VESTIARIO DEI CAVALIERI TEMPLARI

 
                                                                                                
 

Si parla spesso dei cavalieri dal bianco mantello per designare i fratelli Templari, descrivendo in questo modo la loro divisa, il loro equipaggiamento in generale, contribuendo ad una  forte caratterizzazione di questi uomini di religione.

Prima di affrontare lo studio dell’equipaggiamento militare e dell’abbigliamento del Cavaliere Templare durante i due secoli della sua esistenza, è interessante capire come l’Ordine era strutturato nella sua gerarchia dei fratelli del Tempio.

Struttura dell’Ordine.

Troviamo nell’ordine 3 classi principali: Cavalieri, Cappellani e Sergenti. Poi ci erano gli Scudieri, i Fratelli di Mestiere, cioè gli artigiani, agricoltori, muratori, scrivani, etc. oltre ai Turcopoli, (sorta di Legione Straniera), mercenari arruolati fra gli autoctoni. Tutta questa guarnigione era distribuita in più dipartimenti: in Terrasanta (Gerusalemme, Terre di Gerusalemme, Tripoli, Antiochia, Cipro, Armenia) ed in Europa (Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Penisola Iberica e Ungheria). Il loro abbigliamento era stabilito in funzione di due criteri: la gerarchia dei Cavalieri Templari nell’Ordine del Tempio e la loro posizione geografica (per le condizioni climatiche). Ma, in generale e come vedremo più avanti, c’era una certa uniformità nell’abbigliamento e tutto era previsto nella loro bisaccia. Le stoffe potevano essere rivestite internamente di pelle d’agnello o di montone ma mai con ricche e comode rifiniture.

Come è precisato nel loro statuto, i Cavalieri Templari non dovevano ricercare l’abbellimento del loro corpo ma ripararsi dal freddo, dall’umidità o dal sole e, per di più, essere comodi: “che chiunque si possa vestire e spogliare, mettere e togliere i calzari rapidamente”, esortazione necessaria nelle Commanderie e nei castelli della Terrasanta dove lo stato di allerta era perenne. Fra la data della loro fondazione (1118) e quella del Concilio di Troyes (1128) dove fu scritta la Regola Latina dell'Ordine, la tenuta dei Poveri Cavalieri di Cristo apparteneva ancora al mondo della cavalleria. La loro divisa diviene ufficiale, senza tuttavia la croce patente rossa, a partire dal Concilio di Troyes e fu ornato da questo tipo di croce nel 1145. C’è da notare dunque che Hugues de Payns, fondatore dell’Ordine, non portò mai questa croce poiché morì nel 1136. Sebbene l’abito dei fratelli del Tempio fosse concepito in conformità con la moda della loro epoca, era comunque descritto dettagliatamente dalla Regola Primitiva dell’Ordine in un gran numero di capitoli.

Successivamente, all’epoca dell’arresto dei Cavalieri Templari,  si scoprirono altre cose sugli abiti e le armi dei fratelli del Tempio. Ecco alcuni estratti dagli Archivi delle Bouches-du-Rhone al tempo dell’arresto dei Cavalieri Templari di Provenza nel 1308:

Verbale del sopralluogo del balivo e del giudice di Pertuis, accompagnati da una folla di persone e sergenti, alle magioni del Tempio di Limaye, dove trovano 5 templari, e alla Torre di Aigues… Inventario dei beni mobili di queste magioni. – prosciutti iniziati; - botti di vino piene fino a metà; - oggetti da sagrestia e chiesa; - qualche libro di preghiera; due o tre balestre e altrettante bisacce, etc. – Enumerazione dei loro beni immobili e delle loro rendite… Lettere patenti di Carlo II, relative al loro trasferimento ad Aix. – Verbale  della partenza dei Templari per quella città. Il balivo, mosso a pietà(si chiamava mastro Triboulet), fa loro restituire 4 camicie, 4 mutande, “femoralia” e 3 cappelli per la pioggia “capellos pluviales.” (B. 151 Registre – In folio, 37 feuillets, papier bombax).

Verbale redatto da Pierre Gantelme, giudice vicario, e Pons Garnier, giudice di Aix, sulla scoperta dei fratelli, e dell’inventario dei beni e diritti della casa del Tempio di quella città, chiamata comunemente Santa Caterina … I cavalieri erano a letto. -  Li si è presi e li si è portati in prigione. - … Non si trovarono che due materassi per i tre, ma molte botti di vino. – Le loro armi consistevano in una spada “encis” e un coltello catalano. - … (b. 152 Registre. – In folio, 135 feuillets, papier bombax).

Inventario dei beni e delle rendite sequestrate ai Templari del baliato di Puget-Théniers … irruzione improvvisa al castello di Rigaud, dove risiede ordinariamente un cavaliere del Tempio, amministratore di beni che l’Ordine ivi possiede … Inventario assai dettagliato dei mobili del castello; - 1 materasso e 3 cuscini di piuma ; - 1 lancia  e 1 balestra; - 5  libbre di cotone chiuse dentro una cassa ; 4 scodelle di ceci ; - un sacco contenente 2 libbre di mandorle ; - 1 camicia ; 1 “épitoge de camelin” guarnito di pelle nera ; - 2 cappucci; - 3 botti piene di vino ; - 6 formaggi dal peso di 30 libbre ciascuno, etc. (B. 154  Registre. – In folio, 37 feuillets, papier bombax).

Inventario (frammento) dei beni mobili o immobili della casa del Tempio a Lachaup “Calvia”, e delle sue dipendenze, Sederon e Sainte Colombe:  - un cartulario trasportato a Sisteron guarnito di una rilegatura rossa e contenente i diritti e le rendite della casa ; - un fodero per guanciale “aurellarii” in seta ; - 3 asciugamani “manutergia” ; - un paio di maniche brune ; - un cappello di feltro “galerum de feutro” ; - 2 manopole di ferro ; - 2 stivali in cuoio ; - 33 misure di vino puro dentro una botte di quelle che vengono denominate Jehan (Gigante); - 23 misure di vinello“vini temperati” ; - diverse pergamene , e fra le altre cose, la carta con sigillo della donazione di Lachaup all’Ordine del Tempio da parte di Raybaud de Lachaup; … (B. 155 Registre. – In folio, 35 feuillets, papier: 2.

E’ così che a partire dalla regola dell’Ordine del Tempio fino all’inventario, al momento del loro arresto, noi possiamo ricostruire i costumi, le armi e le armature dei Cavalieri Templari.

Equipaggiamento militare.

In una ottica di rigore, toccava al fratello drappiere evitare che gli invidiosi e i maldicenti avessero da eccepire qualcosa sugli abiti del convento. Egli doveva vigilare scrupolosamente affinché gli abiti stessi non fossero né troppo lunghi, né troppo corti, ma della giusta taglia di coloro che li dovevano portare. Era in questo modo, e la regola lo ricorda, che si guadagnava la ricompensa di Dio; ciò che colpisce nel testo è che questo valorizza la vita interna e quotidiana del Tempio: non c’erano né piccole cose né umili compiti che non interessassero a Dio e non tendessero al benessere e alla salvezza di ciascuno. E allora si comprende meglio la sorta di orgoglio che si provava nell’appartenere all’Ordine, anche solo in qualità di muratore o di pastore. 

In funzione dei viaggi e delle minacce di guerra con i Musulmani, i Cavalieri Templari avevano un guardaroba composto da numerosi elementi. Per l’abbigliamento, un usbergo”: tunica a reticolo di cuoio intrecciato, con le maniche e munita di un cappuccio che avvolge la testa e lascia scoperto solo il viso. In seguito, l’usbergo verrà  fabbricato in maglia di ferro. Quando il Cavaliere Templare non lo indossava, lo metteva dentro un sacco di cuoio o dentro una rete fatta di maglia di ferro. Esisteva anche il “giaco”, cioè una cotta senza maniche, che era più spesso assegnata ai fratelli sergenti. Più leggero dell’usbergo, non prevedeva la protezione per le braccia. A ciò si aggiungeva un paio di brache di ferro, gambali composti di maglia di ferro che si allacciavano dietro i polpacci al fine di proteggere la gamba ;le brache di ferro non avevano sempre l’avampiede. Esisteva inoltre il cappuccio da guerra” che consisteva in una protezione fatta di maglie fissate da allacciature, che racchiudeva la testa del fratello del tempio e ricadeva sulle spalle. Essa veniva posta sotto l’”elmo” o il “cappello di ferro”. Quest’ultimo era un casco dai bordi ribattuti, che chiudeva la testa ed era utilizzato talvolta al posto dell’elmo. Quest’ultimo poteva essere conico (durante il XII secolo) oppure piatto (fine XII ed inizio XIII secolo), e lasciava il viso scoperto nel XII secolo. Tuttavia, proteggeva la fronte, la testa, gli occhi, il naso e le guance. In seguito, l’elmo prende l’aspetto di un casco cilindrico. Dotato di fori per la vista e la respirazione, poi rinforzato di due lamelle rivettate a forma di croce, ricopriva tutta la testa. Per portare l’elmo, il Cavaliere Templare doveva avere i capelli corti e la barba rasata come è stabilito negli statuti della Regola dei Poveri Cavalieri di Cristo, al capitolo XXVIII : “Della superfluità dei capelli. Bisogna che tutti i fratelli, soprattutto quelli della Magione, abbiano i capelli tagliati, i modo che appaiano, davanti e dietro, regolari e decenti. Si osserverà inviolabilmente la stessa regola per la barba i baffi, affinché nulla appaia superfluo e ridicolo”.

Un ammortizzatore piazzato attorno al cranio, come una sorta di ciambella in tessuto era destinato ad assorbire gli urti dell’elmo. Una cotta d’arme chiamata talvolta “camicia di sopra” era portata sopra la camicia all’inizio del XIII secolo.

Durante le battaglie, dopo aver indossato l’usbergo di maglie, il Cavaliere Templare infilava la cotta d’arme sopra quella di maglie, per impedire ai raggi del sole di scaldare l’usbergo e preservarlo dalla ruggine. La cotta di colore bianco, era blasonata (armata) con la croce rossa del Tempio all’altezza del petto, vicino al cuore. Senza coprire le braccia, larga sul collo, essa scendeva fin sotto al ginocchio ed era tagliata per non ostacolare le gambe del soldato a cavallo. La tunica si accorcia verso il 1250 e verrà in seguito rinforzata con piastre all’altezza delle spalle. Il Cavaliere Templare la portava sempre con la sua cintura ed il suo budriere. Delle spalliere, che potevano essere di diversi materiali, vennero aggiunte nel corso del XIII secolo. Per quanto riguarda gli speroni, la Regola ci rivela al capitolo XXXVII, che “Noi non vogliamo assolutamente che appaiano, in nessun modo, né oro, né argento, che risaltino la ricchezza dei particolari, ai morsi o ai pettorali, né agli speroni, né alle briglie, e non sarà permesso a nessun fratello di acquistarne. Se si tratta di vecchi ornamenti donati per carità, che si oscuri l’oro e l’argento, in modo che il loro splendore e la loro lucentezza non sembrino agli altri un atteggiamento di arroganza. Se vengono donati da nuovi, che il Maestro ne disponga come gli piacerà”. Delle scarpe completano l’equipaggiamento.

Per quanto riguarda la denominazione di armatura”, questa non aveva niente a che fare con il significato che le si attribuisce attualmente (l’armatura di piastre del XV secolo); per il Cavaliere Templare essa rappresentava l’abbigliamento da combattimento, cioè una tunica d’arme (cotta d’arme o sopravveste che avvolgeva anche la testa), le spalliere e le scarpe d’arme. Qualche cronaca ci parla dei Cavalieri Templari che combattono vestiti di un mantello e di spalliere; è quindi possibile supporre che questo mantello potesse essere quello che portavano i fratelli (il mantello bianco o bigello) a meno che l’autore non si riferisca alla cotta d’arme che designa la tunica di stoffa o pelle che si infilava sopra l’usbergo di maglie al fine di impedire al sole di scaldarlo o alla pioggia di penetrarlo. 

Per armamento, si consegnava loro soprattutto una “spada” dritta, a doppio filo e a punta arrotondata; la punta arrotondata ci induce a pensare che venisse usata solo di taglio. Poi, uno “scudo”, generalmente triangolare costruito in legno (spesso di pioppo), imbottito all’interno, ricoperto di cuoio all’esterno, leggermente ricurvo ai lati, dritto in alto con gli angoli arrotondati, portato a bandoliera e talvolta rinforzato con lamelle chiodate. Era blasonato della croce del Tempio. Alla fine del XII secolo, lo scudo misurava 1,50 m di altezza. Seguendo la tendenza dei combattenti laici, all’inizio del XIII secolo le sue dimensioni diminuirono al punto che alla fine di questo stesso secolo misurava 0.60 m x 0.60 m. Questo scudo è rappresentato sul sigillo del Tempio con i due cavalieri sullo stesso cavallo. La “lancia”, fabbricata di preferenza in legno di frassino, di carpine o di melo, aveva l’asta che non superava i tre metri e terminava con un ferro a losanga o a forma di foglia di salice a due fili. La Regola al capitolo XXXVIII precisa che le lance e gli scudi non dovevano avere coperture (custodie). La  “mazza turca” era poco impiegata dai cristiani a causa della suo caratteristica di arma da “villani”. Tuttavia, contro i Musulmani, i Cavalieri Templari utilizzarono anche quest’arma costituita da un lungo manico di legno e di un pezzo di metallo contundente situato all’estremità. Riguardo l’arco e la balestra, Marion Melville dichiara “Se essi vogliono organizzare delle gare di tiro con l’arco o con la balestra, non devono mettere in palio che cose di poco conto che non costino denaro, quali i picchetti per la tenda, o una lanterna scoperta … E ogni fratello del Tempio può scommettere contro un altro, con la sua balestra , dieci pezzi di candela senza permesso ma niente di più; e non più di questo può perdere in una giornata. E può mettere in palio la sua falsa corda della balestra al posto dei pezzi di candela; ma non deve mai abbandonare la corda durante la notte senza permesso”.

Infine, essi ricevevano un’ascia” per spaccare la legna e tre coltelli: il “coltello d’arme” (o pugnale o daga), che era un’arma a due tagli e a lama larga che veniva portata al fianco destro con l’impugnatura in avanti, il “coltello da taglio” utilizzato per tagliare il pane ed infine un “temperino”, piccolo coltello a lama dritta, per utilizzo in varie occasioni.

L’abito da casa.

L’abbigliamento o “abito da magione” era costituito da una varietà di vestiario non militare. La forma e il tessuto di questo abbigliamento erano in rapporto alle materie prime dell’epoca. La Regola rivela, al capitolo XX, a proposito della qualità e del modo di vestirsi: “Ordiniamo che i vestiti siano sempre di un colore, per esempio bianchi o neri, e di stoffa robusta; e concediamo a tutti i cavalieri professi di avere degli abiti bianchi in inverno e in estate, se ciò è possibile, perché coloro che hanno rifiutato una vita di tenebre possano riconoscersi dai loro vestiti bianchi poiché una vita luminosa li ha riconciliati al loro Creatore. Cosa significa il bianco, se non castità e integrità? Castità significa la tranquillità dello spirito e la salute del corpo. A meno che ciascuno dei cavalieri non si conservi casto fino alla fine, non potrà mai raggiungere il riposo eterno né vedere Dio, secondo la testimonianza dell’Apostolo San Paolo: 

Mantenete la pace con tutti, e la castità senza la quale nessuno potrà vedere il Signore (Ebr. XII, 14). Ma poiché questi vestiti non devono avere nulla di ostentato e di superfluo, ordiniamo che tutti l’abbiano in modo che ciascuno possa facilmente vestirsi e svestirsi, mettersi e togliersi le scarpe da solo. Coloro che hanno questo incarico devono ben controllare che l’abito non sia troppo lungo o troppo corto, ma conformarlo alla taglia di ciascuno; che essi usino per i fratelli tutta la stoffa necessaria. Quando ai fratelli verranno assegnati degli abiti nuovi, che essi restituiscano subito i vecchi, perché siano conservati nel guardaroba, o in qualunque altro luogo scelto dal drappiere, per servire ai sergenti e agli altri servitori, e talvolta anche i poveri”

La confezione o la distribuzione di tutto ciò che costituiva il fabbisogno dei Cavalieri Templari, per vestirsi e per dormire, era gestito dal drappiere, terzo personaggio nella gerarchia dell’Ordine. Per i suoi compiti veniva assistito da tagliatori di stoffe e sarti di paramenti (uomini del Tempio).

D’altronde, la Regola sancisce che “Il drappiere deve dare ai fratelli ciò che è necessario per vestirsi e per dormire, come compete alla sua carica, salvo le coperte di lana per i letti. Quando i vestiari provengono da oltremare, il drappiere deve essere presente per disfare i pacchi, e tutti i doni indirizzati ai fratelli del convento, devono essere portati al proprio posto o dove devono essere. Inoltre si deve prendere cura che i fratelli siano vestiti onestamente, e, se uno di essi non lo fosse, egli può riprenderlo ed il fratello deve obbedire; poiché dopo il maestro ed il maresciallo, il drappiere ha una posizione superiore rispetto ad ogni altro fratello. Il drappiere deve assicurarsi che nessun fratello abbia sovrabbondanza o possieda un oggetto che non gli spetta, che vengano abbandonati o vengano resi a chi sono dovuti; tutti i fratelli devono essere contro colui che agisce o parla in modo falso. 

Il drappiere deve prendere in consegna dal fratello, quando lo si ordina fratello templare, tutto il suo abbigliamento se questo è di vaio o di scarlatto; e se egli dona dell’oro o dell’argento o del denaro alla casa, se il valore è entro i 10 bisanti, questi devono restare alla drapperia ed il resto va al comandante della terra. E tutto quanto è attribuito al drappiere del convento, lo è anche del drappiere della terra di Tripoli e di Antiochia”.   

L’abbigliamento era composto dal vestiario personale e dall’abito da magione o abito monacale. Il Cavaliere Templare riceveva innanzitutto, nel corredo del vestiario personale, due paia di calze di cui almeno una con la suola di cuoio. Esse erano l’equivalente delle nostre calze e scarpe. Fatte in tessuto e di colore differente dalle brache, erano sostenute da lacci legati attorno alla gamba. Poi vengono due brache (calzoni) fissati alla vita da una cintura di tela; questi larghi capi d’abbigliamento potevano essere sia lunghi con un attacco sotto il piede, sia corti e completati con calzari. A partire dal XII secolo, l’influenza delle mode orientali modificherà l’aspetto delle brache che diverranno sempre più aderenti. Si fornivano loro due camicie, tagliate nella parte bassa, davanti e dietro per la comodità dei movimenti, poiché dovevano arrivare pressappoco a metà coscia. La camicia era una sorta di tunica interna confezionata in tela di lino, con le maniche strette. La Regola precisa al capitolo LXIX “che non sarà permesso d’avere che  una sola camicia di tela dalla festa di Pasqua fino ad Ognissanti. Avendo considerato che bisogna tenere in considerazione i grandi caldi della regione orientale,  si concederà, non per diritto, ma per grazia, una sola camicia di lino a ciascuno dalla festa di Pasqua ad Ognissanti, ben inteso che questo sarà a disposizione di chi vorrà servirsene; e per il resto dell’anno non si avrà in generale che delle camicie di lana”.
Attorno alla vita era stretta una “piccola cintura”, di tela o di cuoio.

I Cavalieri Templari si vestivano con questi abiti per andare a dormire diversamente dagli altri monaci in generale. Si parla anche di una “veste a falde” davanti e dietro, nella Regola, che è tuttavia difficile da identificare. Secondo Curzon, si trattava di un giustacuore di panno doppio tagliato a triangolo come un vero e proprio abito monacale dalle maniche assai strette, mentre Viollet le Duc la assimila una lunga tunica che assomiglia molto alla cotta.

Quanto alla tenuta da casa o abito monacale, il drappiere concede una cappa, grande tanto da avvolgere il corpo. Non bisogna confondere il mantello con la cappa , indumento di rappresentanza ad uso civile e religioso, che si chiudeva sul davanti, al di sotto del collo, sia con un semplice cordone, sia con un gancio doppio che s’infilava in due anelli metallici posti nei due bordi del vestito. Realizzata in un solo pezzo, la cappa era rotonda, con un cappuccio, era aperta nel mezzo e scendeva fino ai piedi. Le maniche coprivano le mani e quando dovevano essere utilizzate, occorreva assolutamente rimboccare le estremità, cosa che provocava graziosi giochi di pieghe. In questo caso, l’utile e il dilettevole non si conciliavano. Quando un Cavaliere Templare era in punizione e non aveva più diritto al mantello, indossava allora la cappa senza la croce.

In più, si aggiungevano due mantelli di cui uno foderato di pelliccia di agnello o di montone per l’inverno, pellicce resistenti e poco costose in quanto derivanti dai greggi delle commanderie del Tempio, e quindi un mantello per l’estate in tessuto più leggero. Aveva un ruolo importante nell’abbigliamento ed era formato da una sola pezza di stoffa semi-circolare. Il mantello era il segno distintivo dei Cavalieri Templari poiché la Regola precisa, al capitolo XXI, che “i servitori non devono affatto avere l’abito, cioè i mantelli bianchi : noi siamo assolutamente contrari all’uso che si praticava nella Maison de Dieu e dei fratelli cavalieri, e senza consultare né richiedere per questo il parere del capitolo comune, noi lo classifichiamo a tutti gli effetti come un abuso nel quale si era caduti; in quanto un tempo i servi e i serventi d’arme avevano delle tuniche bianche, e ciò causava una confusione intollerabile. Si sono scoperti, in zone oltremontane, dei falsi fratelli, e per giunta sposati; ed altri che si dicevano del Tempio, anche se erano del mondo. Questi hanno causato all’Ordine dei cavalieri molto disonore e scandalo, ed i servi che abitavano nella Casa hanno fatto nascere degli scandali a causa della loro superbia. Che essi portino quindi degli abiti neri, e se non possono trovarne di questo colore, che si servano di quelli che si usano nella provincia o nel luogo in cui abitano, e di ciò che sarà a disposizione di più vile colore, e di qualche stoffa grossolana secondo la taglia: il dispensatore delle stoffe dovrà essere preciso su questo articolo”.

Esisteva un ordine orientale, situato in Siria, in Iraq e in Persia, che si chiamava “Ordine degli Assassini”. Questi ultimi erano molto legati ai Cavalieri Templari e curiosamente, non solo erano vestiti pressappoco come i Cavalieri Templari, indossando un abito bianco con la cintola rossa, ma addirittura erano organizzati nello stesso modo, secondo la stessa gerarchia. In effetti, l’abito degli Assassini aveva il suo equivalente nel mantello dei Cavalieri Templari ed il rosso della cintola nella croce cucita sul petto dei cavalieri.

Come è stato già detto, la croce rossa sul mantello fu accordata 17 anni dopo il Concilio di Troyes. Il mantello bianco era riservato ai cavalieri ed ai grandi dignitari; gli scudieri e servitori portavano degli abiti bruni (o più frequentemente neri), con una croce bianca. I mantelli dei sacerdoti legati al Tempio erano dello stesso colore nero. L’insieme dell’esercito riproduceva i due colori dello stendardo “Baucéant” di cui parleremo più avanti. I due elementi di maggiore dignità del Cavaliere Templare erano il proprio mantello e le armi, che comunque non gli appartenevano in quanto restavano sempre di proprietà del convento. In caso di mancanza grave contro la Regola, il Cavaliere Templare restituiva alla comunità il suo mantello e le sue armi, poi, come precisato sopra, indossava una cappa senza la croce, con l’interdizione di toccare le armi. L’Ordine affidava il tutto ad un altro fratello così dicendogli: “Caro fratello, abbiate cura delle nostre cose”. Tuttavia, se aveva luogo una battaglia, il fratello penitente poteva riprendere il mantello e le proprie armi. Alla fine del combattimento, se egli era ancora vivo, doveva di nuovo restituire gli oggetti fino a quando non aveva espiato la propria pena. Il mantello restava quindi molto legato alla figura del Cavaliere Templare, e infatti non li si chiamano ancora oggi i “cavalieri dal bianco mantello”? “Nessun fratello che non sia figlio di cavaliere può indossare il mantello bianco…” (art.337).

A tutto ciò si aggiungeva una schiavina” (esclavine), sorta di lungo mantello di colore marrone scuro o nero che fece la sua apparizione dall’inizio del XIII secolo. Munita di un cappuccio e costituita in parte da larghe maniche, essa era aperta sul davanti, dietro e sui lati. I fratelli la utilizzavano per proteggere le selle delle loro cavalcature durante i trasferimenti. Era proibito servirsene come copriletto senza permesso. La “guarnacca” (garnache) fece la sua apparizione all’inizio del XIII secolo. Aperta e assai larga in basso, essa comprendeva un cappuccio e s’infilava dalla testa. Doveva essere in cuoio poiché sono citate nella Regola delle “garnaches de berrie” provenienti dalla selleria, ed è anche fatta menzione di “garnaches à penne” (in pelliccia). Il Cavaliere Templare poteva cederla dopo un anno senza bisogno di chiedere l’autorizzazione. Sulla testa, egli portava un cappello a cuffia in cotone per l’inverno e un cappello di feltro per l’estate. Quando si vestiva, infilava la lunga tunica sopra la camicia. D’inverno, metteva al di sopra di tutto la schiavina o sopraveste, d’estate, indossava una cappa non rivestita di pelliccia.

 Equipaggiamento per la notte e la biancheria per la tavola.

A questi diversi capi di vestiario si aggiungevano l’”equipaggiamento per la notte e la biancheria per la tavola”. La Regola, al capitolo LXX, indica “che si devono fornire i letti, e tutto ciò che può servire per il letto. Noi giudichiamo, a questo proposito, che sia opinione comune che, per quanto riguarda il dormire, ognuno dorma a parte nel proprio letto, eccetto nel caso di una grande necessità. Ciascuno avrà dei letti o dei giacigli secondo il giudizio del Maestro. Ma noi crediamo che un sacco, un materasso e una coperta siano sufficienti. Se a qualcuno mancherà una di queste cose, che abbia un tappeto, e sempre in ogni stagione potrà avere lenzuola di tela. Si dormirà con la camicia e i calzoni, e che ci sia sempre una luce durante il sonno dei fratelli”.  

Il corredo per dormire dei fratelli era composto da un pagliericcio, da due teli (o lenzuola), da una coperta leggera e da una carpette (grossa coperta o copriletto in lana per le stagioni fredde). Questa era di due colori, bianco e nero, colori del Tempio e del gonfalone Baucéant, in quanto i Cavalieri Templari potevano avvolgervisi cavalcando. La carpette di lana poteva servire a coprire il cavallo, ma più spesso il fratello riceveva tante coperte quante erano le bestie che gli erano state assegnate. Durante la notte, la camicia serviva a ricoprire i finimenti del cavallo. Durante gli spostamenti nelle campagne militari, i fratelli sergenti dormivano all’aperto. Invece ogni fratello cavaliere riceveva una tenda (grebeleure)  con un cavicchio per piantare i picchetti. 

Come biancheria da tavola, i fratelli possedevano due tovaglioli o asciugamani: uno serviva per la tavola e per appoggiarvi il cibo, l’altra per la pulizia. Ogni cavaliere riceveva una batteria da cucina composta da un paiolo, un bacile per misurare l’orzo, un setaccio per vagliare il grano, due coppe per bere, due borracce, un mestolo, un cucchiaio, una grattugia e tre paia di bisacce. Durante le campagne tutto ciò che i Cavalieri Templari trasportavano era contenuto in queste sacche o bauli, che avevano ciascuna un contenuto determinato ed erano trasportate dal cavaliere o da uno scudiero. A proposito delle sacche, la Regola dice nel Cap. XL: “Non è assolutamente permesso di avere dei sacchi o bauli chiusi a chiave, ma tutto deve essere visibile perché non si pensi che si possegga qualcosa senza il permesso del Maestro o di colui al quale sono affidati gli affari della Casa”.

I sergenti possedevano lo stesso equipaggiamento tranne il paiolo. La croce del Tempio era cucita sui mantelli, sulle tuniche, sulle cotte d’arme (davanti e dietro) e ricamata su tutti i capi della biancheria in segno di riconoscimento. Il colore bianco restava privilegio dei Cavalieri e tutti gli altri, sergenti e sottufficiali del Tempio, avevano delle tuniche, delle cotte e dei mantelli neri con una croce rossa. Gli scudieri vestivano di grigio (riteniamo scuro) ornata da una croce patente bianca. Il loro armamento era lo stesso, salvo che, di solito, il loro usbergo era di maglie più leggere e sprovvisto di maniche e che le loro brache di ferro non avevano il piede, per facilitare la marcia.

Dopo questo elenco, relativamente importante, i testi proseguono con dei dettagli di minore importanza, ma che regolano le direttive d’ordine pratico e domestico della vita quotidiana. La Regola enumerava ciò che si poteva regalare: una veste guarnacca portata almeno un anno, una vecchia cotta di maglia, un vecchio giustacuore, le vecchie brache o le vecchie camicie, le vecchie uose o calzari, o ancora una lanterna di propria fabbricazione, un pezzo di cuoio o una chevreline (probabilmente un mantello di pelle di capra). Questi doni non erano destinati a chiunque, bensì agli scudieri, i quali non appartenevano realmente al Tempio, ma prestavano servizio a termine. Quando uno scudiero lasciava il servizio di un cavaliere, quest’ultimo, se era soddisfatto di lui, aveva il diritto di fargli dono di una veste indossata da almeno due anni. Per finire si aggiunge che il cavaliere aveva l’obbligo di badare con cura meticolosa alla perfetta manutenzione del proprio equipaggiamento. Egli non poteva apportarvi alcuna modifica, nemmeno accorciare le staffe, né la cintura, né il fodero che custodiva la spada, né la cordicella che serrava le sue brache attorno alla vita, se non con il permesso del suo Commendatario. 

 

Cavalieri Templari (Mantello)

 
 
Cavalieri Templari (Tunica)
 

Cavalieri Templari (Scudo)

 
 

Cavalieri Templari (Spada)

 
 
Cavalieri Templari (Pugnale)
 

Cavalieri Templari (Elmo)

 
 

Cavalieri Templari (Guanto di ferro)

 
 

Cavalieri Templari (Maglia di ferro)

 
 
Gorgiera
 

Cavalieri Templari

 
 
 
Cavaliere Templare con Baucéant
 

Cavalieri Templari (Dama)

 
 

Cavalieri Templari (Gran Maestro con Abacus)

 
 
 
Cavalieri Templari (Gran Maestro)

Cavalieri Templari (Monaco)

 
 

Cavalieri Templari - Monaco guerriero (Miniatura)

 
 
Cavalieri Templari (Sergenti)
 

Cavalieri Templari - Sergente (Miniatura)

 
Cavalieri Templari - Sergente con Baucéant (Miniatura)
 

Cavalieri Templari (Miniatura)

 
 

Cavalieri Templari con Baucéant (Miniatura)

 
 

Cavalieri Templari - Balestriere (Miniatura)

 
Cavalieri Templari - Nel nome della Croce (Illustrazione di Italo Feregotto)
 

Cavalieri Templari in battaglia (Miniatura)

 
 

Cavalieri Templari (Arazzo)

 
 
Cavaliere Templare (Cappella Cressac - Francia)
 
Cavalieri Templari (Capitolo)
 
Cavalieri Templari (Entrata nell'Ordine)
 
Cavalieri Templari (Galeone)
 
Nei campi  A tavola Bancari
 
Imbarco verso la Terrasanta In preghiera
 

Cavalieri Templari in marcia verso la Terra Santa

 
 

Cavalieri Templari in battaglia

 
 
Cavalieri Templari in preghiera dopo la battaglia
 

Cavalieri Templari arrestati

 
 

Cavalieri Templari (Il Processo)

 
L'ultimo capitolo dell'esistenza dei Cavalieri Templari comincia nel 1305 quando un certo De Floryan, venuto in rapporti con un cavaliere estromesso dall'Ordine, chiede ed ottiene un'incontro con Nogaret, primo consigliere del Re di Francia Filippo IV Il Bello.
Nell'occasione De Floryan racconta di strani riti d'ingresso all'interno dell'Ordine e del compimento di atti antireligiosi da parte degli stessi cavalieri.
La sete di rivalsa dello stesso Nogaret nei confronti dell'Ordine per la condanna al rogo del nonno e il desiderio da parte del Re Filippo IV il Bello di appropriarsi delle fortune accumulate dai Cavalieri Templari misero in atto un meccanismo di rivolta internazionale religiosa e politica contro
l'Ordine stesso. Filippo IV il Bello e Nogaret, una volta convinto il Consiglio di stato, diedero l'ordine ai procuratori di Francia di arrestare tutti i Cavalieri Templari.

I capi di accusa furono quelli di aver rinnegato il Cristo, di aver sputato sulla Croce, di praticare la sodomia e di adorare un idolo dalla testa barbuta chiamato Bafometto (probabilmente un'immagine raffigurante Gesù Cristo).
Il Grande Inquisitore di Francia Guglielmo d'Imbert procedette agli interrogatori, e i suoi aguzzini cominciarono a torturare tutti quei Cavalieri Templari che si ostinavano a negare ogni accusa.

Papa Clemente V si fece sentire criticando in maniera decisamente velata l'operato del Re Filippo IV il Bello che, dal canto suo, era già in possesso di una grande quantità di confessioni firmate sotto giuramento (e sotto tortura) da parte dei cavalieri, compresa quella del Gran Maestro Jacques de Molay. Vista la situazione a Clemente V non rimase che ordinare l'arresto dei Cavalieri Templari in tutto il territorio europeo.
Solo in Germania e in Portogallo venne rispettata l'autorità dell'Ordine e conseguentemente prosciolto da ogni accusa. Il Papa Clemente V, il 12 agosto del 1308 destituì i tribunali
civili sostituendoli con tribunali ecclesiastici formati da Vescovi, condannando di fatto i Cavalieri Templari.

Infatti la sede del tribunale fu collocata a Parigi ormai influenzata dal Re Filippo IV il Bello che pilotò, diresse e minacciò gli stessi vescovi.
Il processo volse al peggio per i Cavalieri Templari e Clemente V con la Bolla del 3 aprile 1312 emanata al Concilio di Vienna soppresse l'Ordine e tutte le sue istituzioni.
Decise di affidare i beni e le proprietà dei Cavalieri Templari ai Gerosolimitani, in seguito tassati all'inverosimile da Filippo IV il Bello per le spese sostenute per il mantenimento dei Cavalieri Templari in carcere.

Il processo ai singoli imputati diede libertà agli innocenti, il carcere a vita a chi si ostinava a negare le accuse e la condanna a morte per i colpevoli dichiarati.
A queste decisioni si ribellò il Gran Maestro Jacques de Molay che ritrattò la sua colpevolezza accusando di corruzione lo stato francese e inneggiando alla purezza di tutte le azioni dei Cavalieri Templari.
Prima di morire sul rogo chiese al suo boia che gli fossero slegate le mani per giungerle in preghiera.
Arso vivo alle spalle di Notre Dame de Paris si dice che il suo mantello non venne consumato dalle fiamme.
Lo stesso anno morirono sia il Papa Clemente V che il Re Filippo IV il Bello.

 

Cavalieri Templari al rogo

 
 
Cavalieri Templari - Rogo (Biblioteca Municipale - Besancon - Francia)
 
Cavalieri Templari - Rogo (British Museum - Londra - Inghilterra)
 
Cavalieri Templari - Rogo con Filippo IV il Bello
 

Cavalieri Templari (Lapide)

 
 
Cavaliere Templare (Statua)
 
Cavaliere Templare (Statua del XIII secolo - Musueo Poitiers - Francia)