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EUGENIO III |
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(Bernardo Paganelli di Montemagno di Pisa; 18 febbraio 1145 - Tivoli, 8 luglio 1153), fu Papa dal 1145 alla sua morte. Eugenio III
Viterbo (Stemma) Roma in mano ai facinorosi vide devastate le abitazioni di prelati e cardinali, ed assaltati i pellegrini. Arnaldo da Brescia, grande oppositore del potere temporale dei Papi, fece istituire la vecchia costituzione romana ed abolire la carica di prefetto pontificio, sostituito dalla carica elettiva del "Patrizio" di Roma nella persona di Giovanni Pierleoni parente dell'antipapa Anacleto II. Eugenio III non tardò a scomunicare Giovanni Pierleoni. Nello stesso tempo chiese aiuto a Tivoli e alle altre città intorno a Roma. Forse spaventati da un'imminente interdizione su tutta la cittadinanza e forse perché l'isolamento intorno a Roma cominciava a creare problemi, i repubblicani chiesero un accordo con Eugenio III. Nel dicembre 1145 si giunse ad un accordo verbale nel quale i repubblicani si impegnavano a sospendere la carica di "Patrizio" e a riconoscere l'autorità pontificia, mentre Eugenio III si impegnava a riconoscere il Comune ed il Senato sotto il suo vassallaggio. A Natale di quell'anno Eugenio III tornò a Roma. Arnaldo da Brescia durante il soggiorno di Eugenio III a Viterbo, vi si era recato mostrandosi pentito ed ossequioso, e successivamente poco dopo l'ingresso di Eugenio III a Roma, anch'egli fece il suo ingresso a Roma in modo penitenziale. Ma in poco tempo i suoi sermoni e le sue invettive contro i possedimenti materiali degli ecclesiastici aizzarono i cittadini incolti ed i repubblicani contro la Chiesa e Eugenio III, e fecero schierare anche alcuni esponenti del basso clero con i repubblicani. Il malcontento crebbe sempre più ed Eugenio III decise di lasciare Roma nel marzo 1146, non avendo, tra l'altro, voluto accettare un patto traditore contro Tivoli, città che lo aveva subito appoggiato. Restò per qualche tempo a Viterbo, e quindi si portò a Siena, ma alla fine andò in Francia. Poco tempo prima a Viterbo il 1 dicembre 1145 Eugenio III, avendo avuto la notizia della cattura di Edessa da parte dei Turchi, aveva indetto la Seconda Crociata scrivendo direttamente al re di Francia Luigi VII ed esortandolo a partecipare. In una grande dieta tenuta a Spira nel 1146 l'imperatore Corrado III, e molti dei suoi nobili, furono incitati dall'eloquenza di San Bernardo da Chiaravalle ad impegnarsi nella Crociata. Eugenio III tenne dei sinodi nell'Europa settentrionale: a Parigi, Reims, e Treviri, nel 1147 e nel 1149, che furono dedicati alla riforma della vita clericale. A Parigi il 22 aprile 1147 prese parte al Capitolo Generale dei Cavalieri Templari. Egli tenne in considerazione e approvò il lavoro di Ildegarda di Bingen. Partiti gli eserciti per la Seconda Crociata, Eugenio III si decise a visitare numerosi monasteri. Il 16 giugno 1148 fu a Vercelli. Da qui si portò a Viterbo. Poi chiese aiuto al re normanno Ruggero II di Sicilia e riuscì grazie al suo aiuto a rientrare a Roma. Da qui il 28 ottobre 1149 scrisse una lettera all'Imperatore Corrado III, appena rientrato dalla deludente Seconda Crociata, affinché scendesse in Italia per aiutarlo contro i repubblicani. Poco tempo dopo Eugenio III lasciò di nuovo Roma per Viterbo. Anche i repubblicani romani chiesero aiuto a Corrado III, contro Eugenio III ed i normanni che lo aiutavano. Corrado III rispose ad entrambi i contendenti in modo cortese e disponibile ma non si mosse. Corrado III morì il 15 febbraio 1152; e ad Aquisgrana fu eletto Imperatore Federico I Barbarossa, ed incoronato il 9 marzo 1152. Nello stesso anno a Roma i repubblicani approvarono una nuova costituzione nella quale il potere venne ripartito fra due consoli, mentre il senato venne ampliato a cento senatori. A questo punto alcune famiglie nobili più vicine a Eugenio III riuscirono a convincere molti cittadini che l'uomo giusto per riportare la pace in città era comunque proprio Eugenio III. Fu così che nel dicembre del 1152 Eugenio III poté rientrare a Roma. Tutta Roma omaggiò l'ingresso del pontefice, mentre i repubblicani si divisero tra moderati ed intransigenti; i primi pensarono a dare la signoria di Roma all'Imperatore Federico I Barbarossa, gli altri furono invece contrari. Nel marzo 1153 i legati pontifici stipularono un trattato con Federico I Barbarossa a Costanza (Patto di Costanza) nel quale si stabilì di riportare Eugenio III alla guida di Roma, di cacciare dall'Italia definitivamente i bizantini, di non stipulare la pace né con i repubblicani romani né con i normanni nel sud Italia. Gli ultimi mesi furono trascorsi da Eugenio III in attesa della discesa di Federico I Barbarossa in Italia, ma la morte lo colse a Tivoli l'8 luglio 1153. Tivoli - Cartina (Antica illustrazione)
Tivoli (Cartina) Tivoli (Antica illustrazione)
Tivoli - Cascate (Antica illustrazione)
Tivoli - Cascate - Particolare (Illustrazione di Giovanni Battista Piranesi) Tivoli - Tempio di Vesta (Antica illustrazione)
Tivoli - Villa di Mecenate - Sotterranei - Particolare (Illustrazione di G. Battista Piranesi) Tivoli - Villa di Mecenate - Cascate (Antica illustrazione) Tivoli - Ponte Lucano e Sepolcro della Famiglia Plauzia (Antica illustrazione)
Tivoli - Tempio della Tosse (Antica illustrazione)
Tivoli (Stemma) Anche se i cittadini di Roma si dimostrarono contrari agli sforzi di Eugenio III nell'affermare la sua autorità temporale, essi furono sempre pronti a riconoscerlo come loro guida spirituale, e riverivano profondamente il suo carattere personale, mite e sostanzialmente pio. Di conseguenza gli tributarono solenni onoranze funebri e il suo corpo venne sepolto in Vaticano. La sua tomba ben presto acquisì una fama notevole, si narra, anche per delle prodigiose guarigioni ottenute per sua diretta intercessione. Un mese dopo la sua morte il 21 agosto, morì anche il suo amico e maestro San Bernardo da Chiaravalle, anch'egli in fama di santità. Il culto tributatogli come beato “ab immemorabilis” venne approvato da papa Pio IX il 3 ottobre 1872. Fu beatificato nel 1872 da Papa Pio IX. Eugenio III (Stemma)
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