PROCESSO AI CAVALIERI TEMPLARI

 
                                                                               
 

L'ultimo capitolo dell'esistenza dei Cavalieri Templari comincia nel 1305 quando un certo De Floryan, venuto in rapporti con un cavaliere estromesso dall'Ordine, chiede ed ottiene un'incontro con Guglielmo di Nogaret, primo consigliere del Re di Francia Filippo IV Il Bello.
Nell'occasione De Floryan racconta di strani riti d'ingresso all'interno dell'Ordine e del compimento di atti antireligiosi da parte degli stessi cavalieri.
La sete di rivalsa dello stesso Guglielmo di Nogaret nei confronti dell'Ordine per la condanna al rogo del nonno e il desiderio da parte del Re Filippo IV il Bello di appropriarsi delle fortune accumulate dai Cavalieri Templari misero in atto un meccanismo di rivolta internazionale religiosa e politica contro
l'Ordine stesso. Filippo IV il Bello e Guglielmo di Nogaret, una volta convinto il Consiglio di stato, diedero l'ordine ai procuratori di Francia di arrestare tutti i Cavalieri Templari.

I capi di accusa furono quelli di aver rinnegato il Cristo, di aver sputato sulla Croce, di praticare la sodomia e di adorare un idolo dalla testa barbuta chiamato Bafometto (probabilmente un'immagine raffigurante Gesù Cristo).
Il Grande Inquisitore di Francia Guglielmo d'Imbert procedette agli interrogatori, e i suoi aguzzini cominciarono a torturare tutti quei Cavalieri Templari che si ostinavano a negare ogni accusa.

Papa Clemente V si fece sentire criticando in maniera decisamente velata l'operato del Re Filippo IV il Bello che, dal canto suo, era già in possesso di una grande quantità di confessioni firmate sotto giuramento (e sotto tortura) da parte dei cavalieri, compresa quella del Gran Maestro Jacques de Molay. Vista la situazione a Clemente V non rimase che ordinare l'arresto dei Cavalieri Templari in tutto il territorio europeo.
Solo in Germania e in Portogallo venne rispettata l'autorità dell'Ordine e conseguentemente prosciolto da ogni accusa. Il Papa Clemente V, il 12 agosto del 1308 destituì i tribunali
civili sostituendoli con tribunali ecclesiastici formati da Vescovi, condannando di fatto i Cavalieri Templari.

Infatti la sede del tribunale fu collocata a Parigi ormai influenzata dal Re Filippo IV il Bello che pilotò, diresse e minacciò gli stessi vescovi.
Il processo volse al peggio per i Cavalieri Templari e Clemente V con la Bolla del 3 aprile 1312 emanata al Concilio di Vienna soppresse l'Ordine e tutte le sue istituzioni.
Decise di affidare i beni e le proprietà dei Cavalieri Templari ai Gerosolimitani, in seguito tassati all'inverosimile da Filippo IV il Bello per le spese sostenute per il mantenimento dei Cavalieri Templari in carcere.

Il processo ai singoli imputati diede libertà agli innocenti, il carcere a vita a chi si ostinava a negare le accuse e la condanna a morte per i colpevoli dichiarati.
A queste decisioni si ribellò il Gran Maestro Jacques de Molay che ritrattò la sua colpevolezza accusando di corruzione lo stato francese e inneggiando alla purezza di tutte le azioni dei Cavalieri Templari.
Prima di morire sul rogo chiese al suo boia che gli fossero slegate le mani per giungerle in preghiera.
Arso vivo alle spalle di Notre Dame si dice che il suo mantello non venne consumato dalle fiamme.
Lo stesso anno morirono sia il Papa Clemente V che il Re Filippo IV il Bello.