ROBERTO IL GUISCARDO

(Hauteville, 1015 ca. - Cefalonia, 17 luglio 1085)

 
                                                                                                                
 

 
Roberto d'Altavilla, detto il Guiscardo, cioè l'Astuto, (Hauteville, 1015 ca. - Cefalonia, 17 luglio 1085), figlio di Tancredi d'Altavilla e fratello di Ruggero I di Sicilia, fu conte e poi duca di Puglia e Calabria dopo la morte del fratello Umfredo (1057), investito in seguito anche della signoria sulla Sicilia.

Altavilla (Stemma)

Roberto il Guiscardo (Museo Nazionale del Castello e di Trianons - Versailles - Francia)

Roberto il Guiscardo (Mosaico)

Roberto il Guiscardo (Statua) Roberto il Guiscardo (Statua)

Roberto il Guiscardo (Moneta) Roberto il Guiscardo (Moneta)

Roberto il Guiscardo (Moneta) Roberto il Guiscardo (Sigillo)

Roberto il Guiscardo (Spade)

Puglia - Cartina (Illustrazione di Abraham Ortelius)

Stemma di Puglia

Calabria (Cartina) Calabria (Cartina - Illustrazione di Willem Blaeu)

Calabria (Cartina - Illustrazione di Willem Blaeu)

Stemma della Calabria

Sua madre fu la seconda moglie di Tancredi d’Altavilla, Frensenda (o Fredesenda). Dal 999 al 1042 i Normanni stanziati in Italia furono nient'altro che semplici mercenari, al servizio ora dei Bizantini ora dei Longobardi, all'epoca in lotta per il controllo del Mezzogiorno.

Normanni

Normanno (Cavaliere)

Normanni (Miniatura)

Normanno - Cavaliere (Miniatura)

Normanni (Scudo)

Normanni (Spada)

Cavaliere normanno - Sarcofago (Cripta - Duomo di Palermo)

Normanni e Plantageneti in Sicilia

Normanni e Plantageneti (Cartina - Conquiste VIII-XIII secolo)

La loro espansione politica e territoriale ebbe inizio nel 1029, quando il duca Sergio IV di Napoli infeudò il condottiero Rainulfo Drengot nella fortezza di Aversa, offrendogli così una base di partenza per la successiva opera di conquista del Sud Italia.

Napoli - Cartina (Antica illustrazione)

Napoli - Cartina (Illustrazione di Matthaus Merian)

Napoli - Cartina (Illustrazione di W. B. Clarke)

Napoli - Porto (Antica illustrazione)

Napoli (Illustrazione di A. Rouargue)

Napoli (Illustrazione di A. Rouargue)

Napoli (Illustrazione di Grandsire)

Napoli (Illustrazione di H. Bibby)

Napoli (Illustrazione di J. Schroeder)

Napoli (Illustrazione di W. H. Bartlett)

Napoli - Cartina (Illustrazione di G. Braun e F. Hogenberg)

Napoli - Cartina (Illustrazione di Henry de Beauvau)

Napoli - Cartina (Illustrazione di Johannes Baptiste Homann)

Napoli - Cartina (Illustrazione di John Stockdale)

Napoli (Illustrazione di Giuseppe Maria Mecatti)

Napoli - Porto (Illustrazione di Giambattista Albrizzi)

Napoli (Veduta dal satellite)

Napoli (Stemma)

Napoli (Bandiera)

Stemma di Aversa

Sud Italia (Cartina)

Sud Italia - (Cartina 1004)

Sud Italia - Cartina (Domini Normanni 1025)

Sud Italia - Cartina (Antica illustrazione)

Sud Italia - Cartina (Illustrazione di A. e C. Black)

La famiglia degli Altavilla comparve nel 1035 con l'arrivo dei fratelli Guglielmo e Drogone, figli di Tancredi d'Altavilla, nobile di Cotentin, in Normandia.

Normandia (Stemma)

Normandia (Bandiera)

Stemma della Normandia (Francobollo)

I due presero parte ai tumulti locali attraverso cui i Longobardi tentarono di sottrarre la Puglia ai dominatori bizantini, i quali già dal 1040 cominciarono a perdere gran parte della provincia. Nel 1042 i Normanni elevarono Melfi a capitale del loro dominio, ancora esiguo per dimensioni, e nel settembre di quell'anno acclamarono conte Guglielmo Braccio di Ferro, attribuendogli il titolo, non riconosciuto dagli altri potenti, di “Comes Normannorum totius Apuliae et Calabriae”.

Stemma di Melfi

Alla morte di Guglielmo Braccio di Ferro, nel 1046, gli successe Drogone, il cui titolo comitale fu ufficialmente riconosciuto dal Sacro Romano Imperatore. A questi successe poi, nel 1051, il terzo fratello, Umfredo, il quale, giunto in Italia nel 1044, regnò fino alla morte, avvenuta nel 1057. Il 1047 fu l'anno della venuta in Italia di Roberto il Guiscardo, sesto figlio di Tancredi d’Altavilla e primo nato dalla seconda moglie Fresenda. Secondo la storica bizantina Anna Comnena, egli aveva lasciato la Normandia con un seguito di appena cinque cavalieri e trenta avventurieri a piedi e all'arrivo nell'antica Langobardia si era messo a capo di una compagnia errante di briganti e predoni.

Anna Comnena

Anna Comnena ci offre anche una straordinaria e dettagliata descrizione fisica del personaggio: “Codesto Roberto era discendente dei Normanni, di stirpe minore, di temperamento tirannico, astuto di pensiero e coraggioso nell'azione, estremamente ingegnoso nel pianificare attacchi alle ricchezze di facoltosi possidenti e ancor più ostinato nel metterli in pratica, poiché egli non tollerava alcun ostacolo alla realizzazione dei propri disegni. Era di statura notevole, tale da superare anche i più alti fra gli individui, aveva una carnagione rubiconda, capelli di un biondo chiaro, spalle larghe, occhi come scintille di fuoco, e nel complesso era di bell'aspetto… Si racconta che il grido di quest'uomo avesse messo in fuga intere moltitudini. Siffattamente dotato dalla fortuna, dal fisico e dal carattere, egli era per natura indomabile, mai subordinato ad alcuno”. Non si dovrebbe tuttavia accordare molta fiducia a tale descrizione: la principessa bizantina nacque intorno al 1080 e Roberto il Guiscardo morì nel 1085. Pur volendo ammettere che Anna Comnena l'avesse visto in tenera età e ne avesse serbato vivo il ricordo sino in età matura, la descrizione sarebbe stata quella di un settantenne, per quanto vigoroso. In realtà la tradizione bizantina nella quale l'Alessiade di Anna Comnena si inscrive, tendeva ad esaltare virtù e qualità dei nemici per magnificare ancor di più quelle del generale che li aveva sconfitti. In questo caso tale tesi si consolida, considerando che Anna Comnena era figlia di Alessio I Comneno, l'imperatore bizantino che fronteggiò l'avanzata di Roberto Il Guiscardo nei Balcani. Le citazioni prese dalla letteratura classica, l'attenzione alle proporzioni del corpo, il complesso di valori che Roberto il Guiscardo incarnò nell'Alessiade si declinarono perfettamente secondo i canoni dei gusti raffinati della corte di Bisanzio, erede dello sfarzo romano e della raffinatezza ellenistica. Con un pizzico di malizia, inoltre, si potrebbe ipotizzare che, per descrivere l'adone bello e aitante che sfolgora nel passo sopracitato, Anna Comnena si fosse ispirata ad uno dei tanti mercenari normanni che ormai da tempo servivano Bisanzio. O, ancora, ad uno dei Variaghi, il corpo mercenario formato da guerrieri nordici, che dal secolo X aveva sostituito gli “Excubitores”, ossia la guardia personale dell'imperatore bizantino.

Variaghi

Variaghi (Cartina IX secolo)

Variaghi (Rotte commerciali)

Variaghi con il Re

Variaghi con stendardo

Variaghi - Cronache di Johannes Skylitzes (Biblioteca Nazionale - Madrid - Spagna)

Variaghi - Cronache di Johannes Skylitzes (Biblioteca Nazionale - Madrid - Spagna)

Variaghi - Cronache di Johannes Skylitzes - Particolari (Biblioteca Nazionale - Madrid - Spagna)

Variaghi (Illustrazione di Angus Mc Bride)

Variaghi (Illustrazione di Nicholas Roerich)

Variaghi (Illustrazione di Nicholas Roerich)

Variaghi (Illustrazione di Robert Gibb)

Variaghi (Incisione)

Variaghi (Manoscritto IX secolo)

Variaghi in battaglia

Variaghi (Statua)

Variaghi (Miniatura)

Variaghi con stendardo (Miniatura)

Variaghi in battaglia (Miniatura)

Variaghi (Francobollo)

Variaghi (Elmo)

Variaghi (Elmi)

Variaghi (Ascia)

Variaghi (Asce) Variaghi (Asce e lance)

Variaghi (Spada)

Variaghi (Spade)

Variaghi - Spade (Museo delle armi - Parigi - Francia)

Variaghi - Spade (Museo vichingo - Haithabu - Germania)

Variaghi (Pugnale)

Variaghi (Scudo)

Variaghi (Calzature)

Variaghi (Colonna con iscrizioni runiche - Costantinopoli)

Variaghi (Iscrizioni runiche)

Variaghi - Iscrizioni runiche (Leone - Statua - Venezia - Italia)

Variaghi - Iscrizioni runiche (Basilica di Santa Sofia - Costantinopoli)

Variaghi (Drakkar)

Variaghi - Drakkar (Museo delle navi vichinghe - Oslo - Norvegia)

Variaghi - Drakkar (Illustrazione di C. G. Davis)

Variaghi - Drakkar (Francobollo)

Variaghi - Drakkar (Miniatura)

All'arrivo di Roberto il Guiscardo le terre in Puglia scarseggiavano ed egli non poteva aspettarsi grandi concessioni da parte di Drogone, il fratello allora regnante. D'altra parte lo stesso Umfredo aveva appena ricevuto in feudo la contea di Lavello. Già nel 1048 decise dunque di unirsi al principe Pandolfo IV di Capua nelle sue incessanti guerre contro il principe Guaimario IV di Salerno, ma l'alleanza durò appena un anno: stando alle cronache di Amato di Montecassino, Pandolfo IV di Capua venne meno alla promessa di concedere a Roberto il Guiscardo un castello e una figlia in sposa, al che il Normanno rispose rompendo gli accordi e abbandonando il sodalizio.

Stemma di Capua

Salerno (Antica illustrazione)

Salerno (Illustrazione di A. Rouargue)

Salerno (Stemma)

Roberto il Guiscardo fece nuovamente richiesta di un feudo al fratello Drogone, il quale poté stavolta concedergli il comando della fortezza di Scribla, vicino Cosenza, conquistata durante la campagna di Calabria.

Stemma della Cosenza

Ma questo si rivelò ben presto un vicolo cieco, un presidio isolato dal quale non avrebbe potuto ricavare alcun concreto vantaggio. Decise perciò di spostarsi presso il castello di San Marco Argentano, in omaggio al quale, più tardi, battezzerà la fortezza di San Marco d'Alunzio, il primo castello normanno in Sicilia, sito presso l'antica Aluntium.

Stemma di San Marco d'Alunzio

Sicilia - Cartina (Antica illustrazione)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Abraham Ortelius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Joan Janssonius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Jodocus Jr. Hondius)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di M. Quad)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di S. Walker)

Sicilia - Cartina (Illustrazione di Willem Blaeu)

Sicilia (Veduta dal satellite)

Sicilia (Stemma)

Sicilia (Bandiera)

Durante il periodo calabrese Roberto il Guiscardo sposò la prima delle sue due mogli, Alberada di Buonalbergo, zia di Gerardo di Buonalbergo. Dopo i primi anni di opaca presenza nel sud Italia, Roberto il Guiscardo mise di colpo in luce il proprio carattere, così diverso da quello dei suoi familiari e degli altri potenti della regione. I Longobardi, in un primo tempo vicini ai Normanni, si rivoltarono contro i loro vecchi alleati, attirandosi il favore di papa Leone IX, deciso ad espellere dalla penisola questo popolo di briganti. Lo scontro fra le armate pontificie e le truppe normanne si consumò il 18 giugno 1053 a Civitate sul Fortore, a nord di Foggia, dove l'esercito di Leone IX fu duramente sconfitto.

Foggia (Stemma)

Gonfalone di Foggia

Alla battaglia prese parte anche Umfredo, a capo di alcune truppe di Suebi, e il conte di Aversa Riccardo Drengot, che mise subito in fuga i soldati longobardi.

Suebi

A Roberto il Guiscardo fu assegnato il comando di truppe di riserva, che restarono ai margini della battaglia fino a che non fu evidente l'inefficacia degli attacchi sferrati dalle armate di Umfredo: Roberto il Guiscardo si lanciò allora nella mischia insieme ai rinforzi guidati dal suocero, distinguendosi personalmente per il particolare valore della propria offensiva.

Roberto il Guiscardo in battaglia

Secondo lo storico coevo Guglielmo di Puglia, Roberto il Guiscardo imperversò nella battaglia senza mai perdersi d'animo, disarcionato e rimontato in sella per ben tre volte. L'esito dello scontro fu per lui un vero successo. Nel 1057 il conte Umfredo morì, lasciando i due figli minorenni Abelardo ed Ermanno sotto la tutela della moglie Gaitelgrima di Salerno, già vedova di Drogone. Forte del successo ottenuto sul campo di battaglia di Civitate, Roberto il Guiscardo reclamò per sé la successione ed assunse il titolo comitale di Puglia e Calabria. Per non insidiare i diritti acquisiti alla propria discendenza, confiscò i possedimenti del defunto fratello, privando i due nipoti della loro legittima eredità. In alleanza col fratello minore Ruggero si lanciò alla conquista dei territori non ancora sottomessi di Puglia e Calabria, mentre Riccardo, suo cognato in quanto marito della sorella Fresenda, s'impadronì del Principato di Capua. Poco dopo la sua ascesa al comando supremo dei Normanni, probabilmente nel 1058, Roberto il Guiscardo ottenne l'annullamento del matrimonio con Alberada per sospetti di consanguineità. Questo gli consentì di sposare la potente principessa guerriera Sichelgaita di Salerno, figlia del defunto Guaimario IV e sorella del nuovo principe Gisulfo II. In cambio della mano della sorella, Gisulfo II chiese a Roberto il Guiscardo di distruggere due castelli appartenenti a Guglielmo del Principato, fratello minore di Roberto il Guiscardo, che da tempo imperversava nei domini di Salerno. Nello stesso periodo maturò anche l'alleanza fra Roberto il Guiscardo e lo Stato pontificio: il Papato, infatti, venuto ai ferri corti col Sacro Romano Imperatore e presagendo un'imminente rottura (quella che sarà la Lotta per le investiture), si risolse a riconoscere le conquiste normanne nel meridione d'Italia, assicurandosene così la fedeltà.

Sacro Romano Impero (Stemma)

Bandiera

Un rovesciamento dei precedenti assetti che ebbe la sua clamorosa celebrazione il 23 agosto 1059, quando papa Niccolò II, durante il Concilio di Melfi, investì ufficialmente Roberto il Guiscardo del titolo di Duca di Puglia, Calabria e Sicilia, mentre Riccardo Drengot fu riconosciuto nuovo principe di Capua.

Roberto il Guiscardo incoronato Duca di Puglia, Calabria e Sicilia da Papa Niccolò II

Roberto il Guiscardo, dunque, fu elevato da conte a duca dell'intero Mezzogiorno e gli fu attribuita anche la signoria della Sicilia, non ancora sottratta al dominio arabo. La formula fu: per Grazia di Dio e di San Pietro duca di Puglia e Calabria e, se ancora mi assisteranno, futuro Signore della Sicilia. Egli accettò anche di versare un tributo annuo alla Santa Sede, in modo da mantenere titoli e terre e garantirsi la piena legittimità sulle future conquiste. Nei vent'anni successivi fu impegnato in una formidabile serie di conquiste e annessioni, fino a guadagnarsi il dominio sulle terre siciliane. La prima campagna d'espansione di Roberto il Guiscardo iniziò poco prima, nel giugno del 1059, in coincidenza con l'apertura dei lavori del concilio melfitano. Roberto il Guiscardo si pose a capo di un esercito e marciò sulla Calabria, compiendo così il primo tentativo di sottomissione di quella provincia, ancora saldamente in mano bizantina, dai tempi della campagna di Guglielmo Braccio di Ferro e Guaimario di Salerno. Recatosi a Melfi per ricevere l'investitura ducale del Mezzogiorno, fece rapidamente ritorno in Calabria, dove le sue armate tenevano sotto assedio Cariati.

Stemma di Cariati

Al suo arrivo la città si arrese e prima dell'inverno anche Rossano Calabro e Gerace caddero nelle sue mani. Quando ormai ai Bizantini non restava che la sola Reggio, Roberto il Guiscardo tornò in Puglia, dove cercò di rimuovere le guarnigioni greche dai castelli di Taranto e Brindisi.

Stemma di Rossano Calabro

Stemma di Gerace

Stemma di Reggio Calabria

Taranto - Cartina (Antica illustrazione)

Taranto - Cartina (Illustrazione di Pierre Mortier)

Taranto (Illustrazione di Giambattista Albrizzi)

Taranto (Veduta dal satellite)

Taranto (Stemma)

Brindisi (Stemma)

Di nuovo in Calabria si riunì al fratello Ruggero e si lanciò alla conquista di Reggio, caduta dopo un lungo e difficoltoso assedio al quale seguì la presa di Scilla, una cittadella fortificata in cui avevano trovato rifugio le guarnigioni reggine. A questo punto la strada verso la Sicilia era ormai spianata. Il primo attacco all'isola fu sferrato a Messina, contro la quale Roberto il Guiscardo inviò inizialmente un piccolo contingente, subito respinto dalle difese saracene.

Messina (Stemma)

Non disponendo ancora di un esercito d'invasione adatto all'impresa, Roberto il Guiscardo decise di prepararsi al rientro in Puglia, messa sotto attacco da un nuovo contingente bizantino inviato dall'imperatore Costantino X. Nel gennaio del 1061 la stessa Melfi fu cinta d'assedio e Roberto il Guiscardo in persona fu richiamato in patria. L'imponenza della sua macchina bellica mise in fuga i Bizantini e già nel maggio di quell'anno la regione fu pacificata. L'invasione della Sicilia ebbe inizio nel 1061 con la presa di Messina, espugnata con relativa facilità dalle forze congiunte di Roberto il Guiscardo e Ruggero. Gli uomini di Roberto il Guiscardo si appostarono nottetempo nei pressi delle guarnigioni e sorpresero le guardie saracene allo spuntare del mattino: quando le truppe di terra raggiunsero la città, la trovarono già abbandonata. Roberto il Guiscardo pose lì il suo quartier generale e provvide ad innalzare nuove fortificazioni, mentre stringeva un'inedita alleanza con l'emiro Ibn al Thumna, rivale di un altro emiro locale, Ibn al Hawwas. Le armate di Roberto il Guiscardo, Ruggero e l’emiro Ibn al Thumna marciarono verso il centro dell'isola passando per Rometta, rimasta fedele a Ibn al Thumna, e attraversando Frazzanò e la Piana di Maniace, dove il catapano bizantino Giorgio Maniace e i primi Altavilla si erano distinti in battaglia ventuno anni prima.

Rometta (Stemma)

Stemma di Frazzanò

Gli invasori diedero l'assalto al castello di Centuripe, ma la strenua resistenza incontrata li convinse a procedere oltre.

Stemma di Centuripe

Caduta Paternò, Roberto il Guiscardo portò le sue truppe sotto le mura della potente fortezza di Enna, allora detta Castrogiovanni.

Stemma di Paternò

Stemma di Enna

I Saraceni si lanciarono impavidi contro il nemico e furono sconfitti, ma la fortezza non capitolò.

Impero Arabo - 750 circa (Cartina)

Saraceni (Arcieri)

Saraceni - Guerrieri (Illustrazione di Gustave Dore)

Saraceni - Guerrieri in battaglia

Saraceni (Cavalieri)

Saraceni (Cavalieri in battaglia)

Saraceni (Guerrieri)

Saraceno (Cavaliere)

Saraceno (Illustrazione di Gentile Bellini - British Museum - Londra - Inghilterra)

Saraceno - Cavaliere (Illustrazione di Albrecht Durer)

Saraceni (Illustrazione di Albrecht Durer)

Saraceni pregano nella moschea (Illustrazione di Charles Barque)

Saraceni pregano nella moschea (Illustrazione di Jean Leon Gerome - Galleria d'arte dell'Università di Notre Dame - Parigi - Francia)

Saraceni pregano nella moschea (Illustrazione di Jean Leon Gerome - Istituto d'arte di Minneapolis - USA)

Saraceno che sella il suo cavallo (Illustrazione di Eugene Delacroix - San Pietroburgo - Russia)

Saraceno (Guerriero)

Saraceno (Guerriero con armi)

Saraceni - Arcieri (Miniatura)

Saraceni - Cavalieri con stendardo (Miniatura)

Saraceni - Guerrieri con stendardo (Miniatura)

Saraceno - Arciere (Miniatura)

Saraceno - Balestriere (Miniatura)

Saraceno - Cammelliere (Miniatura)

Saraceno - Cavaliere arciere (Miniatura)

Saraceno - Cavaliere con stendardo (Miniatura)

Saraceno - Cavaliere (Miniatura)

Saraceno - Cavaliere in battaglia contro Cristiano (Miniatura)

Saraceno con stendardo (Miniatura)

Saraceno in battaglia uccide Cavaliere Templare (Miniatura)

Saraceno deceduto in battaglia (Miniatura)

Saraceno - Vizier (Miniatura)

Saraceno - Guerriero (Miniatura)

Saraceno ferito (Miniatura)

Saraceni - Principessa (Miniatura)

Saraceni (Scimitarra)

Saraceni (Scimitarre)

Saraceni (Pugnale)

Saraceno (Elmo)

Saraceno (Elmo e Cotta di maglia)

Roberto il Guiscardo decise allora di retrocedere, lasciando alcune guarnigioni nel castello di San Marco d'Alunzio, che prese il nome dalla prima roccaforte calabrese da lui ottenuta in feudo. Entro il Natale di quell'anno e fece ritorno in Puglia insieme a Sichelgaita. La campagna riprese nel 1064: Roberto il Guiscardo oltrepassò Enna senza ritentare l'assalto e puntò dritto verso Palermo, andando però incontro ad un clamoroso insuccesso: l'accampamento normanno fu invaso dalle tarantole e costrinse le truppe alla fuga, facendo naufragare i disegni di Roberto il Guiscardo.

Palermo - Cartina (Antica illustrazione)

Palermo - Cartina (Illustrazione di G. Braun e F. Hogenberg)

Palermo (Antica illustrazione)

Palermo (Illustrazione di A. Rouargue)

Palermo (Illustrazione di Allain Manesson Mallet)

Palermo (Illustrazione di H. Fenn)

Palermo (Illustrazione di J. Muller)

Palermo (Illustrazione di T. Taylor)

Palermo (Illustrazione di W. L. Leitch)

Palermo - Duomo (Antica illustrazione)

Palermo - Duomo (Illustrazione di A. Rouargue)

Palermo - Duomo (Illustrazione di Clerget)

Palermo - Duomo (Illustrazione di H. Morton)

Palermo - Duomo (Illustrazione di Le Petit)

Palermo - Duomo (Illustrazione di W. L. Leitch)

Palermo - Duomo (Illustrazione di W. L. Leitch) Palermo - Duomo - Entrata (Illustrazione di James Fergusson)

Palermo - Duomo - Fonte battesimale (Illustrazione di W. L. Leitch)

Palermo - Duomo (Veduta aerea)

Palermo (Stemma) Palermo (Bandiera)

L'impresa fu ritentata solo nel 1072, quando un lungo assedio mise in ginocchio Palermo e la costrinse a capitolare, segnando la fine del dominio arabo in Sicilia. La conquista del resto dell'isola, infatti, fu solo questione di tempo. Prima di espugnare Palermo e diventare il signore della Sicilia, Roberto il Guiscardo dovette combattere contro le ultime guarnigioni bizantine che ancora occupavano parte della Puglia, cuore del suo dominio. Nell'aprile del 1071, con la caduta di Bari che fu eletta nuova capitale, i Greci furono definitivamente estromessi dal sud Italia e Roberto il Guiscardo poté così rivolgere la propria attenzione ai grandi principati indipendenti di origine longobarda che ancora tenevano in mano propria vaste aree del meridione.

Bari (Illustrazione di Giambattista Albrizzi)

Bari (Stemma)

Bari (Gonfalone) Bari (Bandiera)

Il primo obiettivo fu il Principato di Salerno: la città fu messa sotto assedio e cadde nel dicembre del 1076, ma il principe Gisulfo II, cognato di Roberto il Guiscardo in quanto fratello di Sichelgaita, abbandonò il castello con la propria corte solo nel maggio del 1077. Al dominio totale del Mezzogiorno mancava a questo punto solo Benevento, antico e potente principato longobardo ormai in decadenza: l'attacco alla città, sferrato nel 1078, mise in allarme Gregorio VII, poiché Benevento era considerato feudo della Santa Sede.

Benevento (Antica illustrazione)

Benevento (Stemma)

Ma Gregorio VII non era in condizioni di inimicarsi i Normanni, venuto com'era ai ferri corti con l'imperatore Enrico IV. Decise allora di farseli alleati e, convocato Roberto il Guiscardo a Ceprano nel giugno del 1080, lo investì nuovamente dei suoi titoli e diritti, assicurandogli anche la signoria sugli Abruzzi meridionali e mantenendo qualche riserva solo sulla città di Salerno. Anche Benevento, da cinquecento anni indipendente, cadde sotto i colpi di Roberto il Guiscardo, che ne assunse il titolo principesco. L'ultima grande impresa di Roberto il Guiscardo fu la campagna contro l'Impero Bizantino, che rappresentò anche un importante tavolo di trattativa con i suoi vassalli ribelli.

Impero Bizantino (Cartina 1025)

Impero Bizantino (Cartina 1040-1070)

Impero Bizantino (Cartina 1060)

Impero Bizantino (Cartina 1080)

Impero Bizantino (Cartina 1265)

Impero Bizantino dopo espansione turca

Impero Bizantino e Tuchi Ottomani (Cartina 1355)

Impero Bizantino (Stemma)

Impero Bizantino (Bandiera)

Bizantini

Bizantini (Costumi)

Bizantini (Costumi di Corte ed Ecclesiastici)

Bizantini in battaglia

Bizantini - Catafratti in battaglia (Biblioteca Nazionale di Madrid - Spagna)

Bizantini - Catafratti in battaglia (Cronaca di Giovanni Skylitzes - Codice greco Matritensis - Biblioteca Nazionale di Madrid - Spagna)

Bizantini - Imperatore e Comandanti (Miniatura)

Bizantini - Arcieri (Miniatura)

Bizantino - Arciere (Miniatura)

Bizantini - Arcieri a cavallo (Miniatura)

Bizantino - Catafratto (Miniatura)

Bizantini - Catafratti (Miniatura)

Bizantino - Guerriero (Miniatura)

Bizantini - Lancieri (Miniatura)

Nei disegni di Roberto il Guiscardo c'era la conquista del trono di Bisanzio, che egli legittimava con la recente deposizione (1078) di Michele VII, il cui figlio Costantino era stato promesso a sua figlia Olimpia. Un obiettivo che però non riuscì mai a realizzare. La spedizione partì nel maggio del 1081: Roberto il Guiscardo salpò verso Oriente con un esercito di 16.000 uomini e nel febbraio del 1082 aveva già occupato Corfù e conquistato Durazzo, dove nell'ottobre del 1081 aveva inflitto una dura sconfitta all'imperatore Alessio (Battaglia di Durazzo). Ma il precipitare delle vicende italiane lo costrinse a sospendere temporaneamente la campagna: nel giugno del 1083 papa Gregorio VII, assediato in Castel Sant'Angelo dalle truppe tedesche di Enrico IV, lo chiamò in proprio soccorso. Roberto il Guiscardo entrò in Roma con 36.000 uomini al seguito e costrinse l'imperatore Enrico IV alla ritirata, ma un gruppo di cittadini in rivolta guidò un violento saccheggio della città durato tre giorni (maggio 1084), al termine del quale Roberto il Guiscardo scortò il papa Gregorio VII fino in Vaticano.

Roma - Cartina (Antica illustrazione)

Roma - Cartina (Illustrazione di Abraham Ortelius)

Roma - Cartina (Illustrazione di Giambattista Nolli)

Roma - Cartina (Illustrazione di Giambattista Nolli)

Roma - Cartina (Illustrazione di Giovanni Battista Falda)

Roma - Cartina (Illustrazione di Giovanni Battista Piranesi)

Roma - Cartina (Illustrazione di J. Stockdale)

Roma - Cartina (Illustrazione di Joachim Sandrart)

Roma - Cartina (Illustrazione di Joan Blaeu)

Roma - Cartina (Illustrazione di Jodocus Hondius)

Roma - Cartina (Illustrazione di Johannes Baptiste Homann)

Roma - Cartina (Illustrazione di Matteo Florimi)

Roma - Cartina (Illustrazione di Matthaus Merian)

Roma - Cartina (Illustrazione di Onofrio Panvinio)

Roma - Cartina (Illustrazione di Paolo Forlani)

Roma - Cartina (Illustrazione di R. Barbot)

Roma - Cartina (Illustrazione di Sebastian Munster)

Roma - Cartina (Illustrazione di Sebastiano Del Re)

Roma - Cartina (Illustrazione di W. B. Clarke)

Roma - Cartina (Illustrazione di William R. Shepherd)

Roma - Campagna - Cartina (Illustrazione di Johannes Ianbonius)

Roma (Antica illustrazione)

Roma (Illustrazione di A. Rouargue)

Roma (Illustrazione di Antoine Du Pinet)

Roma (Illustrazione di Antonio Tempesta)

Roma (Illustrazione di C. Stanfield)

Roma (Illustrazione di Daniel Meisner)

Roma (Illustrazione di G. Braun e F. Hogenberg)

Roma (Illustrazione di G. Braun e F. Hogenberg)

Roma (Illustrazione di G. Braun e F. Hogenberg)

Roma (Illustrazione di Giacomo Lauro)

Roma (Illustrazione di Giulio Ballino)

Roma (Illustrazione di Giuseppe Vasi)

Roma (Illustrazione di H. Chatelain)

Roma (Illustrazione di Hartmann Schedel)

Roma (Illustrazione di Hartmann Schedel)

Roma (Illustrazione di Hartmann Schedel)

Roma (Illustrazione di Hughes Pinard)

Roma (Illustrazione di Israel Silvestre)

Roma (Illustrazione di Johann Christoph Haffner)

Roma (Illustrazione di Lechard)

Roma (Illustrazione di Pierre Aveline)

Roma (Illustrazione di Salomon Corrodi)

Roma (Illustrazione di Samuel Prout)

Roma (Illustrazione di Sebastian Munster)

Roma veduta da Monte Mario (Illustrazione di Ippolito Caffi - Museo di Roma - Italia)

Roma - Castel Sant'Angelo (Antica illustrazione)

Roma - Castel Sant'Angelo (Illustrazione di Giuseppe Vasi)

Roma - Castel Sant'Angelo (Illustrazione di Ippolito Caffi - Museo di Roma - Italia)

Roma - Fontana dell'Acqua Paola (Illustrazione di Giovanni Acquaroni)

Roma - Fontana di Minerva (Illustrazione di Hubert Robert)

Roma - Fontana di Trevi (Antica illustrazione)

Roma - Campo Vaccino (Antica illustrazione)

Roma - Campo Vaccino (Illustrazione di Francesco Morelli)

Roma - Giardini Farnese (Illustrazione di Jean Baptiste Camille Corot)

Roma - Convento di Santa Sabina - Giardino (Antica illustrazione)

Roma - Ponte Sisto (Antica illustrazione)

Roma - Portico d'Ottavia (Antica illustrazione)

Roma - Arco di Costantino (Antica illustrazione)

Roma - Arco di Tito (Antica illustrazione)

Roma - Arco di Settimio Severo (Antica illustrazione)

Roma - Arco Annunziata (Illustrazione di Ettore Franz Roesler)

Roma - Arco (Illustrazione di De Machy)

Roma - Colosseo (Antica illustrazione)

Roma - Colosseo (Antica illustrazione)

Roma - Colosseo (Illustrazione di Jean Baptiste Camille Corot)

Roma - Colosseo e Foro Romano (Illustrazione di Gaspar Wan Wittel)

Roma - Colosseo - Interno (Illustrazione di Luigi Rossini)

Roma - Foro Romano (Illustrazione di Canaletto)

Roma - Foro Romano (Illustrazione di David Roberts)

Roma - Foro Romano (Illustrazione di Ippolito Caffi)

Roma - Foro Romano (Illustrazione di Ippolito Caffi)

Roma - Foro Romano (Illustrazione di Ippolito Caffi)

Roma - Foro Romano (Veduta dal satellite)

Roma - Pantheon (Pianta)

Roma - Pantheon (Antica illustrazione)

Roma - Pantheon (Illustrazione di Alessandro Antonelli)

Roma - Pantheon (Illustrazione di Francesco Gandini)

Roma - Pantheon (Illustrazione di Giovanni Battista Piranesi)

Roma - Pantheon - Interno (Antica illustrazione)

Roma - Pantheon - Interno (Illustrazione di Giovanni Paolo Pannini)

Roma - Pantheon - Interno (Illustrazione di Giovanni Paolo Pannini)

Roma - Pantheon - Interno (Illustrazione di Giovanni Paolo Pannini - Museo Lichenstein - Vienna - Austria)

Roma - Pantheon - Interno (Illustrazione di Otto Spamer)

Roma - Pantheon (Veduta aerea)

Roma - Piazza del Campidoglio (Antica illustrazione)

Roma - Piazza del Campidoglio (Illustrazione di Giovanni Battista Piranesi)

Roma - Marco Aurelio - Statua - Rovine (Illustrazione di Giovanni Paolo Pannini)

Roma - Piazza Colonna (Antica illustrazione)

Roma - Piazza di Spagna (Illustrazione di Francesco Gandini)

Roma - Piazza Trinità dei Monti (Illustrazione di Francesco Gandini)

Roma - Uscita dalla Chiesa di Trinità dei Monti (Antica illustrazione)

Roma - Piazza del Popolo (Antica illustrazione)

Roma - Piazza del Quirinale (Antica illustrazione)

Roma - Piazza del Quirinale (Illustrazione di Giovanni Battista Piranesi)

Roma - Piazza Navona (Antica illustrazione)

Roma - Piazza Navona (Illustrazione di Giovanni Battista Piranesi)

Roma - Piazza Navona (Illustrazione di Salvatore Colonelli Sciarra)

Roma - Piazza Navona (Veduta aerea)

Roma - Basilica di San Giovanni in Laterano (Pianta)

Roma - Basilica di San Giovanni in Laterano (Antica illustrazione)

Roma - Basilica di San Giovanni in Laterano (Illustrazione di A. Moschetti)

Roma - Basilica di San Giovanni in Laterano - Interno (Antica illustrazione)

Roma - Basilica di San Giovanni in Laterano - Interno (Illustrazione di D. Pronti)

Roma - Basilica di Santa Maria Maggiore - Interno (Antica illustrazione)

Roma - Sette Chiese (Illustrazione di Giacomo Lauro)

Roma - Sette Chiese (Illustrazione di Matthaus Seutter)

Roma - Sepolcro di Caio Cestio (Antica illustrazione)

Roma - Sepolcro di Caio Cestio - Rovine (Illustrazione di Giovanni Paolo Pannini)

Roma - Sepolcro di Cecilia Metella (Antica illustrazione)

Roma - Sepolcro di Pompeo sulla Via Appia (Antica illustrazione)

Roma - Tempio della Concordia (Antica illustrazione)

Roma - Tempio di Minerva Medica (Antica illustrazione)

Roma - Tempio di Minerva nel Foro di Nerva (Antica illustrazione)

Roma - Tempio di Venere (Antica illustrazione)

Roma - Tempio di Vesta (Illustrazione di Luigi Rossini)

Roma - Tempio di Vesta (Cartolina)

Roma - Tempio della Pace (Antica illustrazione)

Roma - Terme di Caracalla - Calidarium (Antica illustrazione)

Roma

Roma (Veduta aerea)

Roma (Veduta dal satellite)

Roma (Stemma)

Roma (Bandiera)

Stemma del Vaticano Stemma del Vaticano

Durante la sua assenza dai campi di battaglia in Oriente, suo figlio Boemondo, per qualche tempo signore della Tessaglia, aveva perduto le conquiste fatte in terra greca. Roberto il Guiscardo tornò per recuperare i territori perduti, rioccupò l'isola di Corfù e mise sotto assedio Cefalonia. Ma proprio durante quest'ultima battaglia, colto da una violenta febbre, morì il 17 luglio 1085 all'età di 70 anni. Il suo corpo fu sepolto nella Chiesa della Santa Trinità a Venosa, dove riposano anche altri illustri membri della Casa d'Altavilla.

Stemma di Venosa

La cittadina di Fiscardo, sull'isola di Cefalonia, prese il nome da lui. A succedergli come Duca di Puglia e Calabria, Principe di Salerno e Signore di Sicilia fu il secondogenito Ruggero Borsa, primo dei figli avuti da Sichelgaita.

Ruggero Borsa (Moneta) Ruggero Borsa (Moneta)

Ruggero Borsa (Sigillo)

Proprio a lei si deve l'estromissione del primogenito Boemondo dalla successione: nel 1073, infatti, insediata la propria corte a Bari, Sichelgaita indusse i nobili pugliesi a riconoscere suo figlio Ruggero Borsa come legittimo successore di Roberto il Guiscardo in luogo di Boemondo (il futuro Boemondo I d'Antiochia), nato dal primo matrimonio di Roberto il Guiscardo con Alberada di Buonalbergo. A Boemondo furono comunque destinati i possedimenti al di là dell'Adriatico, prima fra tutte la roccaforte di Durazzo. Roberto il Guiscardo lasciò anche altri due figli maschi: Guido, duca di Amalfi, e Roberto Scalio, i quali non insidiarono mai la legittimità del potere del fratello maggiore Ruggero Borsa.

Amalfi (Antica illustrazione) Amalfi (Cartolina)

Amalfi (Stemma)

Il dominio sulla Sicilia, col titolo di Gran Conte, fu invece appannaggio del fratello di Roberto il Guiscardo, Ruggero, che aveva combattuto costantemente al suo fianco. La grandezza di Roberto il Guiscardo e i suoi innumerevoli successi furono dovuti non solo alle sue straordinarie qualità, ma anche al rapporto d'intesa col Papato. Egli istituì e fece rispettare una forte autorità ducale, che fu tuttavia minata spesso da rivolte baronali e malcontenti da parte dei feudatari minori, come ad esempio nel 1078, quando egli chiese ai suoi vassalli un sostegno economico per le nozze di sua figlia Olimpia. Troppo impegnato ad espandere continuamente i suoi territori, non ebbe il tempo e la possibilità di organizzarli al proprio interno. In questo senso, la solidità del dominio fu garantita da un insieme di fattori che spesso esularono dalle sue personali abilità politiche. Nella storia del regno normanno d'Italia la figura di Roberto il Guiscardo rimane sostanzialmente quella dell'eroe e del fondatore, mentre suo nipote Ruggero II di Sicilia rappresenta il vero statista e organizzatore dell'intera compagine. Roberto il Guiscardo compare anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri: il Sommo Poeta immagina di scorgere lo spirito del Normanno nel Cielo di Marte, insieme ad altri famosi cavalieri crociati.