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MONGOLI |
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Intorno all'anno Mille, le steppe dell'Asia centrale erano abitate da tribù nomadi o seminomadi di pastori. Essi vivevano al riparo di tende (Yurt), si spostavano a cavallo, vestivano con pelli di animali e si nutrivano di carne, di latticini e di bevande fermentate. Si spostavano continuamente in cerca di nuovi pascoli e per compiere razzie.
Mongoli (Cartina Impero mongolo 1300-1405)
Mongoli (Cartina Impero mongolo XIII secolo) Mongoli
Mongolo cavaliere uccide un drago Mongoli (Sciamani) Mongoli - Principe e Regina (Miniatura)
Mongoli - Comandante con stendardo (Miniatura) Mongoli - Comandante (Miniatura) Mongoli - Comandanti (Miniatura) Mongoli - Cavaliere (Miniatura) Mongoli - Cavalieri (Miniatura) Mongoli - Cavalieri pesanti (Miniatura)
Mongoli - Orda (Miniatura)
Mongoli (Miniatura)
Mongoli (Francobollo) Mongoli (Accampamento) Mongoli (Yurt)
Mongoli - Yurt (Miniatura)
All'inizio del XIII secolo, si affacciò sulla scena mondiale la figura di Genghis Khan, il cui appellativo significava "sovrano oceanico, universale". Egli riunì sotto il proprio comando tutte le genti mongole e le guidò verso ovest alla conquista del mondo.
Le orde mongole conquistarono la Cina settentrionale (1212) poi si riversarono verso la Russia e la Persia: nel 1223 i Mongoli sconfissero i principi russi sul fiume Kalba. La conquista fu proseguita dal figlio di Genghis Khan, Ogodei Khan (1227-1241).
Ogodei Khan Ogodei Khan (Cartina Impero mongolo - 1227)
Conquistate la Persia e la Corea, i Mongoli travolsero la Russia, espugnando Mosca (1238) e Kiev (1240); un anno dopo, la loro furia si rivolse sull'Europa. Mongoli assediano la città di Kiev Mongoli invadono la città di Suzdal Distrutta Cracovia, e massacrati i suoi abitanti (1241) i Mongoli invasero la Slesia, ma qui furono respinti dalla strenua resistenza opposta da un esercito formato da cavalieri Teutonici, Templari e Polacchi (Liegnitz) nella quale morì Enrico II il Pio duca di Slesia.
Liegnitz (Antica illustrazione)
Liegnitz (Stemma) Mongoli nella battaglia di Liegnitz
Mongoli nella battaglia di Liegnitz contro i Cavalieri Teutonici
Enrico II il Pio duca di Slesia
Enrico II il Pio duca di Slesia con sua madre Santa Edvige
Mongoli portano la testa di Enrico II il Pio duca di Slesia su una lancia davanti le mura di Liegnitz Slesia - Cartina (Antica illustrazione)
Slesia (Cartina) Slesia (Stemma) Slesia (Bandiera) Assalirono allora l'Ungheria e la Croazia, giungendo a lambire le sponde dell'Adriatico. Mongoli (Cartina invasione dell'Ungheria 1241-1242)
Solo l'improvvisa morte di Ogodei Khan (1241), che indusse i Mongoli a ritirarsi, salvò l'Europa da un ineluttabile sfacelo. Ovunque i Mongoli seminarono morte e distruzione. Spietati massacratori, devastavano, uccidevano, saccheggiavano, stupravano. La loro arma più efficace fu il terrore che erano capaci di suscitare con il loro terribile aspetto, con la fama delle loro azioni atroci, con il loro insopportabile fetore. Ma le loro vittorie erano soprattutto dovute alla loro abilità di guerrieri e alla loro originale arte bellica. Formidabili arcieri a cavallo, attaccavano improvvisamente e poi velocemente scomparivano. Racconta Marco Polo che la loro tecnica principale consisteva nel ritirarsi e farsi inseguire, per poi voltarsi inaspettatamente per attaccare il nemico esausto; i loro cavalli erano addestrati per cambiare rapidamente direzione, voltandosi "qua e là come farebbe un cane". Mongoli in marcia
Mongoli in battaglia
Mongoli (Arciere)
Mongoli - Arciere (Miniatura) Mongoli - Arcieri (Miniatura) Mongoli (Arciere a cavallo)
Mongoli - Arciere a cavallo (Miniatura) Mongoli (Arcieri a cavallo)
Mongoli - Arcieri a cavallo (Miniatura) Mongoli (Armatura)
Mongoli (Vestiario) Mongoli (Archi) Mongoli (Arco) Mongoli (Armi)
Mongoli (Elmo) Mongoli (Elmo con scudo)
Mongoli (Porta arco e frecce) Mongoli (Sella)
La morte di Ogodei Khan non arrestò l'impeto dei Mongoli. I suoi successori sottomisero i Turchi selgiuchidi (1243); il 14 Febbraio 1258 Hulagu Khan conquista Baghdad, capitale dell'impero islamico.
Mongoli conquistano Baghdad con macchine da guerra Hulagu Khan
Hulagu Khan conquista Baghdad 14 febbraio 1258
La spinta espansionistica non fu mai arrestata, e i Mongoli dominarono l'impero più grande della storia, che si estendeva dai Balcani al Mar Giallo, dal Golfo Persico alla Siberia. Mongoli (Cartina razzie in Siria e Palestina 1260) Per circa un secolo il dominio dei Mongoli conferì unità e stabilità al continente asiatico; placata la furia distruttrice, iniziò il periodo della cosiddetta pace mongolica.
Si svilupparono i commerci tra Occidente e Oriente. In prima fila fu Venezia. Un mercante veneziano, Marco Polo, soggiornò per anni in Cina, descrivendone con dovizia di particolari le usanze nella sua celebre opera, il Milione. Inizialmente sciamanisti, cioè dediti a pratiche di stregoneria e magia, i Mongoli si convertirono alla religione islamica e buddhista, malgrado dei missionari europei tentarono di convertirli al cristianesimo.La pace mongolica si dimostrò effimera, allorché comparve sulla scena un nuovo capo carismatico, Tamerlano, che voleva emulare le gesta di Genghis Khan. Tra il 1364 e il 1370 egli conquistò l'intera Transoxania; invase poi Iran, Mesopotamia, Armenia e Georgia e compì ripetute incursioni in Russia e Lituania. Nel 1389-95 attaccò il khanato dell'Orda d'Oro, nel 1398 invase l'India, occupando Delhi e massacrandone gli abitanti. Nel 1401 sottrasse la Siria ai Mamelucchi, saccheggiò Damasco e devastò Baghdad. L'anno successivo piegò il sultano ottomano Bayazid I. Morì nel 1405 mentre pianificava l'invasione della Cina. I suoi discendenti, i Timuridi, governarono l'Iran e la Transoxania fino agli inizi del XVI secolo; uno di essi, Babur, nel 1526 fondò la potente dinastia indiana dei Moghul destinata a regnare fino al 1858. Mongolia (Cartina)
La leggenda Nell'immaginario dell'Europa cristiana i Mongoli presero i connotati diabolici di Gog e Magog, le nazioni dell'Anticristo. Magog fu citato per la prima volta in Genesi, 10, 2 tra i figli di Iafet. Ricompare poi come toponimo, accoppiato a Gog, in Ezechiele, 38-39, dove i due nomi sono impiegati per designare i popoli selvaggi del Settentrione chiamati a eseguire la giustizia divina ma destinati infine ad essere sconfitti e annientati. In Apocalisse, 20, 7-10 il binomio indica le tribù devastatrici sedotte da Satana che allo scadere del millennio dilagheranno furiose dai quattro canti della terra stringendo d'assedio la città santa e l'accampamento dei santi. D'altra parte, i popoli maledetti delle Scritture presentano tratti che si riscontrano perfettamente nei barbari delle steppe: i nemici di Israele vengono dagli estremi quadranti settentrionali e procedono a cavallo, armati di archi e frecce. Scrive Ezechiele: "et venies de loco tuo a lateribus aquilonis tu et populi multi tecum ascensores equorum universi coetus magnus et exercitus vehemens" (38, 15); "et percutiam arcum tuum in manu sinistra tua et sagittas tuas de manu dextera tua deiciam" (39, 3). I Mongoli furono descritti dagli autori delle cronache dell'epoca come una stirpe maledetta di fetidi demoni antropofagi vomitati dalle viscere infernali. Il loro numero è infinito. Per Giovanni le orde di Gog e Magog sono numerose "sicut harena maris" (Apocalisse, 20, 7); nei Chronica majora di Matteo di Parigi, a proposito dell'orda mongola, si parla di "exercitus infinitus". Gli autori occidentali insistono sulla crudeltà animalesca dei Mongoli. Scrive Ivo di Narbona che i Mongoli "si cibavano di carne umana, come se fosse un piatto squisito e consideravano una vera e propria leccornia i seni delle ragazze". Per Matteo di Parigi si trattava di "esseri umani che assomigliano a bestie e si devono chiamare piuttosto mostri che uomini, che hanno sete di sangue e ne bevono; che cercano e divorano la carne dei cani e persino la carne umana". Poiché paiono esseri terrificanti, gli Europei li chiamano spesso Tartari, che evoca scenari infernali e demoniaci perché il Tartaro è il luogo più profondo dell'Inferno. "Se i Tartari verranno, noi li ricacceremo in quel Tartaro dal quale sono venuti", affermava un sovrano francese; gli fa eco Matteo di Parigi: "exeuntes ad instar daemonum solutorum a Tartaro, ut bene Tartari, quasi tartarei, nuncupentur". |
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