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PASQUALE
II |
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| Pasquale II, nato Rainerio
Raineri (morì a Roma il 21 gennaio 1118), fu Papa dal 1099 alla sua morte. Figlio del castellano locale, nacque a Bleda, frazione di Santa Sofia, nell'Appennino forlivese. A lungo, dopo la sua morte, i luoghi della sua nascita furono meta di pellegrinaggio.
Dopo essere divenuto monaco cluniacense, venne nominato prete cardinale di San Clemente da Papa Gregorio VII attorno al 1076, e consacrato Papa, in successione ad Urbano II, il 19 agosto 1099, con il nome di Pasquale II. Nella lunga lotta contro gli imperatori per le investiture, portò avanti con zelo la politica Ildebrandina, ma solo con parziale successo. Nel 1104 Pasquale II riuscì ad istigare il secondogenito dell'imperatore che si ribellò contro il padre, ma ben presto scopri che Enrico V era ancor più insistente nel mantenere il diritto di investitura, di quanto non lo fosse stato Enrico IV. Sacro Romano Impero (Stemma) La Dieta imperiale di Magonza invitò (gennaio 1106) Pasquale II a visitare la Germania e appianare il problema, ma Pasquale II nel Concilio di Guastalla (ottobre 1106) rinnovò semplicemente la proibizione all'investitura.
Germania - Cartina (Antica illustrazione)
Germania (Cartina) Germania (Stemma) Germania (Bandiera) Nello stesso anno portò a termine la lotta per le investiture in Inghilterra, nella quale Anselmo, arcivescovo di Canterbury, si era impegnato contro Enrico I d'Inghilterra, mantenendo per sé il diritto esclusivo di investire con l'anello e il bastone vescovile, ma riconoscendo la nomina reale per i benefici vacanti e i giuramenti di fedeltà dei domini temporali.
Inghilterra - Cartina (Antica illustrazione) Inghilterra (Cartina) Inglese - Arciere Inglesi - Arcieri in battaglia Inglese - Cavaliere Inglesi - Cavalieri in battaglia Inglese - Guerriero Inglesi - Guerrieri
Inglese - Arciere (Miniatura) Inglesi - Arcieri (Miniatura)
Inglese - Cavaliere (Miniatura) Inglesi - Cavalieri con stendardo (Miniatura) Inglese - Guerriero con stendardo (Miniatura) Inglese - Guerriero (Miniatura)
Inglesi - Guerrieri (Miniatura)
Inglesi - Arcieri con stendardo (Miniatura) Inghilterra (Stemma) Inghilterra (Bandiera) Pasquale II si recò in Francia alla fine del 1106 per cercare la mediazione di Filippo I Re di Francia e del Principe Luigi nella lotta imperiale, ma i suoi negoziati non diedero risultati e fece ritorno in Italia nel settembre del 1107.
Francia - Cartina (Antica illustrazione) Francia (Cartina)
Francese (Cavaliere)
Francesi - Cavalieri
Francesi - Cavalieri in battaglia - XV secolo Francesi - Cavalieri di Outremer Francesi - Cavalieri di Outremer in battaglia Francesi - Cavalieri di Outremer in battaglia contro i Saraceni
Francesi - Guerrieri in battaglia
Francese - Guerriero di Outremer con stendardo
Francesi - Cavalieri di Outremer con stendardi (Miniatura) Francese - Cavaliere (Miniatura) Francese - Cavaliere con stendardo (Miniatura)
Francese - Guerriero con stendardo (Miniatura)
Francese - Guerriero (Miniatura) Francese - Guerriero di Outremer (Miniatura) Francese - Guerriero di Outremer con stendardo 1250 (Miniatura)
Quando Enrico V avanzò con un armata in Italia allo scopo di essere incoronato, Pasquale II acconsentì ad un accordo (febbraio 1111), in base ai termini del quale la Chiesa doveva cedere tutti i possedimenti e i diritti che aveva ricevuto dall'impero e dal regno d'Italia sin dai tempi di Carlo Magno, mentre Enrico V da parte sua avrebbe rinunciato all'investitura laica. I preparativi per l'incoronazione vennero fatti per il 12 febbraio 1111, ma i romani sorsero in rivolta contro l'accordo, ed Enrico V si ritirò portando con se Pasquale II e la curia. Dopo sessantuno giorni di dura prigionia, Pasquale II si arrese e garantì l'investitura all'imperatore. Enrico V venne quindi incoronato in San Pietro il 13 aprile, e dopo aver preteso la promessa che nessuna vendetta sarebbe stata tentata per quello che era accaduto, si ritirò al di la delle Alpi. Il partito Ildebrandino venne comunque incitato ad agire; un concilio in Laterano del marzo 1112 dichiarò nulle le concessioni estorte con la violenza; un concilio tenuto a Vienna in ottobre scomunicò Enrico V e Pasquale II ne sancì le decisioni. Nel 1113, Pasquale II riconobbe l'ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, il più antico degli ordini religiosi cavallereschi. Verso la fine del pontificato ricominciarono i problemi in Inghilterra, Pasquale II si lamentò (1115) che i concili venivano tenuti e i vescovi venivano traslati, senza la sua autorizzazione, e minacciò Enrico I con la scomunica. Alla morte della Contessa Matilde di Canossa, che aveva lasciato tutti i suoi territori alla Chiesa (1115), Enrico V improvvisamente li pretese come feudi imperiali e costrinse Pasquale II a fuggire da Roma. Pasquale II ritornò dopo il ritiro di Enrico V all'inizio del 1118, ma morì nel giro di pochi giorni il 21 gennaio di quell'anno.
Pasquale II era uomo particolarmente superstizioso, ossessionato dai corvi che volteggiavano sul noce secolare piantato nelle adiacenze della tomba dei Domizi Enobarbi. Egli era terrorizzato dall'idea che quei corvi fossero demoni in attesa della reincarnazione dell'imperatore Nerone, da secoli identificato come l'anticristo. La convinzione di Pasquale II era nata dallo strampalato sillogismo di alcuni autori cristiani (Vittorino, Commodiano e Sulpicio Severo) , che avevano messo in relazione il passo 13-15 dell' Apocalisse di Giovanni "Bestia il cui numero è 666" con il fatto che sommando il valore numerico delle lettere che compongono le parole "Nerone Cesare" in lingua ebraica si ottiene il medesimo numero. Per nulla impressionato da tali sciocchezze, il popolino di Roma continuava, nella ricorrenza della morte (9 giugno), a portare fiori sulla tomba di Nerone; l'imperatore che più aveva amato e maggiormente rimpianto, nonostante che dalla sua scomparsa (68) fosse ormai trascorso più d'un millennio. Forse per timore dei demoni, più credibilmente, per impedire l'omaggio popolare a colui che la Chiesa aveva bollato come anticristo, papa Pasquale II fece radere al suolo il mausoleo, tagliare il noce e, al loro posto, erigere una cappella, nucleo originario di quella che oggi è la chiesa di Santa Maria del Popolo, in Piazza del Popolo a Roma. Al fine di placare il malcontento popolare per la profanazione, venne diffusa la voce che i resti di Nerone fossero stati traslati in un mausoleo sulla via Cassia, ben fuori dalle mura cittadine. Forse le autorità speravano nella distanza per scoraggiare l'annuale pellegrinaggio che, al contrario, continuò. Tant'è che a tutt'oggi la zona è denominata Tomba di Nerone, sebbene l'epigrafe latina citi i proprietari: Publio Vibio Mariano e la di lui consorte Regina Massima. Pasquale II (Stemma) |
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