CAVALIERI TEMPLARI IN ITALIA

 
                                                                                                          
 

 

San Bevignate
 
Castel del Monte (Italia)  
 

Santa Maria del Borgo (Castignano) Italia

Santa_Maria_del_Borgo - Castignano - Italia

Sono davvero pochi i documenti che riguardano questa chiesa, a causa di eventi disastrosi, come un forte smottamento che distrusse gran parte del paese nel 1224 e un incendio che nel 1228 distrusse i documenti conservati nella pubblica segreteria. Nel suo stato attuale la costruzione risulta databile in gran parte al XIV sec. con parti sicuramente antecedenti, presumibilmente risalenti al XII-XIII sec. L'attuale campanile invece, che si innesta sull'abside rettangolare voltato a crociera, venne aggiunto nel 1517. L'interno poi porta tracce significative risalenti ai secc. XVI-XVIII. Sulla sua fondazione il De Carolis (storico del '700) asserisce che deve credersi fondata da molto antichi tempi a questa parte, anzi molto prima che la medesima fosse in possesso dei monaci benedettini. A prova di tale affermazione ci sono gli affreschi pre-benedettini rinvenuti nell'abside al momento della sua trasformazione per sostenere il nuovo campanile, edificato, come si diceva, nel 1517. Lo stesso De Carolis afferma di aver svolto ricerche al fine di stabilire la data di venuta dei monaci dipendenti dalla Congregazione di Fonte Avellana, ma le sue ricerche risultarono vane. Tuttavia nelle Rationes Decimarum” è documentata l'esistenza della Chiesa S. Marie de burgo de Castiniano” nell'ultimo decennio che XIII sec, in quanto il cappellano Giovanni pagava la decima ai collettori pontifici negli anni 1291, 1292 e 1299. De Carolis dà pertanto per scontata la fondazione prebenedettina della chiesa e la sua tesi pare molto verosimile. Ma chi avrebbe fondato dunque S. Maria del Borgo? Una lunga tradizione la vuole fondata dai monaci Templari, che pare qui abbiano avuto una “casa” di passaggio verso il mare Adriatico e la Terra Santa. Prove certe non ce ne sono, tuttavia molti sono gli indizi che ci fanno credere che ciò possa corrispondere alla verità storica. Non tanto il cosiddetto e tanto decantato T (Tau) templare che sovrasta uno dei due portali d'ingresso alla chiesa, che fino a prova contraria, sembra davvero essere un mattone in cotto su cui è incisa una croce latina mancante della parte superiore (sono infatti molto evidenti i segni di rottura della base in cotto e al di sopra della medesima si vedono vari mattoni rimessi a chiudere lo squarcio in tempi successivi all'apposizione del mattone con la croce a far da chiave dell'arco).

Tau - Santa Maria del Borgo - Castignano - Italia

Simboli Templari - Santa Maria del Borgo - Castignano - Italia

Né a prova della presenza templare si può portare la via Templari che si snoda poco lontano dalla chiesa, in quanto risalente a circa due secoli fa. Forti indizi sono invece altri, si diceva, e cioè la presenza attestata storicamente e tutt'oggi visibile di uno spazio edificato adiacente la chiesa e che costituiva un Hospitale”, storicamente attestato con funzioni di ospizio e di tappa dei pellegrini; molto probabilmente destinato ad accogliere e rifocillare monaci e pellegrini di passaggio. Difatti alcuni studiosi della viabilità medievale, hanno individuato nella valle del Tesino e dell’Aso numerose vie di transito particolarmente battute nel periodo medievale da pellegrini che dal Tirreno o dal Nord si spostavano verso l'Adriatico e i porti d'imbarco per l'Oriente. Durante, infine, i lavori di ristrutturazione di alcune case attigue alla Chiesa di S. Maria del Borgo sono venuti alla luce dei corpi senza sarcofago, seppelliti nella nuda terra con la faccia rivolta verso il suolo: un tipo di tumulazione tuttora adottato dai monaci Cistercensi e praticato dai poveri Cavalieri del Tempio quale prova di un ultimo atto di umiltà di religiosi e difensori della Fede. (Arch. Vincenzo Lucidi)

 
Badia di San Savino - Pisa (Italia) Badia di San Savino - Pisa (Italia)
La Badia di San Savino sorge vicino alla riva sinistra dell'Arno, a soli cinque chilometri da Pisa.
Dedicata a San Savino, fu costruita tra la fine dell'XI e i primi del XII secolo in sostituzione della precedente abbazia, anno 780, completamente distrutta da un'alluvione.
Il complesso, dalle notevoli dimensioni, si articola su due piani: un piano terra – che ospitava i magazzini per il grano e i foraggi, le cantine e le stalle – e un piano superiore dove vivevano i monaci (dell'Ordine di Camaldoli), con i dormitori, la cucina, la biblioteca, le stanze per gli ospiti. L'antica merlatura, che coronava l'edificio, non esiste più ma è ancora riconoscibile dalle finestrelle sotto la copertura. Al primo piano (sette metri di altezza) si accede attraverso una suggestiva scalinata di 31 gradini, coperta da volte a botte e a crociera.
La chiesa, in puro stile romanico, sorge a parte. Consacrata da Papa Innocenzo III, ha la facciata e la parte absidale decorate da lesene e archetti ciechi, l'interno è a croce latina con navata unica. Tra la chiesa e le abitazioni c'è ancora la cisterna, assai profonda, centro della vita monastica nei primi secoli della costruzione.
 
Badia di San Savino (Croce Templare)
 
Badia di San Savino (Croce Templare)
 
Badia di San Savino (Croce Templare)
 
Castignano Italia
 
San Felice Circeo Italia San Felice Circeo Italia
 

Cavalieri Templari a San Felice Circeo

La storia dei Cavalieri Templari a San Felice Circeo è molto fumosa e frammentata, si pensi che dall'anno 1230 circa (anno del loro presunto insediamento) al 1259 (anno in cui i Cavalieri Templari permutarono il territorio) vi è un buco storico.

Come mai questa mancanza di documenti? che cosa viene tenuto nascosto in questo periodo e perché? A queste domande si potrà rispondere soltanto avendo accesso agli archivi vaticani. Sembra che i Cavalieri Templari si siano insediati alla Rocca Circea (già dipendente dalla precettoria di Santa Maria dell'Aventino in Roma) nell'anno 1230 circa a seguito di un ordine di papa Gregorio IX.

Il papa temeva una invasione dello Stato della Chiesa, proveniente dal meridione d'Italia da parte dell'Imperatore Federico II (scomunicato dal papa). Se ne deduce che i Cavalieri Templari non vi arrivarono per volontà propria. Oltre alla rocca, occuparono una zona del lago di Paola ove era presente una piccola chiesa (di cui si ha notizia già nel 594 circa) dedicata al culto di Santa Maria della Sorresca (tuttora esistenti sia la chiesa che il culto).

Tale postazione superbamente strategica da un punto di vista militare - marittimo, si suppone servisse a controllare sbarchi indesiderati sulla costa del lago allora comunicante con il mare. Probabilmente la torre (ora campanile) attigua alla chiesetta fu eretta dai Cavalieri Templari per segnalazioni o per migliorare la visuale di avvistamento. Ma la teoria militare ha parecchi punti deboli e non regge, in quanto per avere un ottimo punto di avvistamento bastava costruire una torre sul promontorio all'altezza della zona denominata "le crocette" o meglio ancora sul picco di Circe (541 mt.) ben visibile da ogni dove.

Inoltre un così piccolo avamposto mal fortificato non avrebbe potuto nulla contro uno sbarco nemico massiccio. Era forse un punto di attracco sicuro (e nascosto) per il naviglio templare atto a rifornire via mare, oltre che via terra la Rocca Circea? E' una ipotesi più che plausibile. Tornando al paese, appena attraversata la antica porta di accesso, possiamo notare la superba torre dei Cavalieri Templari sede del museo storico dell'uomo di neandertal.

Tale torre sembra sia stata fatta ristrutturare da tale frate templare Raimondo su ordine del già nominato papa Gregorio IX. A seguito di recenti lavori di restauro ai locali alla base della torre, si possono notare scalini che scendono nel sottosuolo. I lavori sono stati interrotti, forse per motivi di sicurezza o per mancanza di fondi. E' da sottolineare il fatto che tutti, i "vecchi San Feliciani", parlano di cunicoli sotterranei comunicanti, presenti sotto tutta la base del paese, esplorati solo da pochi fortunati e rivelati a pochissimi eletti, forse per timore di prese di posizione da parte delle Belle Arti.

A cosa servivano tali cunicoli? chi li aveva costruiti, i Cavalieri Templari forse? Oltre alla torre ed attigua ad essa si trovano i locali del cosiddetto "convento" ormai rimaneggiati ad uso abitativo a seguito del turismo d'oro e selvaggio degli anni passati. Quello dei Cavalieri Templari a San Felice Circeo resta un mistero: rimasero in tale paese per circa venti anni, fecero qualche opera di fortificazione militare, un convento e poi andarono via, permutando la Rocca Circea e la tenuta con la chiesetta di Santa Maria della Sorresca in cambio della tenuta di Tor Pagnotta nei pressi di Roma nell'anno 1259, dal Vice Cancelliere di Santa Romana Chiesa Cardinale Giordano Pironti.

Tutto questo potrebbe sposare la teoria dell'aglomerazione del territorio, infatti i Cavalieri Templari non amavano avere possedimenti a "macchia di leopardo" ma preferivano averli attigui, e poi Tor Pagnotta era più vicina a Roma.

 

Chiesa Santa Maria in Aventino (Roma)

Quella di Santa Maria in Aventino era una delle precettorie più importanti d'Italia, soprattutto per la sua vicinanza alla sede papale, che ne faceva un centro politico di primo piano. Nonostante ciò, pur non avendo una vocazione agricola, la precettoria possedeva molti appezzamenti di terreno; situati sia all'interno della cinta urbana che nelle immediate vicinanze, erano destinati a coltivazioni di vario genere, in modo principale grano e vite, colture fondamentali nel medioevo cristiano. Attraverso un inventario giovannita del 1339 è possibile ricostruire in maniera alquanto fedele il patrimonio fondiario della precettoria a tale data, presupponendo alcuni beni, qui di seguito elencati, di derivazione templare. Sono elencate innanzitutto quattro grandi tenute, tutte situate a grande distanza dalla città: la tenuta di Tor Pagnotta; la tenuta di Sant'Eramo; la tenuta di San Migrano e la tenuta di San Lorenzo di Castel Campanile. Seguono poi degli appezzamenti di minore estensione, alcuni campi, per 8 rubbia (circa 15 ettari), situati presso le mura civiche a Testaccio, delle vigne confinanti con i campi di cui sopra, il fiume Tevere ed il monte Testaccio, un campo "vineato" (forse coltivato sia a grano che a vite) per 15 rubbia (circa 28 ettari), a Testaccio, delle vigne per 3 rubbia (circa 5,5 ettari), poste presso le mura, fuori Porta San Paolo, tra la via Ostiense ed il Tevere, delle vigne, fuori Porta San Paolo, tra la via Ostiense e la via Appia, con una estensione di 6 rubbia (circa 11 ettari), compresa la vigna Castagnola, una vigna circondata da mura presso la chiesa di Santa Maria in Aventino, un orto vicino alla suddetta chiesa. Tranne questi due ultimi appezzamenti, gli altri sopra citati sono situati a cavallo delle mura cittadine, il cosiddetto recinto Aureliano di origine imperiale, nella parte meridionale di Roma a non molta distanza dalla precettoria. Il fatto che fossero accentrati in una zona ben delimitata della città, dimostra come i Cavalieri Templari cercassero di "raggruppare in insiemi coerenti" le loro proprietà "di diversa natura e di superficie variabile..., e disperse dal punto di vista geografico" per evitare un minore rendimento produttivo ed inutili spese di gestione. C'è da aggiungere inoltre che i primi tre possedimenti erano situate nella zona di Testaccio, il famoso Monte Testaccio di memoria imperiale, una montagnola di circa 35 metri costituita dai rottami delle anfore olearie e vinarie dei vicini magazzini annonari. Questo luogo "fu meta nel medioevo di processioni e di stazioni religiose, per le quali forse fin da allora fu sormontato dalla croce" inoltre in questa zona esistevano, ed esistono tuttora, "delle grotte... che hanno la proprietà di mantenere freschissimi i vini". È possibile ritenere quindi che i Cavalieri Templari, oltre alla valenza religiosa, fossero interessati al luogo per la possibilità della conservazione della produzione agricola, o di altre merci deperibili, in attesa del loro trasferimento in Terrasanta; questo poteva avvenire utilizzando il vicino porto fluviale di Ripa Grande, già utilizzato in epoca romana, da cui le merci venivano indirizzate allo scalo marittimo di Ostia e qui imbarcate su navi più adatte alla navigazione d'alto mare.

 

Tenuta di Tor Pagnotta (Roma)

Quella di Tor Pagnotta, situata tra le vie Laurentina ed Ardeatina, era una tenuta agricola con un casale fortificato da una torre, della quale sono visibili ormai pochi ruderi. Nell'inventario viene elencata insieme alle tenute giovannite di Torre Rossa e Torre di Pandolfo, che oggi formano la tenuta della Cecchignola-Priorato. Complessivamente aveva una estensione di 224 rubbia (circa 414 ettari), anche se nell'inventario figura di 294 rubbia, di cui 286 destinate a seminativo ed otto a boschi, prati e pascoli. La tenuta di Tor Pagnotta era entrata a far parte del patrimonio fondiario dell'Ordine nel 1259. Il 3 maggio quell'anno, infatti, il maestro d'Italia, Pietro Fernandi, dietro autorizzazione del gran maestro Thomas Berard, aveva permutato i possedimenti che i Cavalieri Templari avevano nel Lazio meridionale, e cioè: la rocca di San Felice Circeo, l'enfiteusi su Santa Maria della Sorresca, presso l'attuale Sabaudia, ed altri beni e terreni in Terracina e nei dintorni, ricevendo in cambio la tenuta di Tor Pagnotta, di proprietà del "Magister Jordano Sancte Romane Ecclesie vicecancellario et notario". Nel documento di permuta viene specificato che detto casale era situato nel distretto cittadino, nella contrada chiamata "Piliocti" che fu dei signori Nicola e Pietro, figli ed eredi di Pietro Rubei de Ripa, cittadino romano. Vengono anche indicati i confini della tenuta: il primo lato, con i terreni dei fratelli Giovanni e Francesco Castellani e Giovanni Colonna; il secondo lato, con i beni della chiesa di Santa Maria dell'Aventino e con quelli del fu Paolo di Sant'Angelo; il terzo lato con le proprietà di Santa Maria di Scolagreca e San Salvatore di Santa Balbina; il quarto lato con la via pubblica. Lo scambio viene effettuato in considerazione del fatto che le spese per la custodia ed il mantenimento della rocca di San Felice non portavano alcuna utilità, anzi erano divenute troppo onerose e dispendiose; in più la tenuta era contigua ad altre terre e possessi della precettoria di Santa Maria in Aventino. I Cavalieri Templari, inoltre, desideravano migliorare la loro posizione, evidentemente territoriale. Infatti, con questa transazione, i Cavalieri Templari di Roma, oltre a liberarsi della rocca di San Felice, insediamento economicamente in perdita, ampliavano in maniera omogenea i loro possedimenti agricoli e procuravano uno sbocco sulla via pubblica ai terreni già in loro possesso che confinavano con i nuovi acquisiti. Non sappiamo di quale via pubblica poteva trattarsi, se la via Laurentina o la via Ardeatina, due antiche strade romane in mezzo alle quali era situata la tenuta di Tor Pagnotta; entrambe, comunque, conducevano verso il sud del Lazio, in direzione della tenuta templare di Sant'Eramo. Il casale di Tor Pagnotta viene citato, negli atti del processo intentato ai Cavalieri Templari dello Stato Pontificio, dal testimone frà Vivolo di Sancto Justino, il quale afferma di aver fatto e visto fare elemosine in numerosi insediamenti del Tempio, tra cui la stessa Tor Pagnotta; il fratello servente aggiunge anche che nel casale vi furono accolti molti poveri e che ogni giorno veniva dato da mangiare a tre di loro. Quest'ultima affermazione fa presumere che la tenuta non avesse solo ed esclusivamente vocazione agricola, ma che fosse dotata di locali abitativi, oltre che per i Cavalieri Templari e per i contadini, anche per i pellegrini ed i poveri che vi potevano essere ospitati e rifocillati.

 

Tenuta di Sant'Eramo (Pomezia)

La tenuta di Sant'Eramo corrisponde esattamente a quella denominata successivamente Maggione, situata nei pressi dell'attuale città di Pomezia; aveva una estensione di 100 rubbia (circa 185 ettari), di cui 70 destinate a coltivazione e 30 a bosco. I suoi confini si possono rilevare da due atti di vendita del 1427 e del 1428 dove è specificato che "i confini che figurano negli istrumenti sono esattamente quelli di Sant'Eramo... cioè: Pratica...; Santa Procula; Solfarata; Petronella", Nella testimonianza di frà Vivolo de Sancto Justino, di cui abbiamo parlato a proposito di Tor Pagnotta, tra gli insediamenti nominati viene elencata anche Sant'Eramo. In un documento esistente nell'archivio romano di Santa Maria in Via Lata, e risalente al 1330, la tenuta viene chiamata col nome di "Masone", derivato dal termine mansio, o mansione, con cui venivano in genere indicati gli insediamenti dei Cavalieri Templari. Purtroppo la zona indicata è stata stravolta da radicali cambiamenti, soprattutto a partire dagli Anni Trenta (fondazione della città di Pomezia, dei suoi insediamenti industriali, della nuova viabilità stradale e ferroviaria) e ciò ha reso difficile la ricerca sul territorio. Attualmente esiste, ormai inglobato dall'abitato cittadino, un casale chiamato "Maggiona", che però "non presenta tracce di costruzioni medievali". Nel catasto di Alessandro VII (1655/1667) la tenuta risulta unita a quella della "Maggionetta" dove era situata la torre omonima; questa viene descritta come "un'alta torre rettangolare di tre piani con due finestre per ogni piano, alla base si scorgono i resti di quello che doveva essere un antemurale". Interessante notare che in località Solfarata o Zolforata, uno dei confini della tenuta, siano situate delle cave di zolfo di antiche origini, utilizzate ancora fino a poche decine di anni fa; ciò fa ritenere che l'estrazione di questo minerale, sia all'interno di Sant'Eramo che nelle immediate vicinanze, potesse costituire una delle entrate della tenuta, ad integrazione di quelle derivate dalla coltivazione.

 

Tenuta di San Migrano (Roma)

La tenuta confinava col Casale Annibali, il Casale dei Santi Sergio e Bacco, col Casale Nutuli e con Santa Pacora. Aveva una estensione di 80 rubbia (circa 148 ettari), di cui 70 destinati a seminativo e 10 a bosco. È difficile rilevare esattamente la sua collocazione, dal momento che alcuni confini non sono identificabili; tuttavia il Silvestrelli, in base a documenti di epoca posteriore, afferma che "il tenimento di san Migrano conviene... cercarlo... verso l'attuale stazione di Pavona" (a poca distanza da Albano Laziale). Rimase in possesso degli Ospedalieri per circa un secolo: in un documento del 1427, infatti, risulta frazionata tra numerosi proprietari privati, frazionamento che continuò anche negli anni successivi con altri passaggi di proprietà. All'interno della tenuta era situata la chiesa omonima di San Migrano, dove il 10 luglio 1310 vennero affisse le citazioni del processo dal nunzio Giovanni, rettore di Santa Maria della Stella. Di questa chiesa non si hanno più tracce.

 

Tenuta di San Lorenzo di Castel Campanile (Roma)

Il piccolo borgo di Castel Campanile è situato su una strada secondaria che, partendo da Palidoro, unisce la via Aurelia alla via Claudia Braccianese, una strada romana parallela della via Cassia-Francigena. Dell'abitato non rimangono che poche rovine, al punto che attualmente la località viene indicata come "Castellaccio". Il Tommasetti ne dà una descrizione, dicendo che "questo castello doveva essere fortissimo e grande, poiché occupava tutta l'estensione del banco [di trachite], come è dimostrato dagli avanzi delle torri e del muro di cinta. L'ingresso del castello doveva essere nel lato di sud-est, quasi all'estremità della spianata nel luogo pel quale appunto ora si arriva ad esso; è costruito parallelamente al castello e sui due lati sorgono due forti muraglie di quasi otto metri di altezza, in grandi parallelepipedi di trachite". Nel XV secolo il castello perse di importanza, forse a causa "della sua posizione su una strada divenuta secondaria che ne diminuiva l'importanza strategica". All'interno di Castel Campanile, i Cavalieri Templari possedevano la chiesa di San Lorenzo, come dimostrato dalle testimonianze raccolte durante il processo contro i Cavalieri Templari nello Stato della Chiesa: uno dei testimoni, il frate servente Gerardo da Piacenza, citando frate Alberto di Castell'Arquato, precettore di Castellaraldo, disse che questi aveva soggiornato nella chiesa di San Lorenzo di Castel Campanile appartenente all'Ordine del Tempio. Non risulta che in questa chiesa vennero affisse le citazioni del processo. Il Tommasetti fornisce altre informazioni circa questa chiesa, specificando che "all'estremità settentrionale del castello..., sul lato di sud-est, doveva sorgere la chiesa nel recinto del castello, ma naturalmente fuori della rocca, come in tutti i castelli feudali della campagna romana. Della chiesa non rimane nulla tranne la parte di un muro in parallelepipedi irregolari...". Dalla chiesa di San Lorenzo dipendeva probabilmente anche la tenuta agricola omonima, situata nei pressi di Castel Campanile, al confine con il territorio di Ceri. Come dice il Silvestrelli, "questo fondo non apparisce negli atti processuali. Ma per analogia cogli altri qui menzionati della casa di Santa Maria dell'Aventino deve ritenersi che anch'esso pervenne all'Ordine [di San Giovanni] dai Templari". La tenuta aveva una estensione di 70 rubbia seminabili (circa 129 ettari) e, nell'inventario giovannita del 1339, si dice che il fondo confinava per tre lati con i possedimenti di tale Giovanni Stefani e per il quarto con il territorio di Ceri.

 

Cavalieri Templari a Foggia

La prima notizia di un insediamento di Cavalieri Templari nella città dauna risale alla seconda metà del XII secolo. Durante il pontificato di Celestino III, dopo la morte di Guglielmo II (1189) iniziò un periodo di forte instabilità politica del quale l’Ordine Templare ne approfittò, appropriandosi illecitamente di alcune terre intorno a Foggia, dove era attiva una domus identificabile, con buona probabilità, con la eccelsia di San Giovanni de Templo, chiesa che nel 1212 fu data alle fiamme durante un’incursione di cittadini della vicina città di Troia. Non sappiamo se dopo tale distruzione la chiesa fu ricostruita o meno, mentre quello che appare certo è che i Cavalieri Templari continuarono ad essere presenti a Foggia con una propria fondazione, i cui beni si estendevano sino a Salpi e Siponto.

Precettore della domus foggiana nel 1213 era Geremia, come si evince da una controversia sorta tra i Cavalieri Templari di Foggia e il monastero di San Leonardo di Valle Voloria circa il possesso della chiesa di Sant’Arcangelo presso Bersentino e la chiesa di Santa Maria presso Lama Ciprandi. La questione fu risolta con una permuta delle due chiese con degli appezzamenti di terra che i Cavalieri Templari avevano nei pressi di Foggia che furono ceduti al monastero di San Leonardo. Nel documento del luglio del 1228 compare Rogerio, precettore della domus Templare di Foggia. Intorno alla metà del XIII secolo il patrimonio della domus foggiana, in buona parte sequestrato da Federico II, era costituito da 88 (25 non producevano reddito perché non erano occupati) casili, 2 domus, 1 pecia, 12 terrae, 1 terricella, 8 vinee ed 1 vineale. Tali proprietà rendevano alla Curia Imperiale almeno 13,40 once, equivalenti a circa 358 grammi di oro.

Verso la fine del XIII secolo, nel 1294, tale Ippolito Carpenterio e sua moglie, entrambi di Foggia, donavano all’Ordine del Tempio tutti i loro beni conservandone l’usufrutto vita natural durante.

 

Cavalieri Templari a Lama Ciprandi

Enrico VI, considerati i meriti dei Cavalieri Templari, ed in seguito alle preghiere di Goffredo, figlio di Stefano e Maestro delle domus templari in Puglia, concedette all’Ordine militare il 29 aprile 1196 la Lama Ciprandi, già feudo di Rogerio Ebriaco de Terno. Qui i Cavalieri Templari ebbero la propria domus presso la chiesa di Santa Maria della quale risultava essere precettore nel 1213 Guido. In tale anno questa chiesa fu oggetto di una controversia con il monastero di San Leonardo di Valle Volarla, ma rimase in possesso dei Cavalieri Templari che tuttavia lasciarono questa località negli anni immediatamente successivi: infatti nell’ottobre del 1216 il castrum di Lama Ciprandi apparteneva al monastero di S. Pietro di Torre Maggiore. Tuttavia è probabile che i Cavalieri Templari rientrano in possesso delle proprietà a Lama Ciprandi nel 1288, quando il monastero di Torre Maggiore passò dai Benedettini ai Cavalieri Templari. Con una lettera del 14 maggio 1297 indirizzata al Giustiziere di Capitanata, Carlo II d'Angiò ordinava che il Magister ed i Cavalieri Templari della domus di Barletta non fossero molestati per il servizio militare nei feudi di Bersentino, Alberona e Lama.

 

Cavalieri Templari a Lucera

La presenza dei Cavalieri Templari a Lucera nel corso del XIII secolo fu particolarmente rilevante a tal punto da suscitare invidie e gelosie da parte di altri ordini religiosi. Infatti il 16 giugno del 1226 il papa Onorio III intervenne in una controversia tra i Cavalieri Templari di Barletta e i cistercensi di Casanova (Penne) per alcuni possedimenti compresi tra Lucera e Serra. Nei dintorni di tali località i Cavalieri Templari possedevano diverse masserie ricordate in un documento del 17 febbraio 1303, quando Carlo II d’Angiò scriveva a Santoro da Bitonto, a Giacomo da Peschici e al giudice Tommaso da Guglionisi affinché procedessero alla trattazione della causa tra i Cavalieri Templari e gli ufficiali della Curia per il possesso delle masserie di Casanova, S. Lucia di Rivamorto e Macchia Pentaricia, situate nel territorio di Lucera. La causa era stata commessa ai predetti da lungo tempo e sempre dilazionata.

Qualche anno dopo i Cavalieri Templari vennero molestati nei loro beni e nelle loro persone e il papa Benedetto XI intervenne in loro difesa comandando in una lettera del 20 giugno 1304 al vescovo di Santa Maria (Lucera) di far cessare le molestie nei loro confronti.
Nella primavera del 1307 i beni dei Cavalieri Templari di Lucera furono sequestrati e affidate alle cure di Bartolomeo de Carbonaro di Salpi e al notaio Giacomo di Santa Maria, amministratori per conto della Chiesa. A costoro il 27 marzo 1309 Roberto d’Angiò ordinò di mettere a disposizione quaranta buoi e tutti bufali appartenuti ai Cavalieri Templari delle maestranze impegnate nel cantiere per la costruzione della chiesa di Santa Maria di Lucera.

 

Cavalieri Templari a Manfredonia

In questa città non disponiamo di testimonianze dirette della presenza dei Cavalieri Templari con una propria domus. Tuttavia è lecito pensare che una fondazione templare fosse presente a Manfredonia che era dotata di un porto di una certa rilevanza e utilizzato per le spedizioni di derrate alimentari da parte dei Templari come testimoniato da un documento del 1274 e da un altro del 15 maggio 1299 dal quale sappiamo che i Bardi facevano salpare da Manfredonia un bastimento dei Cavalieri Templari con grano destinato agli stessi Cavalieri Templari e agli Ospedalieri di Cipro.

 

Cavalieri Templari a Monte Sant’Angelo

In questa località i Cavalieri Templari possedevano almeno 4 domus, 4 vinee (due delle quali a Mattinata), 1 desertina, 1 vineale ed 1 tenimento dai quali ogni anno venivano ricavate grano, mosto e olio per circa 19 once.

 

Cavalieri Templari a Montecorvino

Delle proprietà dei Cavalieri Templari in questa località solo una domus produceva reddito per 1 tarì, mentre un vineale, 3 terrae e 1 pecia non rendevano nulla.