si rifiutarono di continuare la campagna in Italia. Il clima assai caldo aveva fiaccato le truppe, afflitti da un gran numero di insetti cui non erano abituati e da varie malattie che le avevano colpite. Federico I Barbarossa con rammarico si vide costretto a dire di no ai due inviati bizantini. Manuele I Comneno non si disperò. La rivolta contro gli Altavilla si stava allargando a tutto il sud Italia. Verso la fine dell'estate del 1155 il conte Roberto di Loritello, a capo della rivolta, incontrò a Vieste Michele Paleologo. I due strinsero un rapido accordo: i nobili che si erano rivoltati agli Altavilla avrebbero goduto di vantaggi economici e di potere a Costantinopoli, e il Regno di Sicilia sarebbe tornato a far parte dell'Impero bizantino. Dopo questo accordo i bizantini si unirono agli eserciti dei baroni pugliesi, pronti ad attaccare. La prima tappa fu Bari che si arrese velocemente, avvezza com'era alla presenza greca, cui apparteneva del resto la maggioranza dei suoi abitanti.
Bari (Stemma)
L'esercito siciliano di Guglielmo I di Sicilia fu decimato nei pressi di Andria. Papa Adriano IV seguiva soddisfatto il procedere dei bizantini nel Regno di Sicilia. Adriano IV preferiva assai più come confinanti i bizantini piuttosto che gli Altavilla, pensando di poter estendere più facilmente i confini dello Stato Pontificio. Le trattative per unirsi in guerra ai bizantini contro il Regno di Sicilia furono avviate verso la fine dell'estate del 1155; Adriano IV arruolò a tal fine mercenari campani. Il 29 settembre 1155 Adriano IV si mise in marcia col suo esercito. Questo fu un momento storico perché, un secolo dopo lo scisma d'Oriente, un Imperatore bizantino aveva formato una lega con il Papa. I vassalli pugliesi promettevano fedeltà all'Imperatore di Bisanzio con gioia, e lo ringraziavano per gli aiuti che avevano ricevuto. In pochissimo tempo i bizantini ed il Papa Adriano IV conquistarono tutta la Puglia e la Campania. Campania (Cartina) Se la campagna in Italia fosse continuata con tale intensità, i bizantini avrebbero annientato gli Altavilla e riconquistato tutto il sud Italia. Adriano IV avrebbe toccato con mano che i bizantini erano riusciti dove l'Impero germanico aveva mancato e Manuele I Comneno avrebbe realizzato il suo sogno: essere incoronato dal Papa Imperatore di tutto l'Impero Romano, svuotando di significato in questo modo la corona imperiale di Federico I Barbarossa. Ma Guglielmo I di Sicilia non si era ancora rassegnato: aveva perso le prime battaglie ma non la guerra, e riorganizzò il suo esercito. Ai primi del 1156 egli attraversò lo stretto con le sue forze terrestri e la sua marina che puntò su Brindisi, dove i bizantini stavano assediando la città. Brindisi (Stemma) Quando si sparse la notizia che Guglielmo I di Sicilia stava avanzando, qualche barone della Puglia scappò con i suoi uomini e i mercenari campani scelsero il momento più difficile della campagna per chiedere il raddoppio dello stipendio. Quando questi ultimi ricevettero una risposta negativa disertarono in massa. Anche Roberto di Loritello disertò, mentre Michele Paleologo era già morto in battaglia. Giovanni Ducas si trovò, con un esercito drasticamente ridotto, ad affrontare un esercito molto più numeroso del suo. Fu sconfitto e fatto prigioniero con i suoi bizantini e i ribelli normanni che non avevano disertato. Le navi dei bizantini furono catturate con le grandi quantità d'oro ed argento conquistate. Con una sola battaglia persa per i bizantini (28 maggio 1156), tutto quello che era stato fatto in un anno fu vanificato. Guglielmo I di Sicilia ebbe pietà dei prigionieri bizantini ma non dei suoi sudditi ribelli. I mercenari normanni furono uccisi perché avevano tradito la loro patria, Brindisi fu risparmiata per la sua efficace resistenza e Bari fu rasa al suolo compresa la cattedrale. Normanni Normanni (Miniatura)
Normanni (Scudo)
Palazzo dei Normanni - Palermo Palazzo dei Normanni - Entrata - Palermo
Fu risparmiata solo la Basilica di San Nicola e gli abitanti ebbero in tutto due giorni per mettersi in salvo con i propri averi. Basilica di San Nicola (Antica illustrazione)
Basilica di San Nicola Basilica di San Nicola (Portale dei Leoni)
Basilica di San Nicola (Finestra) Basilica di San Nicola (Interno) Basilica di San Nicola (Altare) Basilica di San Nicola (Cattedra dell'abate Elia)
Basilica di San Nicola (Altare d'argento)
Basilica di San Nicola (Cripta) Basilica di San Nicola (Tomba di San Nicola)
Le altre città della Puglia furono punite duramente, anche se non con l'asprezza di Bari. Manuele I Comneno aveva capito che bisognava cambiare strategia. Sebbene l'Impero bizantino ed il Sacro Romano Impero non fossero riusciti a conquistare il Regno di Sicilia, era convinto che Federico I Barbarossa avrebbe ritentato l'impresa. Se ciò fosse avvenuto, Federico I Barbarossa avrebbe potuto mirare alla conquista dell'Impero bizantino, per riunificare l'antico impero romano. Manuele I Comneno si convinse che erano molto meglio gli Altavilla nel sud Italia di Federico I Barbarossa, e per questo doveva trovare un modo per accordarsi con il Re di Sicilia. Manuele I Comneno inviò alla corte di Guglielmo I di Sicilia, Alessio, figlio del suo Gran Domestico Giovanni Axuch. Ufficialmente aveva l'incarico, come prima di lui Michele Paleologo, di prendere contatto con eventuali ribelli, di reclutare mercenari e di soffiare sul fuoco dei tumulti. Contemporaneamente i suoi ordini erano di contrattare la pace con Gugliemo I di Sicilia. I due comandi sembrano contraddittori ma non lo erano, perché quanto maggiori fossero state le difficoltà per Guglielmo I di Sicilia, tanto più Bisanzio sarebbe stata avvantaggiata nelle trattative. Alessio portò in porto le sue due missioni facilmente. Due mesi dopo il suo arrivo, Roberto di Loritello saccheggiò la Sicilia, mentre una grossa banda di briganti conquistava Capua per poi arrivare a Montecassino. Nel gennaio del 1158 i briganti riuscirono a sconfiggere un esercito degli Altavilla in uno scontro corpo a corpo. All'inizio della primavera del 1158 l'Impero bizantino concluse una pace segreta con il Regno di Sicilia. I baroni normanni ribelli, che di punto in bianco si trovavano senza più finanziamenti da parte dell'Impero bizantino, si videro costretti ad abbandonare le conquiste fatte e a cercare un signore più affidabile. Manuele I Comneno era Imperatore bizantino ormai da quindici anni e aveva combattuto in tutte le parti dell'Impero bizantino, tranne che in Cilicia.
Nell'autunno del 1158, Manuele I si incamminò quindi verso questa regione con un grande esercito. Manuele I Comneno era furibondo, perché un certo Thoros II d'Armenia (Teodorico) figlio di Leone d'Armenia, era evaso dalla prigione di Costantinopoli nel 1143, e nel 1151 aveva assassinato il governatore imperiale di Mamistra/Mopsuestia, e sette anni dopo quel delitto era ancora impunito.
Armenia (Stemma) Armenia (Bandiera) Ma il problema principale di Manuele I Comneno fu Rinaldo di Chatillon, che era principe d'Antiochia. Rinaldo di Chatillon fu secondogenito
di un nobile francese, Enrico di Chatillon, di una famiglia di piccola
nobiltà della Champagne cui apparteneva Eudes di
Chatillon, Papa Urbano II, che si arruolò nella
Seconda Crociata nell'esercito di Raimondo di Poitiers e che decise di
crearsi un feudo in Oriente, e lo trovò in Antiochia.
Champagne (Stemma) Champagne (Bandiera) Urbano II (Stemma) Forse Rinaldo di Chatillon avrebbe continuato a essere semplicemente un soldato se nel 1149 l'esercito di Raimondo di Poitiers non fosse stato accerchiato e massacrato dall'emiro Nur al-Din. Raimondo di Poitiers morì e il suo cranio fu usato come ricordo della battaglia e ricoperto d'argento, Rinaldo di Chatillon fu uno dei pochissimi a salvarsi nella battaglia. Nel 1153 Rinaldo di Chatillon sposò Costanza d'Antiochia, vedova di Raimondo di Poitiers. Rinaldo
di Chatillon promise a Manuele I Comneno, in cambio del suo riconoscimento come
Principe d'Antiochia, di consegnare Thoros II d’Armenia alla giustizia, e
invece dopo essere stato riconosciuto principe, Rinaldo di Chatillon insieme a
Thoros II d’Armenia attaccò Cipro dove francesi e armeni si abbandonarono a
devastanti saccheggi.
Cipro (Cartina) Cipro Cipro (Stemma) Cipro (Bandiera) Quindi non c'era da meravigliarsi che Manuele I Comneno partisse con un esercito desideroso di vendetta. Rinaldo di Chatillon fu in preda al panico. L'esercito bizantino era molto forte e non poteva minimamente pensare di resistere, con la prospettiva di essere spazzato via, insieme ad Antiochia, dai nemici. L'unica speranza di salvezza per lui era la sottomissione. Rinaldo di Chatillon andò quindi nell'accampamento di Manuele I Comneno vestito di tela di sacco e chiese udienza a Manuele I Comneno. Quando Manuele I Comneno lo ricevette nella sua fastosa tenda imperiale, l'Imperatore pose tre condizioni a Rinaldo di Chatillon, accettando le quali egli avrebbe avuto salva la vita: Antiochia doveva arrendersi immediatamente, doveva diventare un “thema” (Circoscrizioni) dell'impero bizantino e fornire una guarnigione a Bisanzio. Antiochia doveva inoltre mandare via il suo patriarca latino e insediarne uno ortodosso. Soltanto quando Rinaldo di Chatillon giurò di accettare tutto ciò, il conte fu congedato da Manuele I Comneno. Dopo qualche giorno arrivò da Gerusalemme Baldovino III Re di Gerusalemme. Baldovino III (Stemma) I due sovrani non si erano mai incontrati, benché Baldovino III avesse sposato Teodora, nipote di Manuele I Comneno. Manuele I Comneno propose a Baldovino III, che accettò, di partecipare ai festeggiamenti per la conquista di Antiochia. Il 12 aprile del 1159, domenica di Pasqua, Manuele I Comneno entrò trionfante ad Antiochia insieme a Baldovino III. Ci furono otto giorni di festeggiamenti e, per dimostrare la sua bontà ai suoi sudditi francesi, Manuele I Comneno organizzò un torneo (cosa sconosciuta nell'Impero bizantino), al quale partecipò persino Manuele I Comneno, facendo inorridire i suoi sudditi bizantini, che vedevano i tornei come cose per barbari. Manuele I Comneno e Baldovino III avviarono relazioni d'amicizia assai buone e, durante il torneo cui partecipò anche Baldovino III, quest'ultimo si ferì perché il suo cavallo lo disarcionò. Fu allora curato dallo stesso Manuele I Comneno, visto che l'imperatore aveva la passione della medicina ed era assai abile nell'esercitarla. Quando Manuele I Comneno partì da Antiochia, i rapporti tra Bisanzio e i crociati erano buoni come non mai, e sarebbero rimasti tali se Manuele I Comneno avesse attaccato Aleppo. Aleppo (Cartina) Aleppo (Antica illustrazione)
Aleppo (Cittadella - Antica illustrazione) Aleppo (Cittadella - Entrata - Antica illustrazione) Quando invece Manuele I Comneno arrivò col suo esercito alla frontiera tra l’Impero bizantino e il mondo musulmano, gli vennero incontro gli ambasciatori dell'Emiro Nur al-Din che offriva la pace, impegnandosi nel caso a liberare tutti i prigionieri cristiani in sua mano, il cui numero assommava a circa seimila, e ad avviare una campagna contro i turchi selgiuchidi. Manuele I Comneno accettò l'offerta e ripartì con il suo esercito, per tornare a Costantinopoli. I crociati presero l'accaduto molto male, perché avevano accolto Manuele I Comneno come un salvatore, mentre egli aveva percorso tutta l'Asia Minore con un grande esercito, senza però combattere, concludendo invece la pace con i musulmani, lasciando i crociati in balìa della loro sorte. La situazione vista da Manuele I Comneno fu però assai diversa. La Siria per i crociati fu una terra importante, mentre per i bizantini sarebbe stata solo una regione lontana, e Manuele I Comneno non si poté permettere di rimanere così tanto tempo lontano dalla sua capitale, perché nel palazzo imperiale si parlava già di una sua possibile deposizione, e si affacciavano problemi tutt'altro che lievi alle frontiere europee. Siria (Cartina)
Siria (Cartina - Antica illustrazione)
Siria (Stemma) Siria (Bandiera) Il trattato con Nur al-Din fu a tutto favore di Bisanzio, perché i crociati di Antiochia si sottomisero all'Impero bizantino solo quando furono in grave pericolo e il pericolo costituto da Nur al-Din li avrebbe mantenuti perciò fedeli all'Impero. Grazie infatti a questo patto con Nur al-Din del 1161, il sultano selgiuchide di Rum, Kilij II Arslan, dovette firmare un trattato che prevedeva che, in cambio della pace con Nur al-Din, avrebbe restituito all'Impero bizantino tutte le città di popolazione greca da lui conquistate in precedenza, la fine delle incursioni delle bande di turcomanni nell'Impero bizantino e l'impegno di fornire un contingente di soldati ogni volta che Bisanzio lo avesse richiesto. L'accordo fu suggellato a Costantinopoli. Manuele I Comneno fece di tutto per impressionare il sultano turco Kjlij II Arslan. Lo ricevette assiso su un trono imperiale tutto rivestito d'oro, incastonato di rubini e zaffiri e circondato di perle. Manuele I Comneno portava un medaglione con un rubino grande come una mela. Il sultano turco Kjlij II Arslan rimase a Costantinopoli per tre mesi. I pranzi e le cene venivano serviti su piatti d'oro e d'argento che furono poi regalati al sultano turco Kjlij II Arslan. Furono anche dati banchetti, tornei, combattimenti e persino una simulazione navale, durante la quale fu mostrata la potenza del fuoco greco, che impressionò il sultano turco Kjlij II Arslan in modo particolare. Ebbe molto meno successo lo spettacolo che offrì il sultano Kjlij II Arslan: una persona del suo seguito volle dimostrare che anche l'uomo poteva "volare". Questi indossò pertanto uno strano vestito con numerose tasche, che in teoria riempiendosi d'aria l'avrebbero dovuto sostenere, salì poi su un'alta piattaforma e si lanciò nel vuoto ma si sfracellò e, a quanto raccontano le cronache, i bizantini non riuscirono a trattenersi dal ridere. Nella zona orientale dell'Impero bizantino, Bisanzio era al massimo della sua potenza, dopo la catastrofica battaglia di Manzikert (Manzicerta) del 26 agosto 1071, vinta dal sultano dei Selgiuchidi Alp Arslan contro l'imperatore di Bisanzio Romano IV Diogene.
Alp Arslan Alp Arslan (Statua) Romano IV Diogene (Moneta) Romano IV Diogene con Cristo e Eudocia Macrembolitissa (Incisione - Parigi - Francia)
Il sultano Kjlij II Arslan aveva firmato la pace con Bisanzio e gli versava tributi annuali, come pure l'atabeg di Aleppo. La via verso la Terra Santa per i pellegrini era di nuovo aperta. Gli unici cristiani scontenti erano i crociati, a causa del mancato impegno bellico di Manuele I Comneno contro i musulmani. Nel 1159 morì l'imperatrice Irene, lasciando soltanto due figlie a Manuele I Comneno che voleva a tutti i costi un erede maschio che un giorno potesse reggere l'Impero. A Natale del 1161, Manuele I Comneno sposò Maria d’Antiochia, la bellissima figlia che Costanza d'Antiochia aveva avuto da Raimondo di Poitiers.
Il 10 febbraio 1163 morì Baldovino III Re di Gerusalemme a Beirut e, quando la notizia arrivò a Costantinopoli, Manuele I Comneno pianse sinceramente l'amico defunto. Beirut (Cartina) Beirut - Libano (Cartina) Beirut (Antica illustrazione)
Beirut (Veduta dal satellite) Beirut (Stemma) Sempre nel 1162 morì il re di Ungheria, Geza II, non lasciando alcun erede; la guerra per la successione durò fino al 1167, anno in cui Manuele I Comneno mosse contro la Dalmazia, la Bosnia e la Croazia, conquistandole. Ungheria - Cartina (Antica illustrazione) Ungheria (Cartina) Ungheresi Ungheria - Corona Santa - Globo - Scettro (Museo Nazionale Ungherese - Budapest) Ungheria - Scettro (Museo Nazionale Ungherese - Budapest) Ungheria - Corona Santa (Museo Nazionale Ungherese - Budapest) Ungheria (Stemma antico) Ungheria (Stemma) Ungheria - Stemma (Francobollo) Ungheria - Stemma (Moneta) Ungheria (Bandiera) Geza II
Geza II (Moneta)
Dalmazia (Costa)
Dalmazia (Stemma)
Bosnia (Cartina)
Croazia (Cartina) Croazia (Stemma)
Croazia (Bandiera) Di ciò pagò le conseguenze Venezia, che reagì con forza, sentendosi trascurata in campo commerciale dalle buone relazioni che Bisanzio intratteneva con Genova, Pisa e Amalfi.
Genova (Stemma) Genova (Gonfalone) Genova (Bandiera)
Pisa (Antica illustrazione)
Pisa (Stemma) Pisa (Gonfalone) Pisa (Bandiera)
Amalfi (Stemma) Manuele I Comneno ebbe però le sue ragioni a tenere Venezia fuori dai suoi ultimi affari. A Costantinopoli ormai vivevano 80.000 latini che godevano di grandi privilegi, e di questi i veneziani erano la comunità più numerosa e più insolente, tanto che Manuele I Comneno decise di punirli all'inizio del 1171, quando il quartiere genovese vicino a Costantinopoli, a Galata, fu attaccato e in gran parte incendiato. Galata (Case genovesi)
Galata (Torre)
Ordinò infatti di imprigionare tutti i veneziani che si trovavano in territorio bizantino, confiscandone le navi, i beni e le proprietà. Soltanto a Costantinopoli furono imprigionati 10.000 veneziani. Il Doge di Venezia si infuriò, pensando che l'accaduto e la susseguente punizione fossero stati organizzati a bella posta dai bizantini. Chiese perciò a tutti i veneziani all'estero di rimpatriare e li arruolò nell'esercito. Nel settembre del 1171 salparono da Venezia 120 navi, comandate da Vitale II Michiel. In Eubea questi trovò ambasciatori bizantini che offrivano la riconsegna dei beni e degli antichi privilegi ai veneziani, a patto che si recassero nella capitale. Eubea (Cartina)
Eubea (Costa) Eubea Vitale II Michiel acconsentì alla proposta degli ambasciatori recandosi a Costantinopoli, mentre la marina veneziana aspettava a Chios. Chios - Cartina (Antica illustrazione) Chios (Cartina) Chios (Costa) Chios (Antica illustrazione) Chios Chios (Strada) Durante il viaggio però sulle navi veneziane scoppiò la peste e a primavera i morti furono migliaia. Poco tempo dopo ritornarono gli ambasciatori veneziani con la notizia che l'Impero bizantino non aveva fatto loro alcuna concessione. A Vitale II Michiel non restò altro che tornare a Venezia, dove però portò con sé anche la peste e venne perciò linciato dalla popolazione, in quanto considerato colpevole della fallita spedizione punitiva contro Bisanzio. Il 24 luglio 1177 il nuovo Doge di Venezia, Sebastiano Ziani, organizzò la riconciliazione tra papa Alessandro III e Federico I Barbarossa; il disaccordo dei due, nato nel 1160 per l'intenzione di Federico I Barbarossa di dominare i comuni del nord Italia, era sfociato in seguito in guerra aperta.
Il Papa Alessandro III chiese appoggio economico a Manuele I Comneno e questi fu ben felice di accordarglielo. In seguito, nel 1166, Manuele I Comneno propose ad Alessandro III di porre fine allo Scisma d'Oriente in cambio della corona romana riunificata ma si rese conto che il progetto era inattuabile per via del parere fortemente contrario dei suoi sudditi e, inoltre, per la sua cattiva fama in Occidente. Il 15 maggio 1174 Nur al-Din morì e i turchi danishmendidi rimasero senza un protettore, esposti alla potenza dei turchi selgiuchidi. Il Sultano selgiuchide di Rum, Kilij II Arslan aveva conquistato già molti territori prima della morte di Nur al-Din e così due principi danishmendidi si recarono a Costantinopoli per chiedere la protezione di Manuele I Comneno. Nell'estate del 1176 questi si mise in marcia per raggiungere Iconio (Konya), ma fu quasi subito raggiunto dagli inviati del sultano Kilij II Arslan, con proposte di pace vantaggiose per Bisanzio. Iconio (Moschea) Iconio - Moschea (Veduta aerea)
Nonostante il parere favorevole dei suoi ufficiali Manuele I Comneno si fece convincere da una piccola minoranza di giovani principi smaniosi di coprirsi di gloria e comandò che la campagna proseguisse. Dopo la fortezza di Miriocefalo il sentiero proseguiva in una gola lunga e stretta fra i monti, dalle cui sommità i Selgiuchidi prepararono la loro trappola, bloccando tanto l'uscita quanto l'entrata. Nella stretta vallata si riversarono i pesanti carriaggi carichi di rifornimenti e le macchine da guerra, intasando il passaggio. Macchina da guerra - Ariete (Miniatura) Macchina da guerra - Balista Macchina da guerra - Balista (Miniatura)
Macchina da guerra - Catapulta Macchina da guerra - Catapulta (Miniatura) Macchina da guerra - Trabucco Macchina da guerra - Trabucco (Miniatura) A quel punto le
forze turche caricarono con la cavalleria le inermi truppe bizantine,
massacrandole senza quasi incontrare resistenza fin quando ci fu luce. A nulla
valse un tentativo di caricare con truppe fresche effettuato dall'Imperatore. A
quel punto, sebbene la disfatta di Manuele I Comneno fosse quasi scontata, il
sultano turco Kilij II Arslan offrì la pace a condizioni assai vantaggiose,
chiedendo la semplice distruzione delle fortificazioni di Dorileo e di Subleo
(il cui rafforzamento era stato completato nel 1174). Manuele I Comneno
ovviamente accettò, perdendo però ogni speranza di riprendere il controllo
dell'Asia Minore, facendo mestamente ritorno a Costantinopoli a capo della sua
invitta guardia imperiale, recando con sé i miseri resti dell'esercito. Questa
sconfitta può essere considerata, assieme alla battaglia di Manzikert (Manzicerta),
una delle più gravose per l'impero bizantino. Sebbene infatti Manuele I Comneno
poté ancora disporre di truppe sufficienti a guarnire i confini dell'impero ed
ottenere ancora in seguito successi minori, la macchina bellica creata da suo
nonno Alessio I Comneno e rafforzata dal padre Giovanni II Comneno andò
praticamente in fumo, non potendo più in alcun modo le perdite subite essere
compensate, anche a seguito dello smantellamento del sistema di reclutamento
causato dalle devastazioni turche in Anatolia, che avevano distrutto l'economia
agricola della regione, cardine della struttura amministrativa dell'Impero,
basata sui cosiddetti “themata”. Nel 1178 giunse a Costantinopoli il
conte Filippo, che stava facendo il suo viaggio di ritorno a casa dopo aver
smesso di combattere come crociato. A Costantinopoli lo accolse l'Imperatore
Manuele I Comneno con grande sfarzo e generosità. Manuele I Comneno regalò a
Filippo varie cinture d'oro e d'argento, alcuni gioielli e anche seta lavorata
da artigiani bizantini. A Filippo piacquero molto i doni di Manuele I Comneno e
gli piacque anche la sua ospitalità, tanto da trattenersi qualche mese a
Costantinopoli. A lui un giorno Manuele I Comneno chiese se il re di Francia
avesse qualche figlia da maritare. Filippo rispose che Luigi VII di Francia
aveva solo una bambina da maritare, ma non una donna. Allora Manuele I Comneno
osservò che aveva da maritare un bambino, suo figlio Alessio II Comneno, e se
il re avesse voluto mandare a Costantinopoli sua figlia, sarebbero state
celebrate subito le nozze con Alessio II Comneno, e sarebbe diventata così in
futuro “basilissa”
(Imperatrice). Manuele I Comneno aggiunse che non avrebbe potuto trovare un
miglior gentiluomo del Re di Francia, offrendosi in caso di risposta positiva di
inviare i suoi migliori uomini per scortarla a Costantinopoli. Filippo rispose
offrendosi come mediatore della proposta nuziale. Quando verso la fine del 1178
Filippo partì, Manuele I Comneno gli affidò una scorta dei suoi uomini
migliori, provvisti di doni da offrire al re di Francia Luigi VII. Quando
Filippo arrivò in Francia, chiese subito udienza al re per presentargli la
proposta di Manuele I Comneno.
Francia - Cartina (Antica
illustrazione)
Luigi VII se ne rallegrò ed
acconsentì e subito fece preparare sua figlia Agnese di Francia perché
partisse alla volta di Costantinopoli. Nel 1180 Manuele I Comneno colse un
ultimo successo diplomatico prima della morte: in quell'anno vennero celebrate
le nozze di suo figlio Alessio II Comneno, di dieci anni, con la principessa
francese Agnese di Francia, di nove. Due mesi dopo Manuele I Comneno si ammalò
gravemente e morì il 24 settembre dello stesso anno. Fu seppellito in una tomba
a sette pinnacoli nella necropoli della famiglia dei Comneni, detta del “Pantocratore Costantinopolitano”.
All'epoca si osservò che mai un uomo ebbe una sepoltura così sfarzosa. Eppure
a Costantinopoli le manifestazioni di cordoglio furono assai contenute, in
quanto i suoi sudditi non apprezzarono il modo in cui egli aveva accolto le
tradizioni occidentali; i costumi, i tornei e addirittura l'architettura erano,
secondo i suoi sudditi, cose da barbari e non si addicevano all'Imperatore di
Bisanzio. Manuele I Comneno lasciò le casse dell'Impero bizantino a secco e
dopo di lui nessun Imperatore mostrò le sue doti politiche e la sua energia,
fino alla caduta di Costantinopoli nelle mani dei Crociati, nella famigerata
Quarta Crociata del 1204.
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