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RAIMONDO III DI TRIPOLI |
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(Conte di Tripoli 1140 – 1187) |
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| Raimondo III di Tripoli (1140
- 1187) fu Conte di Tripoli dal 1152 al 1187 e Principe di Galilea e
Tiberiade per diritto dopo aver sposato Eschiva di Bures. Raimondo III di Tripoli (Sigillo) Raimondo III di Tripoli (Moneta)
Gerusalemme (Stemma) Toulouse (Cartina - Antica illustrazione) Toulouse (Antica illustrazione)
Toulouse Toulouse (Veduta aerea) Toulouse (Stemma) Toulouse (Stemma - Francobollo)
In seguito venne anche conosciuto con il nome di “Raimondo il Giovane” per distinguerlo da suo padre. Nel 1160 l'Imperatore bizantino Manuele I Comneno annunciò di cercare una unione matrimoniale con una nobile proveniente dai regni crociati. Impero Bizantino (Bandiera)
Le due candidate furono Melisenda di Tripoli, sorella di Raimondo III di Tripoli, e la principessa Maria d'Antiochia, figlia di Costanza d'Antiochia. Inizialmente l'imperatore bizantino sembrò preferire proprio Melisenda di Tripoli offrendo così una grandissima dote a favore anche di Raimondo III di Tripoli, tuttavia gli emissari bizantini vennero a conoscenza di alcune voci secondo le quali né Melisenda né Raimondo III di Tripoli fossero figli legittimi di Raimondo II di Tripoli, per cui la promessa di matrimonio fu sciolta in favore della seconda candidata. Sentendosi privato ingiustamente di quanto promessogli, Raimondo III di Tripoli nutrì un feroce sentimento di vendetta nei confronti di Bisanzio, e assoldò flotte di pirati per assalire e saccheggiare l'isola di Cipro, sotto la giurisdizione bizantina. Cipro (Cartina)
Cipro
Sua sorella Melisenda di Tripoli, d'altro canto, entrò in convento per la grande vergogna dove morì molto giovane. Nel 1164 Raimondo III di Tripoli, insieme al suo alleato Boemondo III di Antiochia marciarono con i loro eserciti per spezzare l'assedio di Harim lanciato dal reggente di Siria Nur al-Din. Boemondo III di Antiochia (Sigillo) Boemondo III di Antiochia (Moneta)
Il 12 agosto 1164 nella battaglia di Harim le armate cristiane vennero sconfitte e sia Raimondo III di Tripoli che Boemondo III di Antiochia, insieme ad altri principi cristiani (Joscelin III di Edessa, Ugo VIII di Lusignano) vennero fatti prigionieri e condotti ad Aleppo. Aleppo (Cartina) Aleppo Aleppo (Antica illustrazione)
Aleppo (Cittadella)
Aleppo (Cittadella - Mura) Aleppo (Cittadella - Torre) Aleppo (Cittadella - Entrata)
Aleppo (Cittadella - Entrata - Iscrizione araba) Aleppo (Cittadella - Entrata - Porta - Decorazioni) Aleppo (Cittadella - Porta dei due leoni) Aleppo (Cittadella - Porta dei serpenti) Aleppo (Cittadella - interno) Aleppo (Cittadella - interno - Mura)
Aleppo (Cittadella - Decorazioni)
Aleppo (Cittadella - Palazzo Reale - Entrata) Aleppo (Cittadella - Sala dei Re - Entrata) Aleppo (Cittadella - Sala dei Re - Interno) Aleppo (Cittadella - Sala dei Re - Cupola) Aleppo (Cittadella - Sala dei Re - Decorazioni) Aleppo (Cittadella - Masjid al Zaher - Grande moschea) Aleppo (Cittadella - Masjid al Zaher - Grande moschea - Scalinata) Aleppo (Cittadella - Masjid al Zaher - Grande moschea - Interno) Aleppo (Cittadella - Rovine) Aleppo (Veduta dalla Cittadella) Aleppo (Cittadella - Veduta aerea) Aleppo (Umayyad moschea) Aleppo (Umayyad moschea - Interno) Aleppo (Umayyad moschea - Decorazioni) Aleppo (Umayyad moschea - Minareto) Aleppo (Anfiteatro) Aleppo (Case) Aleppo (Minareto)
Aleppo (Veduta aerea) Raimondo III di Tripoli rimase prigioniero ad Aleppo fino al 1173 quando venne liberato dietro un riscatto di 80.000 pezzi d'oro e grazie anche all'intervento di re Amalrico I di Gerusalemme che tenne la reggenza della Contea di Tripoli in sua assenza e restituendola a Raimondo III di Tripoli con grande lealtà dopo la sua liberazione. Tripoli (Cartina) Tripoli (Antica illustrazione)
Tripoli (Costa) Tripoli Tripoli (Case) Tripoli (Strada) Tripoli (Castello di Raimondo di Saint Gilles) Tripoli (Castello di Raimondo di Saint Gilles - Entrata) Tripoli (Castello di Raimondo di Saint Gilles - Interno) Tripoli (Castello di Raimondo di Saint Gilles - Veduta dal Castello) Tripoli (Castello di Raimondo di Saint Gilles - Veduta aerea)
Tripoli (Gurgi moschea) Tripoli (Gurgi moschea - Entrata) Tripoli (Gurgi moschea - Interno) Tripoli (Taynal moschea) Tripoli (Taynal moschea - Entrata) Tripoli (Taynal moschea - Interno) Tripoli (Taynal moschea - Veduta aerea) Tripoli (Veduta aerea) Nel 1174 Amalrico I di Gerusalemme morì e ad esso succedette suo figlio, il giovane Baldovino IV malato di lebbra. Milo di Plancy nobile e siniscalco di Gerusalemme, rivendicò a sé la reggenza del regno, ma la prontezza di Raimondo III di Tripoli nel chiedere di diventare a sua volta balivo ovvero “reggente” del regno impedirono che la corona di Gerusalemme cadesse nelle mani di un solo individuo. Le rivendicazioni di Raimondo III di Tripoli vennero supportate da Boemondo III di Antiochia e da molti altri nobili del regno, soprattutto anche per il fatto che Raimondo III di Tripoli era il parente più prossimo del giovane re malato Baldovino IV, in quanto cugino di primo grado di suo padre. Nell'ottobre del 1164 Milo di Plancy venne assassinato ad Acri lasciando Raimondo III di Tripoli unico reggente di Baldovino IV. Le successive nozze con Eschiva di Bures, Principessa di Galilea e vedova di Walter di Saint-Omer di Tiberiade gli consentirono di guadagnare il controllo di gran parte del territorio settentrionale del Regno di Gerusalemme, soprattutto della fortezza di Tiberiade lungo il Lago di Galilea. Tiberiade (Cartina) Tiberiade (Antica illustrazione)
Tiberiade (Lago - Antica illustrazione)
In qualità di balivo egli nominò Guglielmo di Tiro cancelliere del regno di Gerusalemme nel 1174 e nel 1175 lo elesse arcivescovo di Tiro.
Nel 1176 Raimondo III di Tripoli si ritirò dalla carica di reggente dopo aver organizzato il matrimonio di Sibilla di Gerusalemme, sorella di Baldovino IV, con Guglielmo Lungaspada, Conte di Jaffa ed Ascalona, il quale morì subito dopo nel 1177 non prima di aver lasciato Sibilla in attesa di un figlio, il futuro Baldovino V. Jaffa (Cartina) Jaffa (Antica illustrazione)
Ascalona
Ascalona (Mura - Rovine - Antica illustrazione) Amalrico I di Gerusalemme aveva contratto due matrimoni, uno con Agnese di Courtenay, ora sposata a Rinaldo di Sidon, e uno con l'attuale vedova Maria Comnena che aveva sposato in seconde nozze Baliano di Ibelin nel 1177. Courtenay (Stemma) La figlia di Agnese di Courtenay, Sibilla, era in età adulta e madre di un figlio maschio, per cui era in posizione favorevole per succedere a suo fratello, tuttavia la figlia di Maria Comnena Isabella godeva del fondamentale appoggio della famiglia degli Ibelin, una delle dinastie più importanti dei regni crociati. L'atteggiamento di Raimondo III di Tripoli in questa lotta di fazioni fu difficile e controverso. Come parente più prossimo del re defunto egli aveva delle proprie prerogative sul trono di Gerusalemme, tuttavia, nonostante sua moglie avesse avuto molti figli dalla prima unione, non aveva concepito alcun legittimo erede per Raimondo III di Tripoli e questo sembrò essere il motivo che fece recedere Raimondo III di Tripoli da reclamare per sé il trono conteso. Per questo egli agì in favore ed in stretta collaborazione con la fazione degli Ibelin, trovando però grandi resistenze in Baldovino IV che confidava molto su sua madre e su suo fratello, Joscelin III di Edessa, che non aveva diritto alcuno sul trono di Gerusalemme. Edessa (Cartina) Edessa (Cittadella) Edessa Edessa (Stagno di Abramo)
Nel 1179 Raimondo III di Tripoli iniziò delle trattative per indurre Sibilla, sorella di Baldovino IV, a sposare Ugo III di Borgogna, ma nella primavera del 1180 le sue manovre furono ormai ad un punto morto, fu così che Raimondo III di Tripoli, insieme a Boemondo III di Antiochia, marciò su Gerusalemme per indurre il sovrano a far contrarre a sua sorella un matrimonio con un pretendente locale, favorevole a Raimondo III di Tripoli, nella persona di Baldovino di Ibelin, fratello maggiore di Baliano di Ibelin.
Tuttavia la prontezza del re malato vanificò le mosse di Raimondo III di Tripoli, organizzando l'unione matrimoniale di sua sorella Sibilla con Guido di Lusignano, fratello minore del futuro sovrano Amalrico II, e conestabile del regno.
Amalrico II (Moneta)
La scelta di Baldovino IV non fu dettata solo dalla volontà di affrancarsi dalle pressioni di Raimondo III di Tripoli e degli altri principi del regno, ma anche quella di cercare nuove forze grazie al legame di Guido di Lusignano in qualità di vassallo del Re di Francia Filippo II Augusto e del legame di Sibilla con il sovrano inglese Enrico II, il quale aveva promesso al papa Alessandro III un pellegrinaggio in Terra Santa in segno di penitenza.
Di
fronte alla prontezza di Baldovino IV, Raimondo III di Tripoli preferì
indietreggiare senza entrare a Gerusalemme. Tuttavia nel 1182 Baldovino IV,
gravemente malato e impossibilitato a sostenere il peso della reggenza,
nominò Guido di Lusignano balivo, suscitando le proteste di Raimondo III di
Tripoli, e quando Guido di Lusignano si dimostrò incapace del suo incarico,
lo stesso Baldovino IV elesse Raimondo III di Tripoli balivo l'anno
successivo facendogli dono dei possedimenti di Beirut. In seguito Baldovino
IV e Raimondo III di Tripoli, con la benedizione dell'Alta Corte di
Gerusalemme, il consiglio dei feudatari del regno, si accordarono per
nominare Baldovino di Monferrato, figlio di primo letto di Sibilla, come suo
erede legittimo. Nel 1183, l'erede del regno Baldovino di Monferrato, ancora
bambino, venne incoronato con il titolo di Baldovino V, in una cerimonia
presieduta dallo stesso Raimondo III di Tripoli, con l'accordo che se il
fanciullo fosse morto prima di raggiungere la maggiore età, la reggenza del
regno sarebbe passata ai suoi più legittimi eredi, fintanto che il re di
Francia e d'Inghilterra, insieme al Pontefice non avessero dipanato la
matassa delle rivendicazioni tra Sibilla e Isabella. Baldovino IV morì nella
primavera del 1185 e a lui, secondo gli accordi, succedette suo nipote
Baldovino V, con Raimondo III di Tripoli in qualità di balivo, carica che
tuttavia affidò allo zio materno del giovane, Joscelin III di Edessa,
asserendo di non voler attirare su di sé alcun sospetto sulla eventuale
morte dell'erede al trono, dall'aspetto assai gracile. Come Raimondo III di
Tripoli temeva, nell'estate del 1186 Baldovino V morì ad Acri e suo nonno
paterno Guglielmo V di Monferrato insieme allo zio Joscelin III di Edessa ne
scortarono la bara fino a Gerusalemme.
Acri (Cartina) In assenza di Raimondo III di Tripoli, Joscelin III di Emessa nominò Sibilla come erede di suo fratello, con la promessa che quest'ultima avrebbe divorziato dall'incapace Guido di Lusignano, dietro garanzia che dopo il divorzio e l'incoronazione sarebbe stata libera di scegliere un nuovo marito. Subito dopo l'incoronazione Sibilla tuttavia incoronò Guido di Lusignano come suo consorte. Nel frattempo Raimondo III di Tripoli si recò a Nablus, dimora di Baliano di Ibelin e Maria Comnena, invocando l'aiuto di tutti i nobili fedeli a Isabella e alla dinastia degli Ibelin. Nablus (Antica illustrazione)
Nablus Nablus (Case) Nablus (Tomba di Giuseppe)
Nablus (Veduta aerea) Non incontrando una risposta sufficientemente favorevole, Raimondo III di Tripoli, onde evitare una guerra civile, accettò la situazione di fatto e si ritirò a Tripoli. Dopo il suo ritorno a Tripoli, Raimondo III di Tripoli siglò una pace con Saladino, forse con la speranza di trovare un potente alleato contro il loro nemico comune, Guido di Lusignano. Alla fine del 1186, Saladino, con le sue truppe accampate nel feudo di Tiberiade con il permesso di Raimondo III di Tripoli, minacciarono l'invasione del regno di Gerusalemme, come rappresaglia dei continui attacchi alle carovane musulmane da parte di Rinaldo di Chatillon. Per scongiurare l'invasione Guido di Lusignano inviò una ambasciata guidata da Baliano di Ibelin, per negoziare con Raimondo III di Tripoli, ma la spedizione venne intercettata dalle truppe di Saladino nella battaglia di Cresson nel maggio del 1187. Dopo il massacro delle truppe crociate a Cresson, Raimondo III di Tripoli scelse, seppur con riluttanza, di riappacificarsi con Guido di Lusignano, e per tutta risposta Saladino rivolse le sue truppe contro Tiberiade anziché contro il Regno di Gerusalemme come tutti si aspettavano. Raimondo III di Tripoli e Guido di Lusignano raccolsero le loro forze ad Acri ma non riuscirono ad accordarsi per un piano unico d'azione, poiché Raimondo III di Tripoli preferiva non scontrarsi in campo aperto con le forze di Saladino a Tiberiade, nonostante nella città sua moglie Eschiva di Bures corresse grandi pericoli. Guido di Lusignano non fu d'accordo e ordinò all'esercito crociato di marciare verso Tiberiade venendo presto accerchiato dai soldati di Saladino che massacrarono l'esercito di Guido di Lusignano nella battaglia di Hattin nei pressi di Tiberiade. Raimondo III di Tripoli guidò l'avanguardia dell'esercito ma venne tradito da cinque dei suoi cavalieri che rivelarono a Saladino i disaccordi tra i condottieri crociati, presto Raimondo III di Tripoli venne circondato e ordinò una inutile carica contro il nemico che gli permise di passare tagliandolo fuori dal grosso dell'esercito crociato, ma permettendogli così di fuggire e scampare al massacro perpetrato dalle truppe di Saladino. Insieme ai pochi superstiti Raimondo III di Tripoli si rifugiò a Tiro e fece ritorno a Tripoli nell'agosto dello stesso anno, dove mori di pleurite in autunno. Tiro (Antica illustrazione)
Prima di morire nominò suo erede Raimondo, figlio maggiore di Boemondo III di Antiochia, il quale, contravvenendo le volontà del suo alleato, pose come erede alla contea di Tripoli il suo figlio minore, Boemondo IV di Antiochia. |
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